Il solito lato oscuro della PLRC

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Solo qualche giorno fa siamo stati felici di riportare una storia edificante sui vigili e già dobbiamo tornare a parlarne nel solito critico modo. Non è che ci proviamo gusto o che ce l’abbiamo pregiudizialmente con i vigili; il fatto è che siamo convinti che senza un corpo di polizia municipale che funzioni decentemente Roma non potrà mai venir fuori dalla palude di degrado e malaffare in cui continua ad affondare. E pur consapevoli delle tante difficoltà in cui i vigili sono costretti ad operare, non ultima una grave carenza di organico, situazioni come quella che stiamo per descrivere dimostrano che ci sono ampissimi spazi di miglioramento.

Era il 30 agosto quando, pubblicando un contributo inviatoci da un vigile, riportammo alcune immagini di auto in sosta vietata proprio sotto la sede del Primo Gruppo della PLRC, in via della Greca.

Ve n’era una di autovettura in particolare che mostrava sul cruscotto un segnalino con su scritto “ARVU Europea”, facendo pensare ad un vigile appartenente a qualche associazione di categoria europea. La stessa autovettura parcheggiata (male) nello stesso luogo ci venne segnalata a metà ottobre e la riproponemmo nella rubrica “foto dei lettori“.

Ebbene qualche giorno fa siamo voluti tornare nello stesso luogo, proprio sotto le finestre del comando del Primo Gruppo della PLRC, ed indovinate cosa abbiamo trovato? Esattamente la stessa situazione di fine agosto, con tanto di autovettura “ARVU Europea” parcheggiata sempre in divieto.

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Sullo sfondo le finestre del comando del Primo Gruppo di PLRC

 

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Spartitraffico occupato in pianta stabile

 

 

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La solita segnaletica che funge da puro suggerimento

 

Come può far rispettare la legalità in tutto il centro storico chi non è in grado di assicurarla sotto le finestre di casa propria? E sempre che tutti i veicoli in sosta selvaggia non siano degli stessi vigili, cosa che spiegherebbe perché essi non vengano mai sanzionati (cane non mangia cane).

La nostra non sarà una tribuna così conosciuta ma la sappiamo essere visitata da tanti agenti di PLRC, per cui immaginiamo che queste foto siano già arrivate in qualche modo all’attenzione di qualche comandante dei vigili; ma nonostante ciò tutto prosegue con la solita squallida routine.

IL BRUTTO ESEMPIO DEL PRIMO GRUPPO Peraltro basta fare un giro tra gli uffici del Primo Gruppo per cogliere un clima estremamente rilassato e quasi gioviale, come se il caos quotidiano presente giusto fuori la porta e le finestre di queste stanze non riguardasse quelli che ci lavorano. Da una parte è comprensibile che chi operi in compiti delicati e condizioni difficili assuma un certo distacco, ma la netta impressione che si ha in questi uffici è di totale menefreghismo. E se chi è deputato a che le regole della civile convivenza vengano rispettate è il primo che di tali regole se ne frega, capiamo bene perché è tanto facile riempire le pagine di questo come di tanti altri blog che si occupano di Roma.

Come in tutte le organizzazioni complesse, il corpo di PLRC è fatto essenzialmente di agenti che svolgono i compiti negli uffici o sul territorio e di responsabili che organizzano tali compiti e gestiscono le persone. Pur sapendo che il singolo agente può fare la differenza (e la storia di qualche giorno fa dimostra quanta differenza possa fare), la responsabilità della generale inefficacia della PLRC non può che essere della sua dirigenza, comandanti di gruppo o di reparto e comandante generale in primis. Sono costoro che devono assicurare che la violazione delle norme in città sia una limitata eccezione, come in tutto il mondo civilizzato, e non la regola come a Roma. E se non ci riescono che vengano sostituiti.

Se, per tornare alle situazioni da cui siamo partiti, il comandante del Primo Gruppo non riesce ad assicurare un ragionevole rispetto del codice della strada sotto le sue finestre, che venga avvicendato, magari non spostandolo in altra parte del territorio dove la sua inefficacia può continuare, come si fa in genere, bensì in posizione “innocua” (peraltro, trattandosi di dirigenti, non sarebbe fuori luogo considerare anche un eventuale licenziamento).

LA RESPONSABILITA DEL COMANDO GENERALE ED IL RUOLO DI TRONCA E stesso discorso va fatto alla fine anche col pur ottimo comandante Clemente, di cui siamo testimoni degli sforzi fatti fin dall’inizio del suo mandato per rivoluzionare in senso positivo il corpo di PLRC. Nulla sappiamo delle dinamiche interne al corpo e dopo lo scandaloso sciopero bianco del capodanno scorso non si è sentito più nulla delle resistenze al cambiamento da parte della gran parte dei vigili, benché c’è da pensare che siano ancora presenti; per cui non sappiamo se l’opera del comandante Clemente stia cominciando a funzionare in qualche modo. Dall’esterno non si vede granché ed a parte alcuni esempi di positiva discontinuità nella repressione dell’abusivismo commerciale in centro storico (con in particolare gli uomini del GSSU che dimostrano come i vigili possano facilmente tornare ad avere l’autorevolezza di un tempo), il panorama generale appare sostanzialmente immutato.

Per cui o il comandante Clemente dimostra di essere effettivamente in grado di incidere in tempi non biblici nel corpaccione della PLRC, oppure sarà il caso di passare oltre (e siamo sicuri che le capacità del comandante gli permetteranno di trovare facilmente nuovi incarichi).

A nostro avviso questa è un’altra delle cose prioritarie che il commissario Tronca dovrebbe fare: riconfermare una totale fiducia al comandante Clemente ed al suo staff, invitandolo a rinnovare gli sforzi per restituire a Roma un corpo dei vigili rispettato ed efficace. E in una tale riconferma non vanno dimenticate persone come la dott.sa Matarazzo, che nel Gabinetto del Sindaco ha lavorato a supporto dell’attività della PLRC, predisponendo tra le altre cose un nuovo regolamento di polizia urbana, in sostituzione di quello vigente risalente al dopoguerra, che tanti problemi cittadini potrebbe risolvere, tra cui l’indeterminatezza delle norme in materia di NCC e tricicli a pedale (i sempre più invadenti risciò), il divieto di accattonaggio sui mezzi pubblici o di rovistaggio nei cassonetti. Sono mesi che tale regolamento è pronto ma si diceva che dovesse essere ancora “digerito” da alcuni assessori. Ebbene gli assessori non ci sono più e la città ha un dannato bisogno di queste nuove regole e di persone come la dott.sa Matarazzo che lavorino sodo perché siano applicate e fatte rispettare.

A questo punto contiamo (e speriamo) nel commissario Tronca.

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