Il Palazzaccio assediato dai veicoli: tutto legittimo?

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Della tendenza dei palazzi del potere a ritenersi al di sopra delle norme vigenti ne abbiamo già parlato in relazione al Campidoglio e ripetutamente alla Camera dei Deputati.

Vogliamo continuare l’excursus occupandoci oggi del Palazzo di Giustizia di Roma, altrimenti detto Palazzaccio. Si tratta dell’imponente stabile situato tra il lungotevere all’altezza di ponte Umberto e piazza Cavour, progettato da Guglielmo Calderini e terminato nel gennaio 1911 dopo 22 anni di lavori.

La costruzione di questo palazzo ha una storia travagliata, con problemi di stabilità che si manifestarono fin dagli inizi, data la natura alluvionale del terreno, e che portarono alla cancellazione del previsto terzo piano. Addirittura alla fine degli anni sessanta, a seguito del perdurare di crepe e crolli che impedivano la fruizione della gran parte degli spazi, si prese in considerazione l’ipotesi di demolire l’edificio. Pare che solo l’enormità dei costi di demolizione fece prevalere la tesi che ne voleva la conservazione. Furono quindi eseguiti una serie di lavori di consolidamento che però lasciarono inutilizzabili la gran parte degli spazi interni.

Oggi questo palazzo è sede della Corte Suprema di Cassazione, del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Roma e della Biblioteca centrale giuridica.

Se recentemente il rifacimento di piazza Cavour ha migliorato l’aspetto e la fruibilità del Palazzo di Giustizia da quel lato, con l’eliminazione della carreggiata che lo lambiva, gli altri tre lati dello stabile presentano situazioni paradossali. Nelle due strade che lo delimitano ai lati, ossia via Ulpiano e via Triboniano, i marciapiedi attigui al palazzo sono stati trasformati in aree di sosta, con tanto di strisce, ma non basta; nelle stesse due strade una parte della carreggiata è stata recintata con paletti metallici per creare una ulteriore fila di parcheggi con una corsia di scorrimento centrale. Le foto che seguono dovrebbero rendere bene l’idea.

via Triboniano

 

via Ulpiano
via Ulpiano

Il risultato di una tale sistemazione è che i pedoni che si trovano sul lato del palazzo sono costretti o a camminare sulla carreggiata esterna o su quella interna, rischiando in ogni caso l’investimento.

Sul lato del lungotevere invece è rimasto un tratto di marciapiede libero ma esso si interrompe su entrambi i lati con i paletti che delimitano il parcheggio interno, costringendo i pedoni a transitare sulla carreggiata del lungotevere.

 

Lungotevere lato via Triboniano
Lungotevere lato via Triboniano (con auto in sosta su marciapiede)

 

Lungotevere lato via Ulpiano
Lungotevere lato via Ulpiano (con auto in sosta su marciapiede)

Anche le rampe che salgono sulla parte superiore del palazzo sono ingombre di veicoli, fornendo un imbarazzante spettacolo di sciatteria.

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Qui è addirittura vietato il transito dei pedoni!?!

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Orbene questa è una situazione che viene da lontano, probabilmente dagli anni settanta, al tempo degli ultimi lavori di consolidamento, quando per esempio a Roma vi era un parcheggio regolare anche a piazza del Popolo (!?!). Poi però la sensibilità è cambiata e man mano si è cercato di eliminarle le auto almeno nei punti dove più deturpano visioni artistiche o architettoniche. Va detto che in questo processo c’è ancora moltissimo da fare, a partire proprio dalla pulizia che riterremmo ineludibile sul colle del Campidoglio.

Quello che però appare davvero intollerabile, specialmente per un luogo che accoglie il “giudice di legittimità di ultima istanza della magistratura ordinaria”, è l’espropriazione dello spazio riservato ai pedoni per farne parcheggi privati, senza trovare alcuna alternativa a chi ha necessità di camminarci in quel luogo. Noi nutriamo fortissimi dubbi sulla legittimità delle sistemazioni di via Ulpiano e via Triboniano, non avendo rintracciato nel codice della strada o nelle norme di attuazione dello stesso la possibilità di avere strade dove un lato è totalmente precluso ai pedoni. Inoltre ci chiediamo come la si possa mettere con le norme di sicurezza in caso di incendi, quelle che prescrivono spazi liberi di manovra per autobotti e autoscale; è evidente che nel caso scoppiasse un incendio al Palazzaccio nessun automezzo di soccorso potrebbe neanche avvicinarsi allo stabile.

Ma se anche questo fosse consentito dal combinato disposto di chissà quali articoli, commi o codicilli, è possibili che i giudici di Cassazione non si rendano conto della violenza rappresentata dai luoghi dove loro lavorano quotidianamente?

Se qualche esperto trasportista volesse fornirci il proprio parere rispetto alla liceità delle sistemazioni di cui sopra ne saremmo ben felici. Noi faremo altre indagini per conto nostro e nel caso faremo sapere.

Per l’intanto ci limitiamo ad una decisa nota di biasimo per l’ennesimo organo istituzionale che dà un pessimo esempio ai cittadini.

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