Come saprà chi ci segue da tempo, ogni tanto facciamo un salto in Campidoglio per vedere se almeno lì dove ha sede la Casa Comunale si riescono a far rispettare le norme del codice della strada, quelle norme che in tutta la città sono da tempo immemore dei semplici suggerimenti, la cui violazione comporta solo in casi rarissimi una sanzione (peraltro trascurabile).

Il nostro ultimo sopralluogo risale al febbraio di quest’anno e nell’area del Campidoglio trovammo numerosi veicoli in sosta selvaggia, oltre che diversi segnali di degrado che non ci aspetteremmo di trovare sull’uscio dell’ufficio del Sindaco.

Ecco quello che abbiamo trovato qualche giorno fa.

 

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Moto in sosta vietata

 

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Auto in sosta vietata

 

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Auto e furgone in sosta vietata

 

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Auto lasciata in mezzo alla strada (e in sosta vietata)

 

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Auto in sosta vietata davanti all’Avvocatura (occhio alla testolina del vigile che si intravede dietro l’auto a sinistra)

 

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Moto in sosta vietata e vigile troppo impegnato a parlare al telefono

 

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Moto che ostruiscono un passaggio pedonale

 

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Auto e furgone in sosta in piazza del Campidoglio

 

 

Anche questa volta oltre alla sosta selvaggia mostrata dalle foto precedenti, abbiamo rilevato diversi elementi di degrado che non ti aspetteresti proprio sul Campidoglio.

 

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Cartello sparito?!?

 

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Cartello abbattuto

 

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Palo senza più il segnale

 

 

Va detto che una situazione simile l’avevamo rilevata anche ai tempi del Sindaco Marino e del Commissario Tronca, segno di un degrado che ha radici antiche. Però da un’amministrazione che a parole sembrava aver fatto della legalità il fulcro della propria azione ci saremmo aspettati qualche segnale concreto almeno lì dove dovrebbe essere più facile intervenire.

Sul colle del Campidoglio sono in servizio moltissimi agenti della Polizia Locale ogni giorno e dovrebbe essere per loro un gioco da ragazzi convincere automobilisti e motociclisti a rispettare la segnaletica presente, solo che qualcuno gli ordinasse di farlo. Inoltre la stragrande maggioranza dei veicoli in transito e sosta sul Campidoglio sono di dipendenti comunali, ai quali basterebbe dare indicazioni chiare che non si tollerano più illegalità per convincerli a cambiare registro. Ma evidentemente nessun intervento è stato fatto né nei confronti dei vigili né rispetto ai dipendenti comunali.

 

A fronte di una situazione sostanzialmente immutata, vogliamo però segnalare due elementi che farebbero pensare ad un primissimo passo avanti. Si tratta di un paio di posti che tutte le altre volte avevamo trovato ingombri di veicoli e moto e che questa volta si sono presentati in regola.

 

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L’area di sosta per le bici, che le altre volte avevamo sempre trovato occupata da auto o moto

 

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La carreggiata prospiciente i Dioscuri, che ogni volta era ingombra di auto e moto in sosta

 

C’è solo la presenza del nastro giallo della Polizia Locale che ci fa sorgere il dubbio che si tratti di situazioni temporanee, per cui cercheremo di tornarci nel prossimo futuro per verificare se questo passo avanti è stato fatto o ci siamo illusi ancora una volta.

 

 

Chiudiamo ricordando che l’ultima volta che abbiamo pubblicato un pezzo come questo abbiamo ricevuto commenti farneticanti dove si provava a dimostrare che in fondo certa segnaletica è interpretabile e che la nostra era una “…logica binaria, tipica di una mente che si nutre di semplificazioni per decodificare la realtà“.

E ancora: “Il concetto di legalità afferisce a campi del sapere diversi, irriducibile alla dicotomia giusto/sbagliato di cui è impermeata la sua logica primitiva.
Dovrebbe sapere che esistono università che insegnano diritto prorio perché la legalità è un sistema complesso. Ed è faccenda seria che non si presta a speculazioni del primo venuto che, credendosi moralizzatore, semplifica e pontifica.

 

Insomma, voli pindarici, per non dire emerite idiozie, il tutto per cercare di giustificare l’incapacità di far rispettare le norme più elementari neanche lì dove dovrebbe essere più semplice.

Siamo in fervida attesa di tornare a sentire certi soloni che invece di pretendere il minimo sindacale dai propri riferimenti politici passano il tempo a giustificarli con motivazioni sempre più sconclusionate.

 

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