Il termovalorizzatore non può essere l’unica via d’uscita dall’emergenza rifiuti

Gualtieri punta solo su quello ma rischia di fare il male della città. Ridurre l'indifferenziata, aumentare le isole ecologiche, incidere su Ama sono alcune delle cose da fare subito

 

Gualtieri dovrebbe mettersi d’accordo con se stesso. Due giorni fa, in un’intervista al quotidiano il Tempo, ha assicurato che il termovalorizzatore sarà pronto per il Giubileo (cioè entro l’8 dicembre 2024!). Ieri, dopo la conversione in Parlamento del Decreto Aiuti, ha affermato: “Pensiamo che sia possibile l’apertura dei cantieri già tra un anno“.

Non occorre essere esperti nell’edilizia o nell’impiantistica per capire che se i cantieri si avvieranno tra un anno, cioè a luglio 2023, sarà impossibile ottenere l’impianto funzionante 17 mesi dopo. In un lasso di tempo così breve a malapena si realizza l’edificio che dovrà ospitare il termovalizzatore, ma certamente non i forni.

Dietro questa avventata esposizione della tempistica c’è dell’altro. Solo i più sprovveduti possono credere che nel 2025 Roma sarà dotata di biodigestori, di un termovalizzatore e di una discarica di servizio. Tutti gli altri sanno che – se mai saranno realizzate – queste cose saranno pronte realmente nell’arco di 8/10 anni e che dunque nel frattempo occorre una soluzione intermedia. Roma – secondo il sondaggio effettuato dalla rivista Time Out tra 27 mila visitatori  – risulta la città più sporca al mondo. Vogliamo restare in queste condizioni per altri 10 anni oppure vivere in un ambiente decoroso che non ci faccia ammalare, né vergognare con i turisti?

Da tempo diarioromano ripete che puntare tutto su un’unica via di uscita dall’emergenza (il termovalorizzatore) non ci farà uscire dall’emergenza. E’ esattamente quello che è successo e sta succedendo col Covid: qui già sappiamo di attirarci le ire dei benpensanti e che ci verrà affibbiata l’etichetta di “no vax”, ma la realtà delle cose sta a dimostrare che aver pensato che solo il vaccino potesse essere la via d’uscita dall’emergenza ci fa trovare con un numero di morti e di contagiati in piena estate che non si era verificato nei due anni precedenti. Il vaccino potrà pure essere utile ma certamente a questo va affiancata una campagna di informazione su una sana alimentazione, sulla perdita di peso, sulla prevenzione con vitamina D e sulle cure che il Governo si ostina a non prendere in considerazione. Senza questi elementi aggiuntivi, resteremo in emergenza Covid per sempre.

Ebbene lo stesso vale per i rifiuti. La politica deve essere capacità di inquadrare i problemi a 360 gradi e trovare delle soluzioni ragionevoli che non dipendano da un unico fattore perché il rischio che qualcosa vada storto è troppo alto. Cosa fare allora nel medio periodo per arrivare al 2030 quando forse Roma sarà dotata di un sistema che la renda autonoma?

In primo luogo occorre agire sulla riduzione dei rifiuti. Non ci ripetiamo qui perché ne abbiamo parlato più volte ma le buone pratiche sono state adottate in tutto il mondo e anche da noi possono trovare applicazione. In secondo luogo intervenire sui cassonetti che sono la vera causa delle microdiscariche che si creano quotidianamente. I cassonetti sono troppi e non sono vigilati per cui ridurne il numero e farli presidiare da operatori che adesso non sono idonei a svolgere altre mansioni, potrebbe far aumentare la quota di differenziata di percentuali enormi. Interrare una parte dei cassonetti sarebbe molto utile anche se sarebbe complicato poi dotarsi di autocompattatori con il braccio in grado di svuotarli. Per questo l’altra possibilità, cioè i cassonetti chiusi che si sbloccano solo con una tessera elettronica, può essere una valida alternativa: c’è però da temere il vandalismo e la loro apertura forzata (in autunno saranno testati al quartiere africano e vedremo cosa accadrà).

Nello stesso tempo c’è da riformare l’Ama che è troppo inefficiente per avere un bilancio di quasi un miliardo l’anno (un miliardo, una cifra infinita!?!). L’azienda ha un assenteismo che è il doppio della media nazionale (il 15% contro il 7,3). Occorre raddoppiare le isole ecologiche dove portare i rifiuti ingombranti e lasciarle aperte anche al pomeriggio, perché non tutti possono prendersi un permesso al lavoro per gettare un materasso o un televisore. Incrementare il porta a porta che funziona bene in grandi capitali europee e che solo a Roma diventa un disagio per i condomìni.

Insomma le cose da fare da qui ai prossimi 5/7 anni sono tante e non si può immaginare che il solo termovalorizzatore sia la panacea. Tanto più che la crisi del governo Draghi e i mal di pancia delle forze politiche potrebbero mettere in discussione la sua realizzazione. Una sana politica deve immaginare il medio periodo e il lungo periodo, altrimenti saremo condannati a vivere nello sporco per troppi anni ancora.

 

 

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