IgnazioMarino

Finisce con le dimissioni di Marino poco dopo le 19.00 l’ennesimo indecoroso spettacolo organizzato nell’arena romana: un Sindaco attaccato da settimane da sempre più nemici (e sempre più famelici) che ha tentato una difesa disperata continuando ad arroccarsi sulle sue solitarie posizioni.

Noi abbiamo sempre cercato di avere un atteggiamento laico nei confronti di Ignazio Marino, riconoscendogli discontinuità importantissime per la città di Roma, ad esempio sull’AMA, sull’ATAC, sulla Polizia Locale Roma Capitale. Ovviamente abbiamo fin dall’inizio apprezzato in particolar modo l’impegno sulla questione cartelloni, con l’avvio di un percorso virtuoso, seppur estenuante, che dovrebbe portare la città a livello di una normale capitale europea.

Né abbiamo risparmiato al Sindaco le giuste critiche, sottolineando alcune carenze gravi nell’azione del suo governo, ma sempre con uno spirito costruttivo e propositivo. Lo facemmo ad esempio a giugno di quest’anno, quando tutti lo stavano abbandonando, allorché gli proponemmo di farsi alleati direttamente i cittadini di Roma, che avrebbero ben potuto supplire alla mancanza di appoggio che il PD gli ha sempre riservato. Un’alleanza che però avrebbe dovuto basarsi su risposte immediate che il Sindaco e la sua Giunta avrebbe dovuto dare su una serie di temi riconosciuti “caldi” dagli stessi cittadini.

Purtroppo anche in quell’occasione, come in tante altre, il Sindaco non diede ascolto né a noi, che peraltro ben poco contiamo, né alle tante voci amiche che gli proponevano un cambio di passo per proseguire nella sua azione riformatrice. Ebbene forse è proprio questa la maggior lacuna che Marino ha dato a vedere: l’incapacità di ascoltare le voci che provengono dal basso e che gli prospettano l’entità reale dei problemi. Probabilmente ciò dipende dal timore di non saper discernere le voci “giuste” da quelle che invece hanno interessi personali da promuovere, ma rimane il fatto che in questo modo il Sindaco si è condannato ad un isolamento che alla fine ha pagato caro.

Nel dover quindi constatare che sui temi più importanti, che pur aveva messo in agenda, il Sindaco non è riuscito ad avere l’efficacia necessaria nell’affrontarli, non possiamo non stupirci dell’ennesima campagna mediatica scatenata questa volta su una questione di spese mal gestite. Non che qui si voglia sminuire l’importanza di comportamenti sicuramente censurabili messi in atto da un così alto rappresentante istituzionale (così come fu la storia dell’auto parcheggiata in divieto di sosta: un Sindaco queste cose non le fa, punto!), ma vedere un partito come il PD che si accanisce sul suo Sindaco per queste cose dà la misura di come sia avvelenato il clima politico nella capitale e delle preoccupazioni che occorre avere per il prossimo futuro.

Detta in altri termini, avremmo davvero preferito un dibattito cittadino sui temi che stanno strangolando la città, mentre così assistiamo ad un regolamento di conti su questioni necessariamente secondarie.

Crediamo di condividere con molte persone l’imbarazzo nell’apprendere alcune leggerezze in cui il Sindaco sarebbe incorso, con la comunità S. Egidio e l’ambasciata del Vietnam a smentire sue dichiarazioni firmate, così come quando abbiamo ascoltato il Sindaco addirittura mettere in discussione le dichiarazioni del Papa (non in qualità di capo spirituale ma come capo di stato estero)!?! Ma allo stesso modo non possiamo non manifestare lo sconforto nel prendere atto della fine impietosa dell’esperienza Marino: un’esperienza su cui molti di noi avevano riposto sincere speranze per un cambiamento a Roma.

A dimissione avvenute, non si creda che Roma abbia risolto i propri problemi come qualche solone sta gridando con facilità in queste ore. E’ adesso che vanno riprese alcune questioni interne al PD di cui ci siamo occupati recentemente. Queste dinamiche saranno determinanti nel dopo-Marino e sarà bene che il partito venga finalmente allo scoperto sul suo ruolo e le sue componenti nel panorama romano.

Riguardo gli altri fronti, mentre il M5S continua a mantenersi defilato, senza scoprirsi troppo sui tanti temi caldi della capitale (e con ciò dando l’impressione di non avere grandi piani al riguardo), del centrodestra si sono perse definitivamente le tracce; peraltro se quel fronte deve continuare ad essere rappresentato dalla nostra vecchia conoscenza Bordoni, non saremo certo noi ad avercene a male della sua inconsistenza.

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