La praticamente inutile delibera sulle bancarelle proposta dalla maggioranza

Anche se lo scopo della delibera è adeguare la normativa al Testo Unico sul Commercio approvato dalla Regione Lazio nel 2019, così com'è risulta l'ennesima occasione sprecata

Chi ci conosce sa che il commercio ambulante su area pubblica (spesso a Roma definito come “bancarelle”) è uno dei temi che ci stanno più a cuore, considerandolo noi un’altra delle specificità di Roma che contribuisce da decenni a degradarla.

La nostra non è avversità al commercio ambulante in quanto tale, bensì alla declinazione romana dello stesso, fatta di un numero esorbitante di licenze, molte delle quali detenute da veri e propri oligopolisti quasi per diritto divino, operanti un po’ ovunque nella città ed con modalità che normalmente degradano i luoghi.

 

Nella scorsa consiliatura si prospettò la possibilità di applicare al commercio ambulante le regole della cosiddetta “Bolkestein“, la direttiva europea che prevede la messa a bando delle concessioni di spazi pubblici, ed effettivamente quando assessore al commercio era Adriano Meloni al dipartimento studiarono il modo per ridisegnare le bancarelle a Roma, rivedendone le tipologie e il numero, per poi affidarle tramite bandi pubblici.

Purtroppo nell’ambito della stessa maggioranza M5S c’era un fronte totalmente contrario alla Bolkestein, capitanato da Andrea Coia, che riuscì ad averla vinta costringendo alle dimissioni il pur ottimo assessore Meloni.

 

 

Evidentemente appassionato anch’egli al commercio ambulante, ma probabilmente per motivi opposti ai nostri, l’allora presidente della commissione commercio Andrea Coia nel 2017 scrisse di suo pugno una delibera e la fece approvare in fretta e furia dall’Assemblea Capitolina, delibera che praticamente cristallizzò la situazione dell’ambulantato romano senza risolvere nessuno dei problemi ad esso connessi.

 

Ricordiamo che nel febbraio 2021 il M5S romano, sindaca Raggi in testa e Andrea Coia al seguito, operò un’incredibile conversione a 180°, divenendo il primo paladino dell’applicazione della direttiva Bolkestein agli ambulanti romani. Peccato che ormai la consiliatura fosse agli sgoccioli e quindi non ci fu modo di verificare alla prova dei fatti i nuovi proclami di Virginia&Co.

 

Una revisione complessiva del commercio ambulante è quindi tra le sfide che attendono l’attuale amministrazione capitolina e alla notizia di una bozza di delibera sul tema, predisposta dall’assessore Monica Lucarelli, abbiamo pensato si volesse finalmente dare sistemazione alla materia.

 

Con quell’ottica abbiamo quindi dato un’occhiata al testo proposto, dovendo però concludere che esso si presenta come l’ennesima occasione persa per cercare di razionalizzare e portare trasparenza nel settore del commercio ambulante su area pubblica a Roma.

La proposta di delibera che a breve dovrebbe arrivare in Assemblea Capitolina non solo non affronta una serie di temi fondamentali, quali quello del rilascio delle autorizzazioni/concessioni in applicazione della direttiva Bolkestein, ma neanche quello sul riordino di un settore dove operano, con denominazioni diverse, migliaia di operatori commerciali ai quali l’Amministrazione Capitolina non chiede praticamente contropartite all’uso di un bene pubblico, né regole di decoro.

 

Questi i maggiori rilievi che abiamo individuato nel testo.

1) Nessuna revisione o riorganizzazione di tutte quelle figure che popolano il mondo dell’ambulantato (operatori a posto fisso, rotazioni e urtisti, anomali, stagionali, itineranti) e si interviene solamente in base alla distinzione dello spazio dove il singolo opera (mercato coperto o plateatico, mercato su strada o saltuario e fuori mercato cioè su sede stradale). Si mantiene viva, ad esempio, la disciplina relativa agli “spuntisti” (operatori che occupano posteggi lasciati liberi dagli assegnatari) che risulta di difficile applicazione e controllo.

2) Durata della concessione. La direttiva Bolkestein può offrire gli strumenti per sistematizzare il settore ma non c’è traccia di tutto ciò nella proposta anche in tema di durata della concessione/autorizzazione. Infatti viene prevista una durata di dieci anni per tutti, “rinnovabile secondo la normativa vigente”. La direttiva prevede invece che la durata della concessione non sia uguale per tutti ma venga proporzionata alla tipologia della struttura con la quale si opera e gli investimenti necessari. Un camion attrezzato ha un costo notevolmente maggiore di quello di una “branda” ed un ombrellone o di un braciere per le caldarroste.

3) Concentrazioni di licenze. Nella proposta di delibera è previsto che ai possessori di una concessione possano venire rilasciati un certo numero di titoli a seconda del luogo in base al quale chiede di lavorare presentando la domanda a seguito di bando pubblico.
– mercati e fiere con un numero di posteggi inferiore o pari a 100, massimo 2 concessioni in ciascun settore merceologico alimentare o non alimentare oppure 3 nel settore prevalente. Per i mercati con più di 100 posteggi non più di 3 concessioni sempre per ogni settore merceologico o 5 totali nel settore prevalente;
– per le aree fuori mercato non più di 10 concessioni di posteggio.

Ma il diavolo sta nei dettagli, laddove è previsto che i posteggi assegnati “possono essere volturati soltanto successivamente al primo anno di effettiva attività” (e via con i prestanome …).

Non si accenna minimamente al principio delle “Aree mercatali” previste dalla Intesa Stato-Regioni che ha recepito la direttiva Bolkestein.

4) Decoro. Nel testo sono previste una serie di regole non sufficienti alla tutela del decoro soprattutto nelle aree di maggior pregio storico-urbanistico. Viene consentito, infatti, l’uso indiscriminato degli espositori per gli abiti (gli stessi che si usano nei negozi di abbigliamento), le scritte sulle mantovane e le scritte anche in lingua straniera e le immagini evocative della città sulle mantovane e sulle fiancate dei camionbar, la possibilità di utilizzare gruppi elettrogeni a carburante (inquinanti, pericolosi e rumorosi), si consente l’uso di qualsiasi mezzo di locomozione purché conforme al Codice della Strada agli itineranti, si consente ai fiorai un aumento del 15% della superficie di vendita per l’oggettistica, ecc..

 

In generale la proposta di deliberazione risulta scritta in maniera ambigua e vaga e risulta interpretabile in varia maniera a seconda delle circostanze e degli interessi. Nel testo sono inoltre presenti alcune incongruenze e risulta carente l’art. 45 sulle sanzioni.

 

 

Giudizio quindi complessivamente molto negativo di questa proposta di delibera; se non che abbiamo assistito ad una recente seduta della commissione commercio dell’Assemblea Capitolina dove l’assessore Lucarelli ha precisato che lo scopo precipuo della delibera proposta è di adeguare la normativa comunale in materia di commercio su area pubblica al Testo Unico del Commercio della Regione Lazio, approvato nel novembre 2019. L’assessore ha sostanzialmente detto che l’amministrazione si riserva di intervenire in maniera organica sulla materia con un successivo provvedimento, ma che nel frattempo vi è l’urgenza di adeguare le norme comunali a quelle regionali e da qui la delibera in via di approvazione.

Alla luce di tali dichiarazioni si potrebbe pensare ad uno scampato pericolo, ossia al fatto che quindi c’è da aspettarsi una prossima riforma organica del commercio ambulante, da giudicarsi quando verrà presentata.

 

Viene però da chiedersi perché non si sia pensato o non si sia riusciti a presentarla ora una tale riforma, cogliendo anche l’occasione per adeguarsi alle norme regionali. Sarà che l’attuale maggioranza si è presentata del tutto impreparata a gestire una realtà complessa e disastrata come quella romana, nominando per di più una giunta di persone prive della necessaria esperienza e spesso capacità per affrontare immediatamente le tante sfide sul tavolo?

Tralasciando il disastro della gestione dei rifiuti, materia in cui è evidente l’insieme di improvvisazione, incapacità e inesperienza che si è messo insieme, nella stessa materia del commercio si stanno affrontando le varie emergenze con tempi lunghissimi.

Che la disastrosa gestione delle Occupazioni di suolo Pubblico, COVID e non-COVID, richiedesse una nuova normativa lo si sa da almeno due anni, ma la maggioranza sta ancora studiando cosa proporre come soluzione.

Che il commercio ambulante andasse regolato una volta per tutte lo si sa almeno da quando il sindaco Marino vi intervenne con decisione, per cui da chi si è candidato a guidare Roma ci si poteva aspettare un provvedimento già pronto, da adottare addirittura nelle prime settimane o nei primi cento giorni di governo; invece sentiamo che l’amministrazione ci sta ancora lavorando, e dire che nell’ambito dello schieramento di centrosinistra non mancavano le professionalità per assicurare un’operatività immediata della nuova giunta, così come nel Dipartimento Commercio c’erano sicuramente lavori e studi passati da riutilizzare per disegnare in tempi brevi una nuova normativa.

 

Siamo troppo esigenti? Forse sì, ma il vedere che a Roma ogni nuova amministrazione deve cominciare sempre da zero, cancellando ogni cosa del passato quand’anche fossero conoscenze ed esperienze utili per il futuro, ci fa perdere le speranze che si possano fare seri passi avanti per il riscatto della città.

 

Aspetteremo la prossima riforma del commercio ambulante, ma nel frattempo non possiamo che giudicare la delibera in via di approvazione nelle prossime settimane come l’ennesima occasione sprecata per dare finalmente una sistemazione decente alla materia.

 

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