I roghi tossici continuano nel silenzio dei media. E i residenti sono esasperati

 

 

Eccolo qui l’ultimo rogo in ordine di tempo. In via Candoni, alla Muratella, a pochi passi dal canile comunale, una catasta di rifiuti elettronici (i cosiddetti Raee) prendono fuoco e sprigionano un fumo nero e tossico che appesta l’aria di tutto il quartiere per ore. La foto non proviene da un Comitato di zona ma dal presidente della Commissione Ambiente capitolina, Daniele Diaco. L’esponente 5Stelle assicura il massimo impegno dell’amministrazione per stroncare il fenomeno. “Mai più roghi” scrive forse troppo ottimisticamente sulla sua pagina Facebook.

In realtà la piaga degli incendi nei campi nomadi e nelle aree verdi di Roma è ormai andata in cancrena. Sembra incurabile dopo anni di appelli, manifestazioni e persino rivolte da parte di abitanti esasperati. Abbiamo dato voce molte volte agli esponenti del Comitato Tor Sapienza che da anni si battono per non essere costretti a tenere le finestre chiuse. Abbiamo documentato con video e immagini la situazione di Ponte delle Valli da dove si sprigiona fuliggine che ricopre ogni cosa nel raggio di un km. E poi Colli Aniene, via Salviati, Torre Spaccata, Magliana. Ogni quadrante della città ha il suo rogo settimanale, a volte quotidiano. E la presunta linea dura di Salvini finora ha dato pochi frutti. Nel luglio del 2018, il Ministro dell’Interno tornò sull’uso dell’Esercito per tenere sotto controllo i roghi, idea già avanzata dal Prefetto Basilone. In quell’occasione, oltre a dare la notizia, invitammo Salvini e il Prefetto a porre maggiore attenzione al fenomeno degli svuotacantine che si pubblicizzano con adesivi illegali: come dimostrato anche da una bella inchiesta di Federica Angeli su Repubblica, sono loro ad alimentare il mercato nero dei rifiuti, sversando nei campi nomadi e dando origine ai roghi.

 

Sono trascorsi molti mesi da allora, ma dell’Esercito non si è vista traccia e gli adesivi sono ancora attaccati su tutte le saracinesche, i cassonetti e i pali di Roma. Insomma agli annunci non è seguito nulla.

 

E così ecco che tra Natale e capodanno, nel quadrante est della città si sono registrati roghi senza interruzione per ben 5 giorni di seguito. Ne dà notizia il Tempo che riporta le denunce presentate alle autorità dai residenti de La Rustica, Pietralata, Ponte di Nona, Settecamini e Case Rosse. Hanno trascorso i giorni di festa tappati in casa, con un odore acre e insopportabile. La situazione più grave in via Pietro Corti, a Colle degli Abeti sulla Prenestina, dove a pochi metri dalle scuole le fiamme hanno bruciato per ore e ore.

 

Insomma l’affermazione di Daniele Diaco “Mai più roghi” sembra almeno incauta. Soprattutto se si tiene presente che nella stessa via Candoni – dove pochi giorni fa è stato appiccato il fuoco ai rifiuti elettronici –  lo scorso 24 ottobre un incendio vastissimo di rifiuti ferrosi aveva interessato tutta l’area. E due mesi prima erano stati sequestrati 40 quintali di ferro ai quali stava per essere appiccato il fuoco.

Molto aleatoria appare anche la soluzione suggerita dal V° Municipio che ha da poco approvato una risoluzione a firma di tutti i consiglieri 5Stelle per la chiusura del campo rom di via Salviati. “E’ dal 1994 che i cittadini sono costretti ad inalare diossina e altre sostanze nocive – si legge nella risoluzione – e il fatto che prosegue l’abbandono e l’accumulo di rifiuti sia all’interno che davanti al campo nomadi deve far impegnare la Sindaca ad emettere una ordinanza urgente di chiusura definitiva del campo“. La parola “urgente” farebbe sorridere se non fosse che la salute di migliaia di persone è costantemente messa rischio. E davvero c’è poco da ridere!

 

 

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2 risposte

  1. – Ma per bruciare i rifiuti, non sarebbe meglio un termovalorizzatore, naturalmente fatto bene, di ultima generazione?
    – Non se ne parla proprio!!! Quelli inquinano, emettono fumi tossici, provocano tumori…..

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