Ecco perché la ciclabile sull’Olimpica è chiusa e lo resterà per molto

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Sono in molti a domandarsi perché la ciclabile che collega i Parioli con la Salaria sia stata chiusa improvvisamente. Qualcuno l’ha scritto sui pannelli di sbarramento lato Moschea e ancora aspetta una risposta.

E allora la spiegazione gliela diamo noi. Dopo aver interpellato il presidente della Commissione Mobilità Stefàno e il Simu (il dipartimento per la Manutenzione Urbana), abbiamo scoperto che la causa della chiusura è una spaccatura nell’asfalto nella quale pare sia caduto un ciclista alcune settimane fa.

Abbiamo percorso il tratto di pista alla ricerca di questa spaccatura, convinti di trovarci di fronte ad una voragine o quanto meno qualcosa di veramente pericoloso. E invece si tratta di un ferita del manto rosso, lunga poco meno di 18 metri e larga 20 cm. Eccola qui

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Come si vede non è niente di drammatico. E’ stata causata dal cedimento del terreno che si è assestato verso un fossato adiacente (ci troviamo a circa 200 metri dalla via Salaria quindi nel tratto finale). Inoltre, non è una novità assoluta dato che la crepa – ci riferisce un ciclista di passaggio – è presente da molto tempo ed è stabile, non cresce.

La soluzione della chiusura totale della pista è da leggersi come uno scarico di responsabilità da parte dei funzionari del Comune che temono qualcuno possa inciampare nella crepa. Ma davvero è necessario chiudere un’intera pista per una ragione del genere? E soprattutto per quanto tempo? Prima di rispondere a quest’ultima domanda, diamo un’occhiata al resto della ciclabile e vediamo come hanno reagito i cittadini.

Il tratto è percorso da centinaia di biciclette ogni giorno che ora dovrebbero transitare sull’Olimpica ove il traffico scorre a velocità elevate, con un pericolo notevole per la loro incolumità. E così, hanno divelto le recinzioni e entrano lo stesso, infischiandosi del divieto.

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Già i divieti a Roma sono presi come un consiglio e non come una imposizione, ma quando sono idioti e mettono a rischio la vita non se li fila proprio nessuno. Tanto più, come si vede qui sotto, che il resto della pista è nelle solite condizioni schifose ma percorribili. Anzi sono proprio le recinzioni posticce installate dal Comune a creare i maggiori disagi.

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L’unico punto potenzialmente a rischio è quello che segue. Il cedimento dell’asfalto potrebbe provocare anche qui una spaccatura, oggi solo all’inizio. Ma non è detto. La situazione potrebbe restare stabile per molti anni ancora.

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Torniamo alla domanda lasciata in sospeso: quanto durerà la chiusura? Probabilmente molto tempo. Non ci sono risorse finanziarie ma soprattutto un eventuale intervento è a carico del Simu e richiede mesi e mesi. La conferma che in Campidoglio non sanno come risolvere il problema, arriva da una strana duplice lettera inviata dall’Assessore Meleo allo stesso Simu.

A rivelare il caso sono i Radicali di Roma che hanno pubblicato due versioni della stessa lettera. Nella prima versione, che vedete qui sotto, datata 26 marzo, l’assessore chiedeva un intervento immediato – per pericolo grave e imminente causato dal passaggio sulla strada dei ciclisti – e il ripristino della pista.

Lettera-Meleo

 

Ma questa lettera non arriverà al Simu, che dovrebbe aver ricevuto una missiva molto più morbida, senza la dichiarazione di pericolo grave e senza la richiesta di riapertura. La versione inviata sembra sia quest’altra (chissà!)

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La Meleo denunciava la mancanza di un cartello che segnalasse la chiusura. E il cartello, infatti, è arrivato ed è stato posizionato all’inizio di Monte Antenne, in modo da convincere i ciclisti a salire sul Monte e poi riscendere dalla parte opposta (!!!)

 

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In realtà la soluzione più sensata è un’altra ed è lasciare aperto l’intero tratto da via della Moschea fino alla crepa. Qui creare una recinzione provvisoria sulla strada per soli 200 metri in modo da permettere ai ciclisti di passare in tutta sicurezza. E’ un tratto di strada molto ampio dove una piccola corsia di 2 metri non cambierebbe nulla per il traffico veicolare, ma permetterebbe la fruizione della pista.

Torneremo a proporre la nostra soluzione in Campidoglio e insisteremo finché non venga realizzata.

 

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5 Commenti

  1. Roberto

    Ah ecco, allora in qualcosa la Meleo è brava, bravissima direi: lo scaricabile!
    Ma come, scrivi ai vigili chiedendo dare un’occhiata? E il problema chi dovrebbe risolverlo?
    E un’assessore così lo continuiamo pure a pagare?

    Poi certo, ci fosse stato un assessore ai lavori pubblici avremmo potuto prendere la con lui/lei, ma a Roma abbiamo scoperto che una tale figura è inutile e quindi almeno risparmiamo lo stipendio.
    E comunque ad occhio e croce la stessa cosa si potrebbe fare con la Meleo.

  2. Stanislao

    A mio parere per il funzionario che ha ritenuto opportuno scaricarsi dalla responsabilità chiudendo la pista ciclabile si configura il reato di interruzione di pubblico servizio.
    Con questo criterio dovrebbero essere chiuse al traffico praticamente tutte le strade di Roma, che sono in condizioni ben peggiori della pista ciclabile e molto più pericolose per chi le percorre, auto, moto, bici o pedone che sia. Sarebbe interessante individuare questo solerte funzionario e fare un esposto alla Procura della Repubblica

  3. Giulia

    Mi sento sollevata ad aver trovato questo articolo. Domenica 30/04 mi sono imbattuta in questa ciclabile e in questa famosa crepa che ha interrotto di fatto la viabilità. Nonostante sia dell’idea che mettere dei pannelli che bloccano la ciclabile invece di risanare una crepa sia veramente un intervento superficiale e mi sorge spontaneo un sorriso amaro. Sicuramente non è l’unico problema di quella pista,lasciata allo sbando,tra erba incolta,baracche e sporcizia di ogni tipo. Ho ricevuto una mail da roma mobilità che mi invita a scaricarmi un’app che monitora i chilometri percorsi in bicicletta nella mia città,anche con l’ “ausilio” dei mezzi pubblici (che prendo quotidianamente sia autobus che metro A e B). Sono al corrente delle difficoltà che riscontra ogni giorno questa rete di trasporti spesso molto affollata,quindi risulta improbabile la possibilità di salirci con un mezzo a due ruote. Nella mail si parla di un contest europeo “European Cycling Challenge 2017​” e di registrarsi affinchè Roma lo vinca. Abbiamo bisogno di un concorso al livello europeo per renderci conto che non siamo all’altezza di città come Amsterdam o Berlino? è veramente così impossibile creare delle semplici linee tratteggiate nelle carreggiate per definire lo spazio destinato ai ciclisti? o almeno,intanto, è veramente così impossibile dare giusto valore alle piste ciclabili che già abbiamo,favorendo CONCRETAMENTE gli spostamenti in bicicletta?

  4. Giancarlo

    Anch’io, purtroppo, non posso più recarmi al lavoro in bicicletta a causa di questa inutile ed inopportuna chiusura della ciclabile sulla via olimpica. Vorrei individuare una ragione vera di questa chiusura ma non la vedo proprio. Si vuole forse evitare che qualcuno possa cadere su una pavimentazione che presenta crepe qua e là? Allora preoccupiamoci anche del maggior pericolo che i ciclisti devono affrontare percorrendo la via olimpica insieme ad auto, moto, camion, etc. L’aspetto più triste è che non si intravede nemmeno l’ombra di un ripristino in tempi brevi.

  5. Filippo Guardascione

    Ringrazio Giulia e Giancarlo per i loro commenti interessanti. I concetti che entrambi avete espresso, li abbiamo inseriti in un altro articolo pubblicato pochi giorni fa che potete trovare nella sezione Trasporti del nostro sito e intitolato: “Per salvare i ciclisti occorrono tante piste ciclabili”.
    Comunque torneremo sull’assurda decisione di chiudere la pista sull’Olimpica. Sappiamo che sia l’assessore Meleo che il presidente della Commissione Mobilità Stefàno hanno letto il nostro articolo e si stanno attivando per cercare una soluzione. Se vorrete inviare vostri contributi sulla ciclabilità a Roma saremo lieti di pubblicarli

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