Il vento deve ancora cambiare (e forse è tardi)

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Il risultato delle elezioni municipali di domenica scorsa a Roma ha portato all’elezione di Amedeo Ciaccheri, candidato del centrosinistra, al Municipio VIII, e al ballottaggio tra Giovanni Caudo, candidato del centrosinistra, e Francesco Maria Bova, candidato leghista del centrodestra, nel Municipio III.
In sostanza si è concretizzata un’evidente sconfitta del M5S in entrambi i municipi, con i candidati grillini che non sono riusciti ad accedere neanche al ballottaggio.

Pur volendo considerare alcune ripercussioni degli avvenimenti del governo nazionale (chi glielo doveva dire, ad esempio, a tanti elettori grillini che il loro voto del 4 marzo sarebbe confluito in un governo dalle politiche di destra spinta?), il messaggio che i cittadini romani chiamati al voto domenica hanno voluto dare all’amministrazione M5S appare molto chiaro: basta con le chiacchere, basta con i litigi interni (quelli che, pur silenziati al massimo, hanno portato alla caduta dei Municipi III e VIII), basta col dare le colpe alle amministrazioni precedenti, basta con ogni scusa possibile per giustificare un declino della città che in due anni di governo M5S è cresciuto innegabilmente.
Ognuno dei problemi cruciali che occuparono la campagna elettorale del 2016, quella che vide vittoriosa Virgina Raggi, dopo due anni sta lì irrisolto ad aggravarsi ogni giorno di più, con l’amministrazione che continua ancora a cercare il bandolo della matassa.
Nessuna soluzione in vista né per ATAC, il cui futuro è anzi sempre più nero dopo i pasticci accumulati sul piano di concordato preventivo, né per la questione rifiuti, con la raccolta differenziata ferma se non arretrata, né per la manutenzione delle strade, con l’ultima novità dell’asfalto magico che però darebbe risultati solo dopo mesi. In tutte queste partite gli assessori responsabili si sono dimostrati un miscuglio esplosivo di incompetenza, incapacità ed irresponsabilità, con l’aggravante finale di una tragica inconsapevolezza di non essere all’altezza del compito ricevuto.

Per pensare che i cittadini avrebbero continuato a dare fiducia ad un movimento tanto disorganizzato ed inadeguato ci voleva solo la fede incrollabile che tanti militanti M5S continuano a dimostrare, qualsiasi cosa accada. Ed è probabilmente solo grazie a queste persone che il M5S ha conseguito un ancor discreto numero di voti, non sufficienti però per accedere ai ballottaggi.
In realtà da qualche segnale che si coglie sui social sembra che più di qualche militante, fino a ieri convinto dello splendido futuro che aspettava il M5S a Roma nonostante tutto, si stia rendendo conto che non si può più chiedere fiducia ai cittadini senza mostrar loro qualche segnale del tanto sbandierato cambiamento. Forse le menti non completamente obnubilate dall’obbedienza al movimento si stanno rendendo conto che non è possibile continuare a professare “Trasparenza e Partecipazione” se l’unico modo di comunicare dell’amministrazione è a senso unico, via post, tweet, rubriche stile “Settimana Incom” o “l’assessore risponde” (facendosi lui/lei le domande), oppure votazioni online i cui risultati sono maltrattati ed ignorati.

Una tale incapacità di ascolto da una parte priva l’amministrazione di contributi che invece sarebbero utili per affrontare meglio i problemi cittadini e dall’altra crea un fossato enorme tra i cittadini e gli  amministratori, con questi ultimi che, partiti per sopprimere la “casta”, si sono fatti nuova casta essi stessi.

Dopo la caduta dei municipi III e VIII il M5S non ha avviato alcuna discussione pubblica per capire come una così rivoluzionaria forza politica potesse fallire tanto velocemente. Nel caso del Municipio III ci si è addirittura incaponiti sulla figura della presidente uscente, nominandola commissario straordinario e candidandola di nuovo, come nulla fosse. Tanta insistenza non può che dimostrare il disprezzo che il movimento ha avuto nei confronti degli elettori, dei propri anzitutto, rifiutandosi di prendere atto dell’evidente incapacità della Capoccioni di svolgere il ruolo affidatole. Disprezzo dimostrato anzitutto dal Sindaco Raggi, che a detta della Capoccioni è stata quella che ha voluto la sua ricandidatura, ma anche dal presidente De Vito che si è speso personalmente per il successo del M5S in Municipio III nonostante il suo ruolo di rappresentante dell’Assemblea Capitolina ed il sospetto che tanto impegno (curiosamente non altrettanto per il Municipio VIII) fosse in qualche modo collegato a pur legittimi interessi familiari.

 

A nostro avviso è quindi un segnale positivo la batosta presa dal M5S a Roma domenica scorsa, non perché noi si abbia delle preferenze rispetto agli schieramenti politici ma perché esso ci appare come conseguenza di un corretto gioco democratico, quello in cui se governi bene vieni premiato dagli elettori, mentre vieni trombato se fai male.

La speranza è che questa chiara sconfitta serva all’amministrazione M5S romana per capire che non è più possibile andare avanti in questo modo, barcamenandosi tra i problemi, pretendendo di fare tutto da soli circondandosi di inetti la cui unica capacità è di eseguire ordini decisi non si sa neanche da chi. Purtroppo però temiamo una tale speranza poco fondata, stante che la stragrande maggioranza degli esponenti romani del M5S, a partire dal Sindaco Raggi, hanno abbondantemente dimostrato di essere incapaci di avere un confronto aperto con i cittadini, consci evidentemente dei propri limiti e privi del coraggio necessario per dialogare in modo aperto con gli altri. Sono pochissimi nel M5S quelli che fanno eccezione a questa regola, senz’altro insufficienti per poter sperare nel drastico cambio di rotta che potrebbe riaccendere qualche speranza nell’amministrazione attuale.

Dall’analisi del voto che si sta facendo internamente al M5S sembra che una soluzione individuata per cambiare rotta sia sostituire alcuni assessori, quelli responsabili delle mancate soluzioni ai problemi più gravi ed evidenti. A nostro avviso è questa una strada che almeno dimostrerebbe un inizio di buona volontà da parte dell’amministrazione, prendendo atto pur con gravissimo ritardo degli errori commessi nell’individuare i responsabili in alcuni posti chiave. Ma come non rischiare di ripetere gli stessi errori se è proprio il metodo di scelta che non viene cambiato? Come evitare, ad esempio, di ritrovarsi un altro assessore Gatta se chi fa le scelte è la stessa persona che dopo un anno senza un assessore ai lavori pubblici a Roma è riuscita a nominare una perfetta incapace priva di qualsiasi competenza ed esperienza?

Sarà in grado il Sindaco Raggi di fare il cambiamento necessario nei suoi metodi e nel suo approccio con la città ed i cittadini? Purtroppo ne dubitiamo fortemente e saremmo davvero ben felici di essere smentiti.

 

 

Riguardo ai vincenti delle elezioni di domenica scorsa a Roma, su Ciaccheri non ci sentiamo di dare un giudizio mentre tifiamo fortemente per una vittoria al ballottaggio del prof. Caudo in Municipio III. Quanto bene pensiamo di quest’ultimo lo abbiamo già scritto e la sua decisione di impegnarsi a livello municipale, dopo l’esperienza da assessore all’Urbanistica della Giunta Marino, è uno dei pochi segni di speranza per il futuro di Roma.

In entrambi i casi appare chiaro che la vittoria è stata delle alternative alle proposte del M5S, sicuramente non interpretabile come un possibile inizio di rilancio del Partito Democratico. Sia Ciaccheri che Caudo sono infatti candidati del centrosinistra che alle primarie hanno prevalso sui candidati del PD, segno che il partito è ben lungi dall’aver invertito la tendenza al ribasso che ha intrapreso dopo l’incredibile defenestrazione del Sindaco Marino per via notarile. Purtroppo devono essere ancora in molti nel PD che questa cosa non l’hanno ancora capita, tipo costui:

 

 

Piuttosto che fare tweet autoelogiativi inutili e spocchiosi, nel PD dovrebbero decidersi finalmente a cominciare a farla l’opposizione che gli elettori hanno deciso per loro, perché è solo così che dimostrerebbero di poter tornare a governare. Invece in Assemblea Capitolina continuiamo ad avere esponenti di spicco del PD con doppie poltrone nelle persone di Roberto Giachetti, deputato della Repubblica, e Michela Di Biase, consigliera in Regione Lazio.

Come nel caso dell’amministrazione M5S, anche per una possibile opposizione del PD nutriamo poche speranze, avendo costoro dimostrato per gli elettori, a partire dai propri, un disprezzo paragonabile a quello della maggioranza.

 

Non resta quindi che approfittare di combinazioni fortunose com’è quella del prof. Caudo, dove una persona rispettabile e di grande valore si mette a disposizione della città e riesce ad aggregare intorno a sé le energie positive disponibili. Speriamo davvero che il ballottaggio confermi questa proposta e che essa possa essere la base di una possibile riscossa dell’intera città di Roma.

 

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