Gli ospedali restano bloccati. La vera epidemia saranno le mancate cure

Oltre 230 mila malati di tumore senza controlli. Si attendono migliaia di morti per malattie cardiovascolari. S, Camillo, S. Spirito, Pertini restano a mezzo servizio
Ospedale Pertini: un corridoio desolatamente vuoto

 

Il vero scandalo, quello che nessuno racconta, riguarda le mancate cure e gli ospedali che non riaprono. Non vi sono motivi sanitari per proseguire nel blocco, perché malati Covid a Roma praticamente non ce ne sono. I reparti tradizionali sono vuoti, le sale operatorie sono ferme se non per gli interventi in urgenza e oncologici.

E’ una tragedia in arrivo che molti medici coscienziosi stanno annunciando senza essere ascoltati. Chissà perché in questi mesi la parola di alcuni medici vale più di quella di altri. Eppure i dati sono allarmanti ed entro i prossimi due anni il nostro Paese avrà molti più morti per cancro, diabete, ipertensione, malattie cardiovascolari. I 34 mila presunti morti per Covid saranno un’inezia in confronto.

Per ridurre questa catastrofe, basterebbe riaprire da subito, da domani, tutti i reparti e gli ambulatori. Ma questo non avviene e non se ne comprende il motivo.

Pierluigi Marini, primario del San Camillo presidente di Acoi (Associazione Chirurghi Ospedalieri) spiega che questa è una situazione mai affrontata prima. I numeri snocciolati dal prof. Marini fanno venire i brividi: 3 milioni i pazienti che necessitano di una visita cardiologica, 12 milioni che devono sottoporsi ad un esame radiologico.
E poi gli interventi saltati: oltre 600 mila, tra i quali almeno 50 mila oncologici. “Se anche lavorassimo il 20% in più rispetto a prima, impiegheremmo 11 mesi per colmare una parte del divario che si è creato. Le conseguenze saranno spaventose“, dice affranto Marini.

Il dottor Roberto Orecchia, direttore dell’Istituto Europeo di Oncologia parla di una nuova “epidemia di tumori in arrivo“, a causa del blocco degli screening.  In Italia si fanno circa mille diagnosi di cancro al giorno e – secondo le stime dell’Aiom, l’Associazione Italiana Oncologia Medica – il lockdown ha provocato circa 30 mila diagnosi in meno.

Se adesso possiamo prendere l’autobus, andare in ufficio o in piazza per festeggiare la vittoria calcistica del Napoli perché non possiamo tornare a lavorare regolarmente negli ospedali? Nessuno risponde a questa domanda e anzi Nomisma prevede che gli screening oncologici riprenderanno solo a metà settembre, questo significa che per quella data si saranno eseguiti meno di un terzo dei test per tumore al colon, al seno, al collo dell’utero, rispetto all’anno scorso.

Stefania Gori, presidente dell’Associazione Medici Oncologi Aiom, lancia un appello al ministro della Salute Speranza: bisogna recuperare subito e colmare il gap per garantire la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi di cancro. Troppi malati sono stati abbandonati in questo periodo, spiega la Gori.

Eppure a Roma tutto sembra paralizzato. Al Santo Spirito le sale operatorie funzionano solo per i casi urgenti e gli oncologici non differibili. Tutte le altre patologie, molte delle quali si trasformeranno inevitabilmente in malattie serie e perfino mortali, non vengono curate. L’ospedale Pertini era stato trasformato in un Covid center alla fine del mese di marzo. Ma malati Covid sono sempre stati pochissimi tanto che i reparti sono rimasti vuoti. A questo punto sarebbe indispensabile riaprire le normali attività e invece anche qui stenta la ripresa.

Stessa situazione in quasi tutti i grandi nosocomi romani che vivono ancora una situazione da quarantena, mentre il mondo va avanti. Nel resto d’Europa tutte le attività sanitarie sono riprese a pieno regime e addirittura si tengono aperti gli ambulatori il sabato e la domenica per recuperare il terreno perduto. Da noi no!

La tragedia del giovanissimo Stefano Sorano, morto a soli 24 anni per tumore senza neanche le cure palliative per il dolore, è solo una delle storie di questi mesi egoisti. I genitori si sono rivolti al medico di base e altri specialisti sperando che potessero somministrargli una terapia che lo accompagnasse alla morte senza sofferenza, ma nessuno volle andare a visitarlo perché – dissero – era pericoloso per il Covid. E’ stato il vescovo di Acerra a denunciare questo episodio di cinismo puntando il dito contro coloro che si nascondono dietro al virus per evitare di fare il proprio dovere.

Ebbene, è arrivato il momento di riprendere a lavorare anche nella sanità. Anzi soprattutto nella sanità. Perché le malattie non aspettano i decreti del governo.


Altri settori per i quali Roma non riparte

Gettare i rifiuti ingombranti

La giustizia e i tribunali

Le biblioteche

Gli uffici comunali e postali

 

 

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Una risposta

  1. e “diSperanza” che dice?
    Nessuno gliela fa una domandina a quell’incompetente?
    Ricordiamoci le fanfaronate sue e di Conte: “siamo pronti, se anche arrivasse il Coronavisura ci troverà preparati!”
    S’è visto………..
    Pensa se eravamo impreparati

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