La rivoluzione di Cafarotti sui cartelloni rischia di bloccare tutta la riforma

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Chi ci segue da tempo sa quanto questo sito e quello precedente – bastacartelloni del quale abbiamo ereditato parte dei contenuti – abbia lottato per una cartellonistica pubblicitaria più moderna, più decorosa e a servizio della città. La riforma approvata nel 2014 per volere dell’ex assessore Marta Leonori non è mai stata applicata sebbene sia praticamente pronta e richiederebbe solo la preparazione dei bandi di gara.

Secondo quella riforma, il numero di impianti pubblicitari a Roma si ridurrebbe drasticamente senza però ridurre l’incasso per il Campidoglio, che anzi verrebbe raddoppiato. Nel contempo, prevede che i cittadini possano godere di servizi finanziati dalla pubblicità su strada, primo tra tutti il bike sharing.

Nella convizione che la giunta 5Stelle avrebbe dato impulso al nuovo Piano Regolatore della pubblicità (Prip) approvato anche col voto dei grillini nella scorsa consiliatura, abbiamo prima atteso con pazienza e poi abbiamo provato a sollecitarne l’iter con un convegno che organizzammo nel giugno del 2017. Da allora pochissimi sono i passi avanti compiuti, se non l’approvazione formale dei piani di localizzazione (i piani che stabiliscono strada per strada dove potranno essere installati i cartelloni).

La novità di queste settimane arriva dall’aula consiliare. Davide Bordoni di Forza Italia (che fu assessore durante la giunta Alemanno e fu uno dei principali responsabili del fenomeno del cartellone selvaggio) ha presentato un’interrogazione all’attuale assessore alle Attività Produttive Cafarotti. In sostanza ha chiesto se siano state convocate le imprese pubblicitarie e cosa si intenda fare di una riforma che – dice Bordoni – “non è più rispondente alle esigenze della città“.

Carlo Cafarotti

 

La risposta di Cafarotti è stata pubblicata nei giorni scorsi dal sito romano di Vas Verdi Ambiente Società che ha ottenuto il verbale ufficiale della seduta. Da quanto si legge, l’assessore sta predisponendo l’ennesima rivoluzione che con ogni probabilità porterà all’ennesimo rinvio della riforma. Scontentando così i cittadini ma anche alcune imprese del settore. Vediamo allora quali sono le intenzioni di Cafarotti.

Via il bike sharing. Uno dei cardini della riforma del 2014 era la possibilità di destinare un numero limitato di impianti (circa 8.000 metri quadri di superficie espositiva) al finanziamento di un servizio di biciclette condivise. In sostanza chi si sarebbe aggiudicato in esclusiva quegli impianti, in cambio avrebbe offerto gratis alla città il bike sharing. L’assessore ha invece deciso che il sistema di bike sharing finanziato dalla pubblicità è fallimentare. Non si sa su quali basi sia arrivato a queste conclusioni dato che in tutte le città di Italia e d’Europa funziona proprio così. Fatto sta che afferma di “aver rivisto i lotti in considerazione che il lotto prevalente fondato sulla fornitura del bike sharing a postazione fissa è ormai non più attuale dopo le fallite sperimentazioni in questi anni e l’evolversi del servizio medesimo nella forma del flusso libero“. Queste affermazioni sono davvero sorprendenti in quanto dicono il contrario di quello che si sta verificando in tutto il mondo. Non solo il bike sharing a postazione fissa resta l’unico affidabile tanto che Parigi ha deciso di rinnovare per altri 10 anni il servizio, ma è proprio il flusso libero ad aver dato pessima prova. Roma ne è l’esempio dato che ben 3 operatori sono falliti e si sono ritirati. E in città vediamo le bici abbandonate e vandalizzate ovunque.
Dunque questa posizione dell’assessore va motivata meglio. Altrimenti sembra solo una presa in giro.

Nuovi impianti a led. A Bordoni che chiede se si vogliano rivedere i formati dei cartelloni perché quelli precedenti sarebbero superati (!), Cafarotti risponde che i formati resteranno uguali ma che verranno aggiunti gli impianti a led e qui precisa che sta mettendo a punto una delibera che conterrà diverse novità e che dovrà quindi poi seguire il normale iter e essere approvata in Commissione e dall’Assemblea capitolina.

Dunque nuovi lotti (dato che si elimina quello del bike sharing), nuovi impianti e nuovo iter della delibera significa rinviare tutto a chissà quando nonostante la riforma sia pronta e la stessa giunta 5stelle l’avesse confermata nel novembre del 2017 quando approvò i piani di localizzazione. In sostanza hanno cambiato idea, senza capire che ad ogni atto corrisponde una conseguenza. Eliminando il bike sharing si dovranno cancellare gli impianti speciali che erano ad esso destinati. Quindi vorrà dire ridisegnare la distribuzione dei cartelloni e delle superfici.

Insomma un gran caos che onestamente non serve a nessuno, se non a rinviare per l’ennesima volta un atto che la città aspetta da anni.

 

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