Finalmente la gestione verticistica della Raggi è messa in discussione

L'ennesimo schiaffo di Virginia Raggi a larga parte del M5S ha provocato una piccola rivolta interna che potrebbe portare ad una svolta, oppure venir repressa dai vertici

Alla vigilia della discussione della mozione di sfiducia contro la presidente del Municipio IV, Roberta Della Casa, l’avevamo scritto che la mozione sarebbe stata approvata e che c’erano buone possibilità che il sindaco Raggi avrebbe nominato la Della Casa come sua delegata per il Municipio IV.

Le cose sono andate effettivamente come tutti avevano previsto ed entrambe le cose si sono verificate. La mozione era stata firmata da tutti e 15 i consiglieri M5S in Municipio IV ed è stata approvata con 24 voti a favore su 25.

Com’è evidente si tratta di una bocciatura totale dell’operato della presidente uscente, a partire da tutti i consiglieri del suo stesso schieramento; un fatto che stride con la decisione della Raggi di nominare la Della Casa a delegata, giacché non si vede come costei potrà relazionarsi proficuamente con coloro che l’hanno fatta decadere dal suo incarico.

 

Apparentemente sembrerebbe la riproposizione dello schema già visto per il Municipio III, quando la sfiduciata presidente Roberta Capoccioni fu nominata dalla Raggi commissario straordinario nello stesso municipio fino alle elezioni che videro eletto presidente Giovanni Caudo, o per il Municipio XI, dove Raggi confermò lo sfiduciato Mario Torelli.

Invece questa volta c’è un elemento di novità ed è tutt’altro che irrilevante, non avendo mandato giù una parte consistente del M5S l’ennesima decisione verticistica di Virginia Raggi.

Sabato scorso ha dato fuoco alle polveri Monica Lozzi, presidente del Municipio VII, con il seguente post sulla sua pagina facebook:

 

QUANDO “UNO” VALE “QUINDICI “………IL SOGNO FINISCE!

Oggi, con la nomina come delegata della Sindaca al IV Municipio della presidente sfiduciata all’unanimità dalla maggioranza 5 stelle e da tutto il Consiglio, abbiamo definitivamente sancito la fine dei nostri valori. Con questo atto di “bullismo” istituzionale la Sindaca di Roma ha di fatto calpestato la volontà del Consiglio del IV Municipio, organo deputato al controllo politico dell’Esecutivo e forma massima dell’espressione democratica degli Enti Locali.
Con la scusa di voler garantire la continuità amministrativa, nonostante il voto espresso in aula andasse proprio nella direzione opposta, ha di fatto tutelato la sua “protetta” contro la volontà della maggioranza.
La Sindaca impone le sue scelte fregandosene dei principi base del nostro movimento che prevedono condivisione, confronto e il rispetto della volontà della maggioranza. E tutto questo nel silenzio colpevole di tutti a tutti i livelli.
Eravamo quelli dell’”UNO VALE UNO” oggi siamo diventati quelli dell’”UNO VALE QUINDICI” basta avere le amicizie giuste nel posto giusto.
E adesso prima di dare il via agli insulti, al bullismo da tastiera di cui alcuni sono esperti, invito tutti i consiglieri m5s comunali, municipali e gli attivisti non solo romani a mettersi nei panni dei 15 nostri esponenti che, con un atto possibile solo nel ruolo istituzionalmente superiore che la Sindaca ricopre, hanno visto annullare e calpestare la loro scelta unanime e mi chiedo voi al loro posto come vi sareste sentiti??!!!……io personalmente da donna pensante e libera condanno fermamente la scelta sconsiderata della Sindaca che segna uno dei momenti più oscuri del movimento 5 stelle romano.

 

Finalmente! Finalmente, diciamo sollevati, qualcuno si rende conto che la misura è colma e che non è possibile ingoiare in silenzio ogni decisione prenda Virginia Raggi, anche quelle più divergenti dalle promesse elettorali e da quelli che erano i principi del M5S.

A nostro modesto avviso la misura era colma già molto tempo fa, fin da quando Virginia Raggi ha fatto capire che lo slogan “Trasparenza e Partecipazione” era buono solo per qualche titolo ma nei fatti non sarebbe stato mai applicato. L’abbiamo capito con la brutta storia del nuovo stadio della Roma (grazie alla quale Roma si ritrova a tuttoggi un presidente di Assemblea Capitolina imputato a processo nella pienezza delle sue funzioni, cosa mai accaduta prima nella storia), oppure con la gestione verticistica del dossier Olimpiadi (sulla cui decisione in campagna elettorale la Raggi aveva promesso un referendum mai tenuto) o di quello ATAC (con il referendum popolare che aveva decretato la necessità di mettere a gara il servizio e la Raggi che invece prorogò il contratto con ATAC), o anche con la mancata attuazione della riforma degli impianti pubblicitari.

Ma soprattutto l’abbiamo capito quando abbiamo dovuto prendere atto dell’impossibilità di una qualsiasi interlocuzione con il sindaco Raggi o con i componenti della sua giunta, con la realizzazione di un governo cittadino arroccato su una torre d’avorio come mai si era visto a Roma.

 

Di tutt’altra pasta la presidente Lozzi, come abbiamo avuto modo di renderci conto di persona. Lo scorso anno l’abbiamo contattata per parlare della controversa pista ciclabile sulla Tuscolana e la presidente Lozzi ci ha ricevuto e spiegato il punto di vista suo e del suo governo sulla mobilità sostenibile. Da lì ci siamo resi conto di come le politiche sulla mobilità e sui lavori pubblici del Municipio VII fossero le più avanzate in tutta Roma, così come la sbandierata lotta alla mafia, identificata dalla Raggi con la demolizione delle ville dei Casamonica, fosse tutta farina del sacco di Monica Lozzi e dei suoi uffici, con la Raggi ad occupare solo la passerella al momento giusto.

La presidente Lozzi viene presentata sempre più come la possibile alternativa a Virginia Raggi come candidata M5S per Roma Capitale nelle elezioni del prossimo anno. Così come siamo convinti dell’impossibilità di una riconferma della Raggi a sindaco di Roma, tanto è invisa alla stragrande maggioranza dei romani, noi pensiamo che Monica Lozzi non sfigurerebbe come candidata sindaco, riuscendo a dare quella svolta in termini di partecipazione dei cittadini che è stata la più grande delusione del M5S a Roma.

Chiaramente la Lozzi dovrebbe scontare il generale malcontento dei romani nei confronti non solo di Virginia Raggi ma anche del M5S nel suo complesso; rimarrebbe però, a nostro avviso l’unica alternativa spendibile del M5S a Roma le cui possibilità di elezione dipenderebbero a quel punto dalla bontà dei candidati presentati dagli altri schieramenti.

 

Le notizie di stampa parlano di una fronda nel M5S che conprende diversi consiglieri M5S in Assemblea Capitolina e anche alcune presidenti di commissioni capitoline.

Volesse il cielo che finalmente e definitivamente venga squarciato il velo di ipocrisia che fin dagli inizi ha caratterizzato la gestione Raggi del Campidoglio. A dispetto dei proclami del sindaco ci ritroviamo con una Roma in ginocchio già prima dell’emergenza COVID19, con le questioni trasporto pubblico e rifiuti messe molto male e le relative municipalizzate entrambe alla canna del gas.

Come abbiamo più volte scritto, in vista delle elezioni dell’anno prossimo la cosa che più ci preoccupa è l’assenza di una minimamente credibile alternativa al governo attuale, nonostante siamo convinti dell’impossibilità di una riconferma di Virginia Raggi. Se il M5S volesse iniziare una riflessione sugli errori commessi finora nel governo della città sarebbe tardi per rimediare col mandato attuale ma almeno potrebbe sperare di essere preso di nuovo in considerazione alle elezioni prossime. Certo ci sarebbe da buttare a mare tutto l’esecutivo Raggi e la gran parte degli imbelli consiglieri M5S in Assemblea Capitolina che si sono limitati a votare tutto quello che gli veniva sottoposto dal sindaco Raggi.

Ma d’altronde dalla parte opposta abbiamo un PD che ancora deve fare ammenda della cacciata di Ignazio Marino per via notarile, per cui una rifondazione da tutte le parti è imprescindibile (taciamo della destra che risulta semplicemente non pervenuta).

 

Vedremo se gli stracci che cominciano a volare pubblicamente nel M5S sono il preludio per una svolta virtuosa del MoVimento o se, come temiamo, si riveleranno un tentativo messo velocemente a tacere dai vertici nazionali.

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