La normalità delle strade al buio

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Quello che sta accadendo a Roma in questi mesi è difficile da far capire a chi non vive la città. Gli annosi problemi cittadini sono arrivati ad un tale stato di maturazione per cui ormai sono divenuti una normalità. Troppi cittadini ci hanno fatto l’abitudine, assuefacendosi ad un degrado inammissibile in qualsiasi altra città dell’occidente evoluto, e gli stessi amministratori devono considerare la situazione tutto sommato normale, dando dimostrazione di un’incapacità ed irresponsabilità che richiederebbero l’intervento di qualche autorità esterna.

Accade così che è divenuto ormai normale guidare su strade che presentano voragini inevitabili, o avere rifiuti ammucchiati in strada un po’ ovunque, o avere delle metropolitane con tempi da treno locale. Non che questi problemi non esistessero prima dell’era M5S, ma non sono mai arrivati ai livelli attuali e soprattutto mai nessuno si era sognato di far finta di niente.

 

L’ennesima novità apportata a Roma da chi aveva promesso di cambiare tutto (si supponeva in meglio) è la normalità di avere intere strade al buio per giorni o settimane senza motivo apparente e senza che qualcuno pensi di dare spiegazioni.

Intendiamoci, lampioni o strade al buio per settimane o mesi non sono una novità per Roma; noi stessi ne parlammo già a febbraio 2016 e poi ancora a marzo 2017.

Gli aspetti nuovi, e preoccupanti, della questione sono la portata del problema, che si è allargato a praticamente tutta la città e coinvolge lunghissimi tratti di strada, ed il fatto che l’amministrazione anziché tacere mestamente di fronte ad una sua società che svolge così male il proprio mestiere, non perde occasione per magnificarne le sorti.

Di seguito qualche recente imamgine di strade compeltamente al buio.

 

Circonvallazione Aurelia

 

Lungotevere Prati

 

Via del Tritone

 

 

Noi a novembre dello scorso anno provammo a spiegarlo al presidente De Vito, uno dei più interessati del M5S alle sorti di ACEA, che la società partecipata in maggioranza dal Comune di Roma era tutt’altro che un fiore all’occhiello, ma come è ormai stile riconosciuto della ditta l’interlocuzione non fu accettata.

Poco dopo quel nostro pezzo ci si esercitò addirittura Di Maio su Il Sole 24 Ore a magnificare le sorti di ACEA:

«Siamo particolarmente orgogliosi della governance di Acea» ha detto poi Di Maio, spiegando che, grazie a questa governance, è stato possibile mettere in piedi un piano industriale che ha dato record e ha fatto salire il valore delle azioni.

Cose che seppure fossero vere sarebbe state ottenute a prezzo di un servizio alla città che non è mai stato tanto scadente.

 

A febbraio scorso vi è stato poi un nuovo intervento del presidente De Vito su ACEA (sempre lui il più interessato alla questione, chissà perché), questa volta in compagnia del capogruppo M5S Ferrara, in occasione dell’approvazione in Assemblea Capitolina di una mozione che dava pieno sostegno ai vertici ACEA per aver superato il “Jobs Act” per i propri dipendenti.

Fossero stati rappresentanti sindacali dei dipendenti ACEA si sarebbe anche compreso, ma trattandosi di rappresentanti dei cittadini romani da De Vito e Ferrara ci si sarebbe aspettato magari una mozione che impegnasse ACEA a risolvere una volta per tutte le strade al buio e le fontanelle a secco. O no?

 

A voler essere cattivi, tanto interesse e positiva passione del M5S per ACEA li si potrebbe collegare al fatto che il movimento sembrerebbe aver attuato un drastico spoil system in seno all’azienda, almeno stando ad un recente articolo de L’Espresso.

 

Che siano vere o meno le tesi de L’Espresso, ci chiediamo quando l’amministrazione si deciderà a sollecitare ACEA sui disservizi che ormai in proporzioni industriali stanno causando alla città ed ai cittadini.

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