La sfida Raggi-Giachetti sulle cose concrete

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Grafica “Il Messaggero”

 

 

PARTITO DEMOCRATICO AL 17,20%. Partiamo dai numeri:la lista del Pd arriva appena a 200mila voti, esattamente la metà del M5S che supera di slancio i 400mila. Nel 2013 il solo Pd superava il 26% e l’intera coalizione a sostegno di Marino il 42. E’ valsa la pena fare cadere il Sindaco, perdere la maggioranza assoluta in Campidoglio, mostrarsi dilaniati dopo l’ignobile firma dal notaio?

Finalmente Matteo Renzi e il gruppo dirigente del partito sembrano porsi la domanda mentre durante la crisi della giunta Marino erano sordi ad ogni appello. Eppure non ci voleva un veggente per prevedere che la città non li avrebbe perdonati. La figura di Giachetti, col suo passato radicale, è riuscita a fare il miracolo di raggiungere il ballottaggio. Ma le sue speranze di battere il M5S il prossimo 19 giugno sono molto scarse.

Giachetti ha però una grande responsabilità e cioè quella di sfidare la Raggi sul terreno delle cose concrete. Dalla sua, il candidato Pd ha un programma ben scritto e idee abbastanza chiare su diversi problemi di Roma. Portare il dibattito sul futuro degli immobili abbandonati (l’ex Fiera di Roma, i depositi Atac), sulla Metro C, sul ciclo dei rifiuti, sulle riforme da completare (cartelloni) e su quelle da avviare (ambulantato), potrebbe stanare i grillini e costringerli a prendere posizione. Giachetti potrebbe perdere ma con onore, lasciando un segno che i cittadini potrebbero valutare positivamente.

Nella sua coalizione purtroppo occorre registrare due cattivi risultati: la scarsa percentuale dei Radicali (malissimo l’esclusione di Riccardo Magi dal consiglio comunale) e la discreta affermazione di alcuni consiglieri che firmarono le dimissioni dal notaio. Ci torneremo.

 

Raggi e Giachetti

 

M5S FORZA DI GOVERNO? Luigi Di Maio lo ha ripetuto diverse volte: il nostro voto non è di protesta, la gente vuole che governiamo. A Roma più che mai c’è bisogno di un Sindaco autorevole e capace e adesso che Virginia Raggi ha altissime possibilità di diventare prima cittadina il suo primo compito è dimostrarlo.

A nostro avviso la gran parte degli elettori ha scelto M5S per segnare una svolta, per dare una lezione agli altri partiti ma non ha grande fiducia nelle capacità della squadra pentastellata. Roma, però, non può permettersi di vivacchiare per altri 5 anni. Servono soluzioni concrete.

I 13 giorni che mancano al ballottaggio dovrebbero essere usati da Virginia Raggi per dimostrare di essere davvero pronta. In primo luogo tiri fuori la famosa giunta che sta promettendo da settimane. Pare che i grillini abbiano ricevuto parecchi no da personaggi autorevoli che non sarebbero convinti del progetto troppo fumoso e indefinito. Il rischio di una giunta stiracchiata va sventato.

Un altro segnale importante potrebbero darlo sui dipendenti Atac. Dopo averli indicati come povere vittime della politica corrotta, perché non condannare gli 820 autisti che hanno disertato il lavoro domenica con la scusa di fare i rappresentanti di lista al seggio lasciando a terra migliaia di passeggeri? Perché non mostrare che il vento nuovo deve soffiare per tutti magari suggerendo di non ripetere la fuga di massa dal lavoro per il giorno del ballottaggio?

C’è poi la grave lacuna del programma sul decoro, una delle vere emergenze romane che non viene affrontata negli 11 punti indicati dal MoVimento. Ne abbiamo già parlato nei giorni scorsi, segnalando quanto fosse negativo come segnale. Nelle prossime ore invieremo ai dirigenti 5stelle romani un documento con molti consigli utili e vedremo se sapranno farne tesoro.

Insomma, è ora che Raggi e i suoi tirino fuori le idee vere e non solo le generiche affermazioni che hanno caratterizzato la loro campagna. Perché – come diceva Benedetto Croce – l’onestà deve coincidere con la capacità politica.

 

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2 Commenti

  1. MR Fixit

    E’ valsa la pena fare cadere il Sindaco, perdere la maggioranza assoluta in Campidoglio, mostrarsi dilaniati dopo l’ignobile firma dal notaio?”

    Dai però finiamola con queste affermazioni. A parte Marino non vi viene dietro nessuno !!!
    Il PD è stato annientato in periferia e qui deve ringraziare proprio il marziano da sempre estraneo ai problemi di Roma.
    Nel centro storico ha battutto i 5 stelle nettamente.

    Senza nulla togliere alle vostre analisi, penso capirebbe anche un bambino!

    PS
    il pd ha raggiunto il ballottaggio per la divisione del centro destra. Semmai bisognerebbe chiedersi se è stato voluto.

  2. lor

    Il fatto che il PD e la sua vecchia nomenclatura resistano -sebbene con grande fatica- solo nel centro storico della città, notoriamente abitato ormai solo da romani benestanti, segnala l’enorme e colpevole distacco che esiste fra i vari Orfini, Giachetti, Alfonsi ecc. e la città ed i suoi abitanti.
    Il Centro Storico raccoglie un’elite numericamente e socialmente racchiusa in se stessa che ignora il resto della città ed i suoi problemi.
    Quando si perdono le periferie, politicamente, economicamente e socialmente, il destino della città è segnato.
    E la responsabilità politica del PD per questo disastro è enorme: Giachetti non è grado di sostenerla e di fare ammenda, non fosse altro perchè ha riproposto gli stessi soggetti che ne sono stati i primi responsabili.
    Il M5S è in grado di rammendare questo strappo?
    E’ in grado di attuare programmi concreti ed incisivi per riannodare i fili spezzati fra centro e periferie?
    Se la Raggi rispondesse alle 12 domande che Carteinregola ha sottoposto ai candidati e che riguardano non solo l’urbanistica in sè, ma le funzioni ed i rapporti fra le varie parti della città, forse avremmo un’idea più precisa di cosa il M5S vuole fare….. sempre che lo sappia cosa vuole fare…..

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