“La Magliana che sembra incastrarsi tra cofani e bancarelle”

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Il titolo è tratto da una frase di Vicenzo Cerami, scrittore e sceneggiatore di alcuni tra i più grandi film degli ultimi 30 anni. Nel suo saggio “Fattacci” racconta storie tremende di cronaca e malavita e lo fa da uomo di cinema. Il suo occhio vede ciò che molti non scorgono più, assuefatti al brutto e all’abbandono. E così per visitare i luoghi del celebre canaro (Pietro De Negri che uccise un ex pugile mutilandolo e torturandolo) e quelli della Banda della Magliana, scelse di farsi accompagnare da Sandro Onofri, anch’egli ottimo scrittore originario di quel quartiere.

Ebbene la cosa che più colpì Cerami, nel passeggiare lungo i marciapiedi di via della Magliana, fu la massa di bancarelle infestanti. “La strada – scrive – sembra incastrarsi tra cofani di macchine e bancarelle prima di scatenarsi libera verso il mare…..”. Un’immagine che gli resterà a lungo impressa, tanto da voler intervenire contro quello scempio con gli strumenti dello scrittore: la parola. Siamo certi che si sarebbe impegnato ancora contro il degrado di Roma se solo ne avesse avuto il tempo. Una malattia lo ha portato via nel 2013, quando tutti pensavamo Roma avesse raggiunto il fondo del suo disagio. Purtroppo le cose non solo non sono cambiate, ma forse addirittura peggiorate.

Abbiamo voluto ripercorrere quei marciapiedi che tanto colpirono Cerami. Le bancarelle sono ovunque, invadono lo spazio dei pedoni, nascondono panchine dove gli anziani potrebbero sostare, fagocitano quel poco di cultura che poteva esserci. L’unica edicola di quel tratto, infatti, è stata trasformata in una rivendita di occhiali da 3 euro e custodie per Iphone.

 

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Le strisce pedonali finiscono in una specie di corridoio stretto tra magliette appese ad uno stand e gonne in vendita a 9 euro e 99.

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Gli abusivi stendono in terra lenzuoli con le immancabili borse contraffatte prodotte sfruttando bambini in Bangladesh o in Campania dove i collanti tossici vengono seppelliti sopra le falde acquifere.

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Il grande magazzino di abbigliamento dalle giganti insegne blu è chiuso e coperto di scritte vandaliche. Di fronte a sé la concorrenza sleale di chi non fa lo scontrino, allarga a dismisura i propri banchi, compra la merce da una filiera poco trasparente.

 

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Tante ormai le saracinesche abbassate, negozianti che hanno tirato i remi in barca e le bancarelle che approfittano dello spazio in più per allargarsi ulteriormente e installare ombrelloni sempre più grandi.

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Un commercio ambulante ipertrofico come non si vede in nessun’altra città del mondo occidentale prospera mentre negozi e attività artigianali muoiono. Un decoro da quarto mondo, un inquinamento ambientale provocato dai gruppi elettrogeni a due tempi, una serie di furgoni costantemente parcheggiati in doppia o tripla fila. E’ il quadro di tutte le strade commerciali di Roma, dalla centralissima via Cola di Rienzo alla periferica Magliana. Non si può far finta di non vedere  questa anomalia tutta romana. La direttiva Bolkestein era l’occasione per mettere ordine in un settore senza controllo. Non avrebbe levato il lavoro a nessuno (contrariamente alla vulgata che gira nei mercati) perché avrebbe privilegiato proprio gli attuali operatori grazie alla loro maggiore anzianità. E invece lo strano connubio tra il Movimento 5stelle e alcuni ambulanti ci farà restare in questo medioevo per chissà quanti anni ancora.

Basterebbe applicare il buon senso e vedere come ci ha insegnato con una semplice frase Vincenzo Cerami.

 

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