La Roma della Raggi raccontata attraverso una piccola storia

Fotocronaca di una riparazione che non è mai arrivata. La testimonianza di un cittadino romano che descrive con lucidità questi anni

Riprendiamo il post pubblicato su Fb da un sagace osservatore della realtà romana. Guardate le fotografie e leggete il testo. Non mancherà di farvi ridere e amareggiare allo stesso tempo.

 

 

Mi chiedono sempre, gli amici di fuori, come sia la Roma della Raggi. Si può affrontare l’argomento, e lo spaventoso declino della città in mille modi, tutti ugualmente veri e validi. Oggi farò microstoria, analizzando un piccolo dettaglio in 5 foto.

Prima foto: siamo nel luglio del 2016, la Raggi è stata appena eletta e sostiene che il vento stia cambiando. La ringhiera che vedete non lo sa, ma il vento sta cambiando anche per lei. Siamo in una strada trafficata del centro, vicina al Colosseo, e quella ringhiera delimita una fermata di tram e autobus. Come si vede, è ancora in piedi e a posto.

Foto 2. E’ passato un anno. In questi mesi qualcuno ha preso in pieno la ringhiera e l’ha deformata. E’ rimasta in questo stato per parecchio tempo sino a quando qualcuno non si è reso conto che quel metallo piegato e appuntito poteva ferire qualcuno. Senza contare il rischio che la ringhiera parzialmente abbattuta cedesse e finisse sulla strada.

Foto 3. Nel corso dell’anno (siamo nel 2018) qualcuno ha provveduto a togliere la ringhiera contorta e pericolosa. Inutile dire che di sostituirla non se n’è parlato.

Foto 4: estate 2019. Idem come sopra.

Nel corso del 2019, però, qualcuno deve aver pensato che, forse, quella ringhiera un qualche scopo ce l’aveva. Per esempio prevenire incidenti. Si dev’essere chiesto, l’anonimo pensatore, cosa potrebbe succedere se un mezzo qualunque, imboccando la preferenziale centrale, sbagliasse manovra e salisse sul marciapiede della fermata, magari quand’è affollata. E, si sarà chiesto, l’anonimo, se poi il guidatore fosse uno bravo a bowling? Strike assicurato. Meglio correre ai ripari.

Foto 5, di oggi. Installato pollaio nei mesi scorsi. Chiamasi pollaio quell’arredo urbano di plastica arancione sorretto da tondini piantati nel cemento. Si tratta, insieme ai cinghiali, del più cospicuo cambiamento intervenuto nell’ambiente cittadino negli anni della Raggi. In genere, nel resto del mondo, il pollaio indica uno stato transeunte tra un prima (inizio lavori) e un dopo (fine lavori, rimozione del pollaio). A Roma, invece, indica uno stato di fatto semipermanente di precarietà. Un dire “guardate qui c’è qualcosa che non va, fate attenzione”. Messo il pollaio sono tutti contenti. I responsabili della sicurezza sanno che non potranno più essere chiamati in causa in caso di incidente: loro l’avevano messa la segnalazione di pericolo (il pollaio, appunto). Coloro che dovrebbero, da oltre tre anni, riparare la ringhiera hanno la coscienza tranquilla: si segnala al mondo che loro, i tecnici, sono a conoscenza del problema. E questo basta: la riparazione, ovviamente, è un optional.

Come finiscono, passati alcuni anni, queste storie? In due modi. Si procede alla riparazione o no. Nel primo caso compare un post su Facebook della Sindaca Raggi che comincia in genere con: “Voglio darvi una buona notizia” proseguendo che, dopo anni di incuria, si è finalmente riusciti, grazie a loro, ai 5 stelle, a riparare la ringhiera. Si accodano post di grillini abitanti a Siracusa o Pordenone che la esaltano come la migliore sindaca di Roma da sempre e che se non ci fosse lei………. Questi vengono rapidamente soverchiati da cittadini romani che li prendono a insulti sino a che i primi, quelli di Siracusa o Pordenone, non accusano i cittadini romani di essere al soldo delle mafie e dei Casamonica. Oppure la (molto eventuale) riparazione viene annunciata dall’assessora competente che, in quel caso, sempre su Facebook, annuncia che si è recata in loco con il capo del dipartimento A, quello B e quello F, accompagnati dall’ingegnere Rossi, l’Architetto Bianchi, l’ambasciatore del Turkmenistan e personalmente hanno verificato e controllato i lavori.

Secondo caso, non si procede a riparazione. A quel punto la Raggi, sempre con un post Facebook esaltato da Lecce ad Aosta, chiede un secondo mandato per terminare le opere intraprese nel corso del primo.

Jack Daniel

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Una risposta

  1. In caso di mancata riparazione, di regola dopo alcuni mesi, il pollaio si trasforma in un ancora più pericoloso groviglio di tondini di ferro e plastica riempito di immondizia.

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