Forse il Comune di Roma può convincere la Canottieri Aniene ad aprirsi alle donne

La sede del prestigioso Circolo è stata vantaggiosamente concessa dal Comune di Roma per 42 anni. Come può il Comune tollerare discriminazioni tanto evidenti su una sua proprietà?

In questi giorni lo storico Circolo Canottieri Aniene è finito su diversi organi di stampa per il fatto che il suo statuto ammette solo uomini come soci effettivi.

Il tema è stato introdotto qualche giorno fa da La Repubblica e poi amplificato dall’iniziativa di una trentina di deputate che hanno presentato un’interrogazione parlamentare volta a superare situazioni discriminatorie e anacronistiche in circoli sportivi affiliati a Federazioni sportive nazionali.

 

La notizia è tutt’altro che una novità, essendo la regola del Circolo Canottieri Aniene vigente fin dalla sua fondazione, avvenuta nel 1892, ma chiaramente in tempi in cui le discriminazioni in genere, e quelle tra sessi in particolare, sono sempre più combattute, comincia a stonare una prestigiosa organizzazione che preclude ad un sesso la possibilità di associarsi.

In realtà le donne in questo circolo possono divenire socie, ma solo in qualità di atlete oppure per meriti sportividi eccezionale valore valore in campo nazionale e internazionale“.

Ma anche in quest’ultimo caso le socie possono solo usare gli impianti sociali, senza diritto di voto nelle assemblee o possibilità di ricoprire cariche sociali. Se invece l’associato per meriti sportivi è di sesso maschile, può divenire socio effettivo pagando quote e contributi sociali (art. 6 dello statuto del Circolo Canottieri Aniene).

 

Sul tema è intervenuto ieri Il Giornale, con un articolo in cui ci si stupisce per lo scandalo sullo statuto del Circolo, stante che esistono anche circoli che prevedono l’adesione delle sole donne.

Come però hanno scritto le deputate nella loro interrogazione, “… il Circolo Canottieri Aniene è affiliato alla Federazione italiana canottaggio fin dal 1899 e alla Federazione italiana nuoto fin dal 1960, e che il CONI, a cui queste Federazioni fanno riferimento, secondo quanto scritto nel proprio Statuto, detta principi contro l’esclusione, le diseguaglianze, il razzismo e contro le discriminazioni basate sulla nazionalità, il sesso e l’orientamento sessuale e assume e promuove le opportune iniziative contro ogni forma di violenza e discriminazione nello sport“.

 

Libero quindi chiunque di farsi l’associazione che vuole riservandola a piacimento, ma la cosa diviene davvero poco accettabile se si vuole far parte di un movimento, quello sportivo, dove le discriminazioni sono sempre più combattute.

 

Ma c’è un altro elemento, finora sfuggito ai vari organi di stampa, che dovrebbe far considerare al Circolo Canottieri Aniene una revisione del loro statuto.

Tale circolo beneficia infatti di una concessione del Comune di Roma particolarmente vantaggiosa, in virtù della quale esso può utilizzare lo spazio esclusivo di cui dispone per la bellezza di 42 anni (“anni 6 + 36” recita il contratto!?!) alla modica cifra di circa 39mila euro l’anno.

 

Considerato che anche il Comune di Roma ha nel proprio statuto indicazioni chiarissime per il contrasto alle discriminazioni di genere, a nostro avviso l’amministrazione capitolina dovrebbe invitare ufficialmente il Circolo Canottieri Aniene a rimuovere tali discriminazioni dal proprio statuto, informando che in mancanza di ciò il contratto con cui il prezioso spazio è stato concesso al Circolo potrebbe essere rimesso in discussione.

Questo recita infatti l’art. 4, primo e secondo comma, dello statuto di Roma Capitale:

 

Articolo 4.
Azioni positive per la realizzazione della parità tra i sessi

1. Roma Capitale garantisce e promuove le pari opportunità per le donne, rimuovendo gli ostacoli che, di fatto, impediscono la piena realizzazione e l’attiva partecipazione culturale, sociale, lavorativa e politica delle donne nell’Amministrazione e nella Città.

2. Per il perseguimento degli obiettivi indicati nel precedente comma – anche sulla base dei principi di legge – Roma Capitale adotta piani di azioni positive volte, tra l’altro, a:
a) operare la ricognizione degli ostacoli all’accesso e alla carriera delle donne nel mondo del lavoro;
b) promuovere, con adeguati mezzi di sollecitazione, l’accesso delle donne nei settori con insufficiente rappresentanza femminile e riequilibrare la presenza delle donne nei centri decisionali e nei settori tecnologicamente avanzati;

 

Come può allora tollerare l’amministrazione capitolina che una sua proprietà possa essere utilizzata dall’ente concessionario con palesi discriminazioni sulla base del sesso?

 

È evidente che l’esclusione della possibilità per le donne di associarsi deriva da un’impostazione tradizionale del Circolo, ma dovrebbe essere altrettanto chiaro come le tradizioni debbano essere superate se essere comportano discriminazioni ai danni di qualcuno.

 

Volendo fare un paragone che solo apparentemente può apparire azzardato, in questi giorni in Iran e molti paesi musulmani moltissime donne hanno celebrato il #NoHijabDay, ossia hanno protestato non indossando il velo e così rischiando conseguenze anche gravi previste dalle legislazioni locali.

In molti paesi musulmani il velo obbligatorio per le donne è visto come una tradizione irrinunciabile, ma esso rimane una discriminazione insopportabile agli occhi della stragrande maggioranza di noi occidentali.

 

Fatte le dovute differenze, l’esclusione delle donne prevista dallo statuto del Circolo Canottieri Aniene dovrebbe risultare inaccettabile per il Comune di Roma che a tale associazione ha concesso spazi estremamente preziosi.

 

Stando alle dichiarazioni del presidente del Circolo, Massimo Fabbricini, provare a forzare i soci per un cambio nello statuto potrebbe portare ad un rifiuto e quindi evidenzierebbe una vera opposizione alle donne.

Ottimo!, ci sentiremmo di rispondergli. Padroni i soci del Circolo di tenersi l’esclusiva della rappresentanza, a patto che si trovino un altro posto dove stabilire la sede sociale.

Una proprietà del Comune di Roma non dovrebbe mai essere appannaggio solo di un sesso.

 

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