La trappola (burocratica) di via Pezzana: un anno per l’avvio dei lavori

La strada, chiusa per un crollo da dicembre '19, non riaprirà prima della primavera del '21. I residenti: noi isolati e abbandonati

 

 

Via Pezzana. Mentre scattiamo le fotografie in un caldo pomeriggio d’agosto, si avvicina una signora anziana col suo cane: “Qui passava l’autobus e per me era l’unica possibilità di raggiungere mia figlia che abita distante. Adesso o viene lei a trovarmi o sono costretta a restare confinata per chissà quanto tempo ancora”.

Il tempo! E’ proprio questa la variabile dei lavori pubblici nella capitale. La signora, ormai avanti con gli anni, sente di avere poco tempo e lo vuole vivere pienamente senza perdere le poche occasioni che ancora la vita le concede. Il Comune invece, memore della lunga storia urbana di Roma, iniziata nel 753 a. C., se la prende comoda, come se i secoli dovessero essere eterni.

L’11 dicembre del 2019 una frana distrusse il muro di contenimento tra villa Ada e via Pezzana. Da allora la strada è chiusa e già dopo poche settimane fummo facili profeti mentre domandavamo retoricamente quanto tempo sarebbe durato il blocco alla circolazione. Oggi, a distanza di sette mesi, si ha un’idea di massima. L’avvio dei lavori è previsto per novembre o dicembre. Poi almeno tre mesi di cantieri e si arriverà facilmente alla primavera del 2021. Chissà se la signora col cane ha la possibilità di aspettare così tanto per tornare alle sue precedenti abitudini. Glielo auguriamo ma quello che fa riflettere è la trappola in cui le istituzioni sono costrette, a prescindere dal colore politico di chi le governa. Senza volercela prendere con il Municipio II, a guida Pd, né col Campidoglio, a guida 5Stelle, questa vicenda deve far riflettere sulle lungaggini che costringono anche il miglior amministratore a sottostare a procedure farraginose.

 

Nel caso specifico il primo ostacolo era rappresentato dal fatto che il crollo riguardava sia Villa Ada (gestione del Comune), sia una strada locale (gestione del Municipio). Le due istituzioni si sarebbero dovute mettere d’accordo per stabilire a chi spettasse lo stanziamento dei fondi. Il Municipio ha risolto prima ancora di attendere il parere del Campidoglio e ha trovato i 750 mila euro necessari.

A quel punto è stato redatto un progetto e sono stati effettuati i carotaggi preventivi ma il progetto è ancora sul tavolo dei tecnici municipali che lo devono esaminare e controfirmare.

Una volta firmato, dovrà essere inviato al Genio Civile che si prenderà almeno tre mesi per l’approvazione e per esprimere le proprie valutazioni tecniche. Ammesso che il progetto non torni al Municipio per integrare le osservazioni del Genio Civile, si dovrà scrivere il bando e poi indire la gara. Anche per questa operazione occorreranno settimane, se non mesi.

Il cantiere durerà diverso tempo dato che verranno piantati nel terreno piloni da 20 metri ciascuno. Poi il collaudo e infine il taglio del nastro che non arriverà prima di marzo/aprile.

Nel frattempo la strada vive un abbandono totale. Le transenne e le reti pollaio sono cadute, i rifiuti sono ovunque e l’assenza di traffico la rende appetibile dai ladri. Un residente ci guarda sconsolato come per farci capire che non crede neanche ai tempi che gli abbiamo appena elencato.

I passaggi presso gli organismi pubblici sono necessari ma davvero i tempi devono essere così lunghi? Forse i tecnici del Municipio non sono in numero sufficiente per far fronte alla mole di lavoro, oppure non hanno la competenza per dare il via libera ad un progetto complesso e attendono l’aiuto di un esterno. Forse il Genio Civile può essere consultato nel contempo della realizzazione del progetto e magari può esprimere le sue valutazioni durante la stesura dei disegni e non necessariamente dopo. Insomma vi sono certamente dei metodi per rendere più veloce ed efficiente la macchina, dato che negli altri paesi europei per risistemare una strada franata ci si impiega mediamente la metà del tempo. Lo dice il sesto Rapporto sui Tempi di Attuazione delle Opere Pubbliche in Italia secondo il quale la media per la realizzazione di un’opera nel nostro Paese è di 4,4 anni.

Prendendo ad esempio una grande opera di trasporto pubblico di analoga entità, dal momento della sua ideazione all’entrata in servizio in Spagna trascorrono 17 anni. In Italia 33!!

Non cambia per le piccole opere di riqualificazione, come quella di cui vi parliamo oggi, che hanno tempistiche assai più lunghe senza in cambio offrire una qualità maggiore.

E’ su questo che si deve lavorare per rendere più snelle le procedure mentre i lavori devono restare sicuri e controllati. Perché il fattore tempo è essenziale non solo per la signora anziana di via Pezzana che vorrebbe tornare a prendere il bus prima che le forze smetteranno di assisterla.

 

 

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