Giornata che dedichiamo alla mobilità quest’oggi, non per accanimento nostro ma dovendo prendere atto di una realtà che a Roma ormai ha abbondantemente sconfinato nel surreale.

 

Era marzo di quest’anno quando riportando una foto dei vertici della mobilità cittadina ripresi sorridenti ad inaugurare il ripristino dei filobus (che poi pare abbiano fatto anche loro una finaccia, magari ci torneremo) chiedevamo agli stessi se non si vergognavano ad essere amministratori di una città che nel 2017 è costretta a deviare il percorso di un autobus per una banale sosta d’intralcio.

Ovviamente nessuno dei suddetti si degnò di una risposta e men che meno di intraprendere qualche azione che a quella vergogna ponesse fine in termini ragionevoli.

 

A distanza di sette mesi torniamo a riproporla quella domanda, perché la vergogna di dover deviare una linea di trasporto pubblico solo perché qualche automobilista imbecille parcheggia male la propria autovettura a Roma è un fatto che si ripete quotidianamente (grazie a @battaglia_persa per ricordarlo continuamente):

 

 

LineaDeviata

 

Ma che perde tempo a fare a blaterare del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile l’assessore Meleo se in oltre un anno di mandato non è riuscita neanche a risolvere il più banale dei problemi, ossia difendere le linee di trasporto pubblico dall’ultimo degli stupidi automobilisti!

Che razza di credibilità può avere una che straparla di mirabolanti funivie e non riesce a mandare uno straccio di carro attrezzi a rimuovere i veicoli in sosta d’intralcio.

 

Lo stesso dicasi del Sindaco Raggi: con che credibilità chiede miliardi su miliardi al Governo se non è capace di risolvere, o far risolvere, il più banale dei problemi.

 

Ed in questo j’accuse non possiamo non prendercela con il pur ottimo presidente Stefàno. Sappiamo bene che lui da solo non può sopperire alle tragiche mancanze del resto dell’amministrazione, ma questo è un punto dirimente e non può continuare a dire che qualcuno forse ci sta lavorando (benché a Stefàno va almeno dato atto che alle domande risponde, praticamente unico nel panorama dell’amministrazione attuale). È perfettamente inutile progettare corsie preferenziali e ciclabili leggere se poi non si riesce ad evitare che qualcuno le blocchi con il proprio veicolo.

Prenda in mano questo problema il presidente Stefàno e lo metta in cima alla sua lista delle cose da fare. Solo così avremo qualche speranza che esso vedrà una decente soluzione in tempi non biblici.

 

Nella lista dei colpevoli dell’altro post c’era l’allora amministratore unico di ATAC, Manuel Fantasia, nel frattempo caduto in disgrazia ed avvicendato senza neanche un ringraziamento di facciata.

A questo giro ci troviamo Paolo Simioni a capo dell’ATAC (chissà quanto durerà in carica costui) e quindi ci è d’obbligo di farla anche a lui una domanda: “come pensa il presidente di ATAC di poter parlare di piano industriale e speranze di salvare l’azienda che guida se basta qualche stupidotto di automobilista per interrompergli il percorso delle linee?

Al Sole 24 ore gli hanno fatto una bella intervista, peccato non poterci inserire anche una domanda relativa alla vergogna delle linee interrotte dalla sosta selvaggia. Magari Sirmioni non lo sa che queste cose a Roma accadono quotidianamente e chissà che se lo sapesse non potrebbe pensarci lui a difendere il percorso dei propri autobus, preso atto della totale incapacità del resto dell’amministrazione.

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2 risposte

  1. Vicino casa mia ci sono dei posti auto che di giorno vengono adibiti a spazi per bancarelle. Ogni tanto capita che qualche distratto automobilista dimentichi l’auto in sosta, nel giro di non più di mezz’ora, allertati dai bancarellari si presentano i vigili ed un carro attrezzi ed è una cosa che capita spesso! Chissà come mai?

    1. E certo. Quando la sosta intralcia una cosiddetta “attività commerciale” diventa intollerabile. Nulla di nuovo sotto il sole, è stato sempre così. Solo che allora ci si chiede a che serviva cambiare amministrazione. Forse solo a dare un lavoro ai troppi miracolati grillini.

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