Emergenza abitativa: peggio il Comune o la Regione?

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Come si temeva, il disastro dello sgombero dello stabile di via Curtatone anziché insegnare qualcosa per far meglio negli interventi successivi ha praticamente bloccato ogni iniziativa di ripristino della legalità a Roma. Dal 19 agosto scorso infatti, data in cui fu liberato uno stabile privato in via Curtatone occupato abusivamente dal 2013, nessun nuovo intervento è stato effettuato. E dire che di stabili occupati a Roma ce n’è circa un centinaio!?!

 

curtatone

 

Sicuramente avranno influito le infinite polemiche seguite ad un intervento che difficilmente si poteva programmare peggio, così come la circolare emanata dal ministro Minniti a seguito di quei fatti ed in cui si prescrive che prima degli sgomberi il Comune deve prevedere alloggi alternativi per gli aventi diritto. Ma fondamentalmente quella che manca, anche in questo caso, è una chiara idea da parte dell’amministrazione di come affrontare questo grave e complicato problema, col Sindaco Raggi che oscilla tra posizioni ecumeniche (“I rifugiati sono i nostri fratelli e sorelle. Roma città accogliente farà la sua parte“) e chiusure irresponsabili (per il centinaio di richiedenti asilo, e quindi aventi diritto all’alloggio, presenti nello stabile di via Curtatone il Comune non aveva previsto nulla, benché informato).

 

L’assenza di una qualsiasi strategia per affrontare i problemi di Roma è ormai una cifra conclamata dell’attuale amministrazione e risulta tanto più grave se si pensa che fin dagli inizi del 2016 già si prevedeva un probabile governo M5S a Roma. Il MoVimento aveva avuto quindi tutto il tempo di preparare piani strategici ed operativi sul problema dei rifiuti, della manutenzione stradale, della mobilità, dell’emergenza abitativa, ecc.; ma evidentemente la pretesa che sarebbero bastate onestà e buona volontà ha vinto sulla consapevolezza di doversi preparare adeguatamente per governare una città che tutti sapevano allo sbando da decenni, per cui ancora oggi manca un serio piano per i rifiuti a Roma (col candidato premier Di Maio che deve ricorrere ad inesattezze per nascondere la verità), l’operazione #stradenuove si è rivelata una bolla propagandistica e si aspetta l’intervento del governo centrale per vedere interventi non episodici, il destino del carrozzone ATAC è nelle mani incompetenti ed incapaci dell’assessore Meleo, mentre nella mobilità privata il codice della strada è stato definitivamente sostituito dalla legge della giungla.

 

Anche sull’emergenza abitativa l’attuale amministrazione si è presentata senza un briciolo di idea su come affrontarla. Tralasciando il primo anno di governo, in cui si è visto poco o niente, a fine luglio 2017, qualche settimana prima dello sgombero di via Curtatone, la Giunta Capitolina approvò una delibera dal titolo “Approvazione delle linee guida per la redazione del piano di azione capitolino per la realizzazione del programma straordinario di interventi per l’emergenza abitativa.” (Del.G.C. n.163/2017) ed il cui dispositivo essenzialmente recita:

 

[…]

DELIBERA
– di adottare le “Linee guida per la realizzazione di un Piano di azione per superare il disagio abitativo della Capitale d’Italia” […]
– di istituire, con determinazione del Direttore Generale, un “Comitato attuativo” di cui faranno parte rappresentanti del Gabinetto della Sindaca, dei Dipartimenti interessati e dei Municipi di Roma Capitale. Il Comitato avrà il compito di redigere, d’intesa con l’organo politico, il Piano di azione per superare il disagio abitativo della Capitale d’Italia che verrà sottoposto all’approvazione dell’Assemblea Capitolina entro il 31 dicembre 2017;

 

Da fine luglio 2017 quindi qualcuno deve aver iniziato a lavorare su questo “Piano di azione per superare il disagio abitativo della Capitale d’Italia“, sapendo che esso sarebbe dovuto essere approvato dall’Assemblea Capitolina entro la fine dell’anno. Inoltre ci sarà stato qualcun altro che avrà verificato i progressi nella redazione di questo piano, per essere sicuri di non mancare la scadenza prevista.

Ebbene, c’è da pensare che nulla di tutto ciò sia avvenuto, giacché è solo alla vigilia della scadenza di fine anno che la Giunta Capitolina emana una nuova delibera dal titolo “Ridefinizione del Piano di azione capitolino per la realizzazione del programma straordinario di intervento per l’emergenza abitativa nella citta’ di Roma” (Del.G.C. n.304/2017) e dal seguente contenuto:

 

[…]

DELIBERA
– di dare ulteriore mandato al Comitato Attuativo di cui alla DGC 163/2017 di
redigere a titolo gratuito rientrando tale compito nelle attività istituzionali dei
membri, d’intesa con l’organo politico, il Piano di azione capitolino per la
realizzazione del programma straordinario di intervento per l’emergenza abitativa
nella città di Roma, tenuto conto del mutato scenario ordinamentale, che verrà
sottoposto all’approvazione dell’Assemblea Capitolina entro il 30 giugno 2018.

 

Et voila, come niente fosse altri sei mesi per lavorare al Piano, con una scadenza sul cui rispetto nessuno scommetterebbe un soldo bucato.

Dalle premesse di quest’ultima delibera si evince che c’è stato un mutamento di scenario, dovuto essenzialmente alla cosiddetta “circolare Minniti” ed al parere dell’Avvocatura che ha escluso l’applicazione della normativa regionale nel punto in cui assegna una priorità agli occupanti abusivi. Ma entrambi quegli atti risalgono al settembre 2017, per cui ci si chiede come mai si sia arrivati a ridosso della fine dell’anno per prendere atto che il Piano non sarebbe stato pronto in tempo e che del tempo ulteriore fosse necessario. Obiettivi poco chiari? Disorganizzazione? Confusione amministrativa? Probabilmente la solita micidiale miscela di tutte queste cose, col risultato di rimandare alle calende greche i problemi facendo finta di niente (tanto ci sono sempre le passate amministrazioni, Mafia Capitale o l’invasione delle cavallette a cui dare la colpa).

 

 

Detto dell’ennesima dimostrazione di incapacità governativa del Comune di Roma, su questo stesso tema non si può tacere dell’inaccettabile posizione assunta da tempo dalla Regione Lazio e di cui non si dirà mai abbastanza male. È sempre vigente infatti la famigerata Delibera di Giunta Regionale n. 110 del 15.03.2016 che praticamente include gli occupanti abusivi degli stabili tra coloro che hanno diritto ad una sistemazione di alloggio da parte del Comune di Roma. Questi i passi salienti della delibera:

 

4) di individuare quali destinatari del presente Programma le seguenti categorie di soggetti:

– nuclei familiari inseriti nella graduatoria per l’assegnazione di alloggi di E.R.P. di Roma Capitale sulla base dei bandi generali anno 2000 e 2012 ed ancora in attesa di assegnazione;

– nuclei familiari che alloggiano presso i Centri di Assistenza Alloggiativa Temporanea (CAAT) di Roma Capitale alla data del 31 dicembre 2013;
nuclei familiari che vivono in immobili pubblici o privati impropriamente adibiti ad abitazione alla data del 31 dicembre 2013, come indicati nell’allegato D, unito alla presente deliberazione per farne parte integrante e sostanziale, che verrà aggiornato da Roma Capitale sulla base delle mutate condizioni degli immobili;
6) di stabilire che Roma Capitale, fermo restando le graduatorie di cui ai bandi generali anno 2000 e 2012, provveda all’individuazione degli altri nuclei familiari destinatari del presente programma mediante le seguenti procedure:

[…]

individuazione dei nuclei familiari presso gli immobili impropriamente adibiti ad abitazione, come individuati nell’elenco Allegato D alla presente deliberazione di cui costituisce parte integrante e sostanziale, aggiornato da Roma Capitale sulla base delle eventuali mutate condizioni. I nuclei familiari presenti nei singoli immobili saranno individuati a seguito delle procedure amministrative di competenza di Roma capitale, ai fini della verifica del possesso dei presupposti per l’assegnazione, secondo l’ordine cronologico.
(grassetti nostri)

 

 

Ed ecco l’allegato D:
AllD1

 

AllD2

 

Capito come? Tu occupi illecitamente un immobile, che sia di proprietà pubblica o privata non fa differenza, ed automaticamente per la Regione Lazio acquisisci il diritto ad ottenere un alloggio dal Comune di Roma. Non importa se tu ne abbia diritto o meno sulla base delle norme per l’edilizia popolare, che tu abbia magari un reddito stellare più o meno dichiarato, che vi siano situazioni ben più gravi della tua da risolvere: hai occupato con la forza e quindi acquisisci un diritto!
Anzi a ben vedere qualcuno più furbo potrebbe anche non aver bisogno di occupare con la forza, essendo sufficiente farsi registrare dal Comune come “occupante abusivo” per acquisire il diritto ad un alloggio. Come infatti si possano individuare degli occupanti, abusivi per definizione, è cosa che andrebbe chiesta alla Giunta Regionale. Già può essere difficile a volte stabilire la reale residenza di un cittadino qualsiasi, ma nel caso degli abusivi la cosa diviene semplicemente impossibile o per meglio dire del tutto arbitraria, finendo con l’essere gestita dalle organizzazioni sedicenti “per il diritto alla casa” che delle occupazioni abusive hanno fatto un business da anni. Per queste associazioni è infatti un gioco da ragazzi far risultare (o non risultare) qualcuno nell’ambito di un’occupazione abusiva.

 

Da notare che nell’elenco di cui all’allegato D figura addirittura in seconda posizione lo stabile di via Maria Adelaide, quello di proprietà della Regione Lazio ed i cui occupanti abusivi detengono senz’altro il record mondiale di privilegi riconosciuti dalle istituzioni a chi ha infranto la legge: costoro infatti non solo vivono da anni alle spalle di piazza del Popolo senza pagare un euro di affitto, ma hanno anche tutte le bollette gentilmente pagate dalla Regione ed in caso di vendita dello stabile avranno diritto ad un anno di affitto altrove a spese dell’acquirente dello stabile stesso!?! Non bastassero tutti questi privilegi, a quel centinaio di super-fortunati viene anche riconosciuto il diritto a ricevere un alloggio da parte del Comune di Roma (che ovviamente in caso di vendita dello stabile verrà sicuramente cumulato all’anno di affitto a cui hanno già diritto).
La prossima volta che dovrete recarvi in un pronto soccorso e sarete costretti ad aspettare diverse ore per essere visitati, dedicatelo un pensiero a Zingaretti, ai super-fortunati di via Maria Adelaide ed alle svariate decine di milioni di euro che la loro occupazione tiene bloccate e che potrebbero invece essere spese, ad esempio, proprio per fornire un servizio decente presso i pronti soccorso.

Solo a noi (e pochissimi altri) queste disposizioni appaiono uno schiaffo in faccia alle centinaia di migliaia di persone che, non potendosi permettere di vivere nel centro o semi-centro di Roma, vivono nelle estreme periferie o nei tanti paesini vicini o addirittura in regioni vicine ed ogni giorno sopportano ore di trasferimento per poter andare al lavoro? Costoro normalmente considerano la casa più un dovere che un diritto, per usufruire di un alloggio decoroso e confortevole per sé stessi ed i propri cari, ed invece che mettersi a pietire qualcosa dallo Stato si fanno due conti e cercano alloggio dove le proprie finanze glielo permettono, senza lamentarsi, magari facendo i salti mortali ogni mese per pagare mutuo e bollette, ma con una dignità che merita tutto il rispetto del mondo.

Come può definirsi “di sinistra” un governo, quello Zingaretti, che invece di tutelare i veri deboli, quella maggioranza silenziosa che normalmente fa del proprio meglio con quello che ha, favorisce qualche migliaio di prepotenti che fanno del parassitismo e della prevaricazione le loro ragioni di vita?
Ci piacerebbe che il presidente Zingaretti, nonché candidato alla sua successione, ci desse una risposta a questa domanda; anche perché già abbiamo iniziato a preoccuparci di dove buttarlo il nostro voto per la Regione Lazio il prossimo 4 marzo ed avere una rassicurazione da Zingaretti che su questo tema ci sarà un’inversione di tendenza nella prossima legislatura potrebbe essere decisivo per la nostra pur ininfluente scelta.

Su questo stesso tema ci piacerebbe anche sentire l’opinione della candidata Lombardi, considerato che, a meno di nostre sviste, mai si è sentita una voce al riguardo dalla pur non insignificante rappresentanza M5S in Regione Lazio. Abbiamo però l’impressione che Roberta Lombardi abbia adottato lo stesso stile comunicativo del Sindaco Raggi, nonostante sia da sempre raffigurata come contrapposta a quest’ultimo nell’ambito del MoVimento; ci vorrebbe qualcuno a lei vicino che le facesse capire quanto la sua campagna elettorale già debba scontare il pessimo andamento dell’amm.ne romana, senza che ci aggiunga lo stesso fare stizzoso e altero del Sindaco Raggi.

 

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