La presidente (del commercio) del Municipio I

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Questo post coinvolge direttamente chi lo scrive, essendo il sottoscritto stato parte della storia, e continuando ad esserlo, in qualità di rappresentante di un’associazione di residenti del centro storico. Il punto di vista è quindi dichiaratamente di parte.

Chi scrive è inoltre pienamente convinto dell’arduo compito, al limite dell’impossibile, che lo attende, ossia dimostrare che il passaggio dalla prima alla seconda delle foto che seguono non è tutto il “rose e fiori” che sembra all’apparenza.
Fprima

Via della Frezza com’era prima dell’intervento (da Google Steet View)

Fdopo

Via della Frezza com’è oggi

Dell’intervento in via della Frezza ci siamo già occupati descrivendone i vari problemi.

In estrema sintesi si tratta di un progetto complessivo su tutta la strada proposto da una società che negli anni ha provveduto ad acquistare o affittare quasi tutti i locali commerciali presenti. Il progetto prevedeva inizialmente la pedonalizzazione della strada (aspetto poi escluso dalla Polizia locale per consentire ai veicoli di raggiungere l’ambulatorio di via Canova) e l’allargamento al massimo dei marciapiedi. Tale progetto fu presentato al Municipio per la realizzazione a spese del privato, nell’ambito dell’iniziativa”Roma sei mia”, il quale l’ha immediatamente ed acriticamente sposato portandolo avanti a tempi da record e saltando più di qualche passaggio.

La delibera istituiva di “Roma sei mia” prevede infatti che i progetti dei privati ottengano il parere consuntivo da parte della competente commissione consiliare. Curiosamente questo progetto non è stato inviato dall’assessore al Consiglio per il parere per cui quest’ultimo è stato informato solo a lavori avanzati, peraltro rilevando più di un problema e chiedendo un fermo lavori per approfondire tali problemi ma inascoltato dagli uffici e dal governo del Municipio (il Consiglio del Municipio I ha già dimostrato più volte un’inconsistenza imbarazzante).

Oltre che evitare di coinvolgere il Consiglio (hai visto mai volessero creare problemi?), il governo del Municipio ha pensato bene di non dire nulla anche alle associazioni attive nel rione, con le quali aveva pur collaborato ai tempi dell’istituzione dell’isola ambientale del Tridente, e perfino agli stessi abitanti della strada che da un giorno all’altro hanno dovuto prendere atto di quello che un privato, pur proprietario della gran parte dei negozi della strada, aveva scelto in solitario a nome di tutti.

Contattata da alcuni di questi abitanti l’Associazione Residenti Campo Marzio ha subito scritto al Municipio chiedendo informazioni e ricevendo udienza dall’assessore al commercio, Tatiana Campioni. Costei fin da subito ha chiarito i termini dell’intervento, dicendo che si trattava di un intervento di altissimo livello e affannandosi a distribuire le brochure che, molto numerose, la società privata aveva preparato (curiosamente nei vari incontri l’assessore si limiterà a distribuire queste brochure anziché mostrare il progetto esecutivo, come se avesse un po’ confuso i ruoli).

Conosciuto il merito dell’intervento l’associazione ed i residenti fanno allora presente i problemi che vi rilevano con uno spirito costruttivo interessato non a bloccare l’iniziativa ma a coglierne l’opportunità per ottenere un risultato ottimale per tutti gli attori coinvolti.

I maggiori problemi evidenziati furono:

1. La mancata previsione di stalli di sosta sulla strada per disabili e per il carico/scarico merci,
2. La scelta dell’asfalto come copertura dei marciapiedi (curiosamente la strada fu rifatta a sampietrini a spese dell’Acea, mentre i marciapiedi, a carico del privato, sono stati fatti col molto meno caro asfalto).
3. Il rischio che marciapiedi così ampi potessero trasformarsi in estese mense a cielo aperto, con drastico peggioramento della vivibilità dell’intera strada.
4. L’eliminazione di una serie di soste regolari all’interno dell’isola ambientale senza alcuna previsione degli impatti che ciò avrebbe avuto sul funzionamento della stessa.

Incredibilmente sia la presidente Alfonsi che l’assessore Campioni, a parte ammettere che il primo punto aveva un suo fondamento (come peraltro già fatto rilevare dai vigili nel loro parere, ma evidentemente il progetto del privato era troppo bello per poter essere anche solo toccato, hai visto mai che poi dovevano rifare le scicchissime brochure …), fin da subito assunsero un atteggiamento di totale chiusura a qualsiasi ipotesi di modifica, come se si trattasse dell’opera di qualche archistar e non invece di una abbastanza banale operazione commerciale a basso costo (perché altrimenti l’uso del pessimo asfalto?) che solo nel desolante degrado romano a qualcuno può apparire come un’iniziativa addirittura di caratura europea, forse mondiale (!?!).

Da rimarcare che nella sua foga difensiva nei confronti del progetto l’assessore al commercio arrivò a mettere in discussione la rappresentatività, lo stesso diritto ad avanzare obiezioni da parte dell’associazione, come se per segnalare i veri e propri strafalcioni di un progetto ci volesse un’investitura particolare (un atteggiamento del genere da parte di chi è parte del Partito Democratico fa capire che per troppi di democratico in quello schieramento c’è solo il nome della ditta).

Tornando al rifacimento della strada, una volta completato la stessa è rimasta per diversi mesi quasi abbandonata. La stragrande maggioranza delle attività commerciali rimasero chiuse ed i grandi marciapiedi occupati parzialmente dagli arredi di un ristorante e sistematicamente da qualche veicolo in sosta vietata.

Per ovviare al problema del carico/scarico merci sulla strada, effettuato spesso salendo con i furgoni sui marciapiedi, sono state create altre aree di sosta dedicate in via di Ripetta e piazza Augusto Imperatore, scaricando quindi su tali strade il problema ed eliminando ulteriori soste regolari per i veicoli dell’isola ambientale del Tridente (del cui funzionamento non interessa nulla né al Municipio né al Comune).

L’ultima novità sulla strada è la comparsa di tutta una serie di ingombranti arredi, fatti di vasoni di varia fattura, piante di alto fusto e panchine ancorate al terreno. Immediatamente dopo ci deve essere stata anche una specie di inaugurazione della strada, almeno stando alle fotografie postate sul suo facebook dalla presidente Alfonsi (di cui ci permettiamo di riportare quella per noi più significativa).

 

AlfonsiBrinda

 

Da un entusiastico post di RomaFaSchifo, dove siamo anche accusati di scrivere menzogne (ma guarda caso senza fornire dettagli) e cattiverie, veniamo a sapere che i locali sulla strada hanno provveduto a chiedere le concessioni per installare tavolini sui marciapiedi allargati. Nessuna sorpresa ovviamente, giacché era evidente fin dall’inizio che questo fosse lo scopo dell’allargamento dei marciapiedi, nonostante le amministratrici del Municipio si fossero sbracciate fin dall’inizio per negare la cosa. Ma la cosa preoccupante è che l’estensione delle OSP non potrà essere controllata dal Municipio, potendo i vari locali sulla strada fare richiesta di tutto lo spazio ora disponibile sugli ampi marciapiedi.

 

Il rischio concreto è che la strada si trasformi in una specie di piccola Campo dei Fiori, per la gioia di chi vi abita e che potrebbe ritrovarsi con centinaia di avventori che banchettano rumorosamente fino a notte inoltrata.
Questo è uno dei rischi che i residenti avevano paventato al Municipio e di cui chiedevano una possibile mitigazione (ad esempio prevedendo un piano di massima occupabilità sulla strada che potesse evitare un affollamento eccessivo di OSP). Ma il Municipio, nella figura della stessa Presidente, era troppo concentrato a difendere l’iniziativa commerciale del privato per anche solo prendere in considerazione l’idea di modificarla.

 

Peraltro lo stesso Municipio sa bene come sia praticamente impossibile reprimere con efficacia le OSP abusive  ed anzi è solo di qualche giorno fa la sfilza di multe per occupazione eccessiva comminate ai locali di piazza Augusto Imperatore, uno dei quali, se le notizie sono corrette, farebbe capo alla stessa proprietà che ha promosso l’intervento di via della Frezza. Non c’è male come viatico per tutti coloro che abitano sulla strada.

Provando a volare un po’ più in alto di chi gioisce per dei marciapiedi fatti in misero asfalto ed una strada del centro storico di Roma dove pare sia stato sdoganato lo stile Ikea (benché de gustibus …), il problema di questo genere di interventi è che tenendo presente il solo interesse, pur legittimo, del commercio, si finisce necessariamente per penalizzare chi in quel luogo si ostina a vivere e così facendo però lo mantiene vivo. Soprassedendo sul controverso discorso della sistemazione della sosta per i veicoli privati (l’obiettivo ragionevole è di ridurli quanto più possibile, fino quasi ad azzerarli, ma nell’immediato e fino a quando non verrà fornito un efficace sistema di trasporto pubblico è impensabile non farci i conti, a meno di non voler desertificare definitivamente il centro storico), se non si pone la giusta attenzione ad evitare l’affollamento di locali negli stessi luoghi, si continueranno a generare problemi di difficile soluzione. Gli esempi sono la già citata Campo dei Fiori o le innumerevoli strade di Trastevere dove è ormai impossibile vivere a causa dell’esagerato affollamento di locali e di persone.

Solo la totale miopia di un Municipio prono agli interessi commerciali può far fare ancora politiche che contribuiscono a creare nuove occasioni di movida con cui i cittadini dovranno poi fare i conti. Ed il problema della movida, o se si preferisce dell’eccessiva presenza antropica con associati schiamazzi, è ormai talmente conosciuto che i tribunali hanno iniziato a riconoscere il diritto al risarcimento a chi tali schiamazzi li subisce.

Ancora più in generale, questa attenzione esclusiva nei confronti del commercio (davvero curiosa se si considera che gli organi del Municipio sono eletti dagli abitanti e non certo dai commercianti) è alla base dello spopolamento dei centri storici delle città italiane, Roma inclusa. Al riguardo c’è un interessante articolo recente de Il Sole 24 Ore che parla di raddoppio di case vuote nei centri storici con conseguente perdita di valore delle proprietà. Tra le cause del fenomeno l’articolo cita “ l’apertura indiscriminata di locali e l’iperspecializzazione del centro con attività che richiamano molto pubblico in fascia serale o nei fine settimana. Con conseguenti problemi di parcheggio e rumore“.

Ma in fondo alla Alfonsi quanto potrà mai interessarle dello spopolamento del centro storico, tutta impegnata com’è a brindare col mecenate di turno (che mecenate non è perché trattasi di operazione commerciale, legittima quanto si vuole ma pur sempre commerciale).

Visto che ci siamo, preannunciamo i due ulteriori problemi che sorgeranno quando i locali in via della Frezza cominceranno a funzionare a pieno ritmo con tutti i loro tavoli per strada.

Anzitutto vi sarà un ininterrotto strazio di musicanti vari che strimpelleranno senza soluzione di continuità e fino a notte inoltrata, senza che qualcuno possa fermarli (anche su questo problema la presidente Alfonsi, che pure potrebbe inibire l’arte di strada in alcuni luoghi, si è sempre guardata bene dal dare ascolto ai residenti, financo ignorando le mozioni del suo Consiglio).
Inoltre è facile prevedere nella zona un’esplosione della sosta selvaggia, perché il romano in centro non ci andrà mai né coi mezzi né col taxi, con piazza Augusto Imperatore che, già bella ricolma di veicoli in doppia fila per andare da Gusto, finirà per divenire un totale tappeto di lamiere.

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