Giù le mani dalle elezioni a Roma!

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Dopo l’ingloriosa fine dell’amministrazione Marino, la normativa in materia di elezioni per gli enti locali prevede che il nuovo governo cittadino venga eletto “… in una domenica compresa tra il 15 aprile ed il 15 giugno …” del 2016 (LEGGE 30 aprile 1999, n. 120).

Già all’indomani della caduta di Marino qualcuno vociferò che il PD avrebbe fatto in modo da rimandare le elezioni previste in primavera, per evitare una sconfitta data per quasi certa. Ma poi quelle si rivelarono ipotesi del tutto prive di fondamento.

Negli ultimi giorni invece la possibilità che il governo nazionale trovi un modo per rimandare le elezioni, magari proponendo qualche riforma che razionalizzi il funzionamento dell’amministrazione Capitolina, ha ripreso vigore, sostenuta in particolare da esponenti del M5S. A conferma di questa tesi vi è anche il fatto che nessun partito sembra aver fretta di prepararsi per le elezioni di primavera, PD in testa, che non ha ancora avviato la discussione su chi potrebbe essere il candidato sindaco.

Va detto che il Presidente Renzi, durante la conferenza stampa di fine anno, ha smentito categoricamente l’ipotesi di rinvio delle elezioni, dicendo che la data prevista sarà intorno al 10 giugno.

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Ebbene noi, pur facendo fede a quanto affermato dal premier Renzi, vogliamo nel nostro piccolo chiarire che qualsiasi ipotesi di rinvio delle elezioni equivarrebbe ad un mezzo golpe teso ad estromettere i cittadini dal gioco democratico. A prescindere infatti dalle forze in campo e da chi avrà le maggiori possibilità di vittoria, non è pensabile lasciare il governo cittadino per troppo tempo in mano a qualcuno che, pur avendo sulla carta i pieni poteri, nei fatti ha una legittimità ed un orizzonte temporale ridotti, finendo col dover limitare la propria azione in tutti i campi.

Esempio di ciò è stata la recente polemica sul concerto di Capodanno, dove il commissario Tronca ha affermato che il suo ruolo non gli permetteva di decidere uno stanziamento di fondi per attività ludiche, anche se ciò era richiesto a gran voce anche da ambienti governativi. E se il commissario ha avuto problemi a gestire una cosetta come il concerto, figuriamoci quante difficoltà potrà trovare nell’affrontare gli innumerevoli problemi romani che richiedono una visibilità almeno pluriennale.

Quindi va bene il commissario per il periodo stabilito dalle norme, anche se in moltissimi si aspetterebbero da lui una maggior decisione nel ripristinare un minimo di legalità in città (sui venditori abusivi qualcosa è stata fatta, ma non si vede nulla ancora in tema di roghi tossici, repressione dei graffitari o della sosta selvaggia), ma che non si facciano scherzi sulle elezioni in primavera, che se la malaugurata ipotesi del rinvio dovesse materializzarsi possiamo prevedere facilmente moti di piazza. Se infatti non abbiamo dubbi che i grandi organi di stampa si metteranno ancora una volta al servizio del potente di turno (come già fecero con la storia degli scontrini di Marino), ci saranno senz’altro i blog come il nostro e tanti altri che faranno luce su eventuali losche manovre di palazzo. E più di una storia recente ha dimostrato quanto la rete riesca a sopperire alle carenze di una stampa suddita del potere.

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Nella caporetto del verde romano non si salvano neanche le aiuole e palme di piazza di Spagna. Si direbbero i risultati anche del "lavorare indefessamente pancia a terra" di @daniele_diaco diarioromano.it/?p=36021

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