Enel e un grande albergo nell’ex zecca di piazza Verdi

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Nel settembre del 2015 avevamo anticipato alcuni dettagli del progetto proposto dalla Rosewood, una catena di hotel a 5 stelle cinese che avrebbe acquistato l’immenso palazzo di piazza Verdi, un tempo sede della Zecca di Stato. Il presidente del 2° municipio dell’epoca, Gerace, aveva addirittura convocato i residenti per assicurare che il cantiere non avrebbe provocato problemi alla viabilità circostante.

Sono trascorsi quasi due anni e quel progetto resta sulla carta, anzi secondo alcuni sarebbe del tutto tramontato. L’agenzia Dire, infatti, ha dato la notizia che al posto dell’albergo sarebbe arrivato Enel che avrebbe eletto piazza Verdi a secondo quartier generale, grazie alla vicinanza con la direzione di viale Regina Margherita.

Secondo quanto risulta a diarioromano entrambe le opzioni sono ancora in piedi ed anzi la soluzione definitiva potrebbe essere la divisione in due dell’edificio: una parte sarebbe occupata dall’Enel e un’altra parte da un hotel a 5 stelle. Anche Repubblica, nei giorni scorsi, ha anticipato la possibilità di un frazionamento in due dell’immobile. Ma la parola definitiva su questa lunga storia non è ancora detta. Sebbene i progetti preliminari siano pronti sia da parte di Enel che da parte di Rosewood, manca la firma definitiva con Cassa Depositi e Prestiti che detiene la gestione della struttura di proprietà dello Stato.

 

Gli entusiasmi iniziali di Rosewood si erano spenti dopo i primi scontri con la burocrazia romana. Una grande piscina sul tetto avrebbe rappresentato il simbolo del grand hotel, mentre due grandi cupole a destra a sinistra dell’edificio avrebbero caratterizzato il nuovo corso. Un palazzo esempio del liberty italiano sul quale si innestava il segno della modernità con le cupole disegnate da Antonio Citterio. Ma i vincoli architettonici e i pareri degli uffici urbanistici hanno bloccato il progetto che è stato ridimensionato. Se a questo si aggiunge il contesto di degrado in cui versa il quartiere e la città intera, si comprende il perché la catena alberghiera abbia fatto macchina indietro. Ma i cinesi non hanno ancora rinunciato del tutto e vogliono in quale modo rendere possibile la loro prima apertura in Italia. Ecco allora che la soluzione sarebbe rinunciare a 100 appartamenti che la catena avrebbe realizzato accanto alle 200 stanze dell’albergo. Al posto degli appartamenti arriverebbero gli uffici dell’Enel. E con Enel, grazie alla mediazione di Cassa Depositi e Prestiti, si potrebbero dividere le spese necessarie al parcheggio interrato e agli oneri concessori. Proprio gli oneri serviranno a riqualificare la piazza, oggi ridotta ad un orrendo parcheggio.

L’obiettivo della nostra rubrica “Città in rovina” era proprio dimostrare come si possano trasformare immobili abbandonati in risorse utili a tutti. Questo potrebbe essere un nuovo esempio e una nuova conferma. Non solo l’albergo a regime porterà circa 200 posti di lavoro tra diretti e indotto ma gli oneri concessori serviranno a rendere bella un’area che oggi svolge la funzione di parcheggio a raso.

Il closing, come si definisce in gergo, cioè la firma dell’accordo dovrebbe arrivare prima dell’estate. Da Roma troppe aziende stanno fuggendo: l’ultima è l’Abi, associazione bancaria, che si trasferirà a Milano. Occorrono nuovi investimenti per compensare la drastica riduzione di posti di lavoro.


 

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E' durata poco l'illusione che @AndreaCoiaM5S, @virginiaraggi e #Cafarotti spostassero le bancarelle. Il @M5SRoma ha fatto macchina indietro sulla legalità e sul decoro, con l'avallo di @luigidimaio. Tutto cambia perché niente cambi. diarioromano.it/?p=33477

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