Il Comune ritarda la messa a norma delle stazioni metro. E dovrà spendere 30 milioni in più

Dopo 2 anni il Campidoglio non ha ancora usato i 425 milioni del Governo per l'antincendio delle linee A e B. E così ogni fermata sarà presidiata da personale a pagamento

 

Avere in cassa tanti soldi e non spenderne neanche un euro. E’ una costante ormai a Roma, da quando il Movimento 5Stelle governa la città e ha paura di bandire qualsiasi gara. Gli appalti possono essere fonte di corruzione? Meglio non farli. Lo abbiamo visto col verde pubblico, dove neanche una gara per la manutenzione è stata ancora assegnata e adesso il copione si ripete per la messa a norma delle stazioni della Metropolitana.

Era il 2018 quando Roma Metropolitane lancia l’allarme: le stazioni delle linee A e B non sono più in regola e rischiano di chiudere. Mercurio Viaggiatore ha postato in queste ore un’intervista all’a. d. dell’epoca, Pasquale Cialdini, che metteva in guardia l’amministrazione comunale.

 

I soldi per risolvere la questione c’erano già: la manovra economica approvata nel dicembre del 2017 dal governo Gentiloni metteva a disposizione del Comune di Roma ben 425 milioni per ammodernare il sistema di trasporto capitolino. E chiunque sa quanto ce ne fosse bisogno.

Siamo ad aprile del 2020 e di quell’importante stanziamento non è stato speso nulla! Roma Metropolitane aveva preventivato un costo di 185 milioni per l’aggiornamento alle nuove norme antincendio delle due metro più vecchie e sarebbero dunque rimasti 240 milioni da spendere per altre necessità (acquisto di nuovi treni, bus, rimesse, etc). Nonostante le rassicurazioni di Enrico Stefàno, presidente della Commissione Mobilità e di Linda Meleo, all’epoca assessore ai Trasporti, quei soldi sono rimasti in cassa e c’è il rischio che vengano stornati nuovamente allo Stato se non verranno spesi entro la fine di quest’anno. La grave crisi dovuta al Coronavirus renderà praticamente impossibile spenderli così rapidamente, per cui il Campidoglio dovrà chiedere una proroga al Governo che, si spera, la concederà proprio a causa dell’emergenza sanitaria.

 

L’articolo potrebbe finire qui e già avrebbe suscitato abbastanza indignazione nei nostri lettori. Ma purtroppo c’è altro da raccontare e lo fa il Messaggero che scopre un ennesimo spreco. A causa del mancato ammodernamento degli impianti antincendio, molte fermate dovrebbero restare chiuse, soprattutto quelle col maggiore affollamento di passeggeri. Per cui, per scongiurare altre assurde chiusure (come se non fossero bastate quelle per le scale mobili), Atac si è rivolta ad un’agenzia privata che si occuperà di presidiare le stazioni con 73 uomini su 4 turni. Costo dell’operazione 30 milioni. Uno spreco assoluto! Denaro che poteva essere investito in una città al collasso se solo si fossero fatti partire in tempo i lavori.

Quindi non solo il Comune non è stato in grado di appaltare un lavoro necessario, ma questa inerzia costerà alle tasche dei romani 30 milioni in più. I 73 vigilanti, oltre un responsabile per ogni turno, dovranno sorvegliare le stazioni, seguire le procedure di evacuazione in caso di incendio, effettuare i primi interventi di emergenza in caso di terremoti, allagamenti o fughe di gas. In pratica, poiché le fermate non sono a norma, è necessario che siano costantemente vigilate da personale pronto a intervenire.

Se tutto questo fosse accaduto in un’azienda privata, sarebbero saltate molte teste. Al Comune di Roma, invece, tutto scorre con una calma e una indifferenza inquietanti.

 

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2 risposte

  1. Dalla puntata del 15.01.2018 di Presa Diretta (RAI3) dal titolo “Appalti fuori controllo”:
    “Secondo una ricerca condotta dalle tre Università di Tor Vergata, Columbia University e London School of Economics, gli sprechi della Pubblica Amministrazione nel settore degli appalti ammontano a 30 miliardi di euro all’anno e sono dovuti per l’87% a incapacità e incompetenza degli uffici tecnici e degli amministratori, e per il il 13% alla corruzione.”

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Pubblicato da Andrea Coia su Venerdì 3 luglio 2020
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