E se i Tredicine restituissero la festa della Befana ai romani?

Col bando del 2017 la festa della Befana di p.za Navona è praticamente morta. Se i maggiori detentori delle postazioni le restituissero al Comune, si potrebbe adottare un nuovo formato con vantaggi per tutti

Abbiamo letto su Il Messaggero di una memoria di giunta capitolina che illustra la strategia proposta dall’assessore al commercio, Monica Lucarelli, per cercare di rianimare la festa della Befana di piazza Navona (abbiamo cercato il testo sul sito internet del Comune ma senza successo).

Chi ci segue sa che la festa della Befana di piazza Navona è uno dei temi di cui ci siamo occupati fin dagli inizi delle nostre pubblicazioni, seguendo le vicissitudini che hanno portato la manifestazione dalle edizioni più affollate (fin troppo!) a quelle più sottotono (di una tristezza infinita).

La storia recente della festa comincia nel 2014, quando la Soprintendenza ai Beni Architettonici decise di ridurre i posteggi della festa da 115 a 72, per tutelare maggiormente piazza Navona. Il Municipio I provò ad adeguarsi alla nuova direttiva ma tra un boicottaggio degli operatori tradizionali e diversi bandi sbagliati, si persero diverse edizioni della festa.

Nel 2017 si ha la svolta, con il Comune che acquisisce la competenza sulla festa, emana un bando dove risultano vincitori in gran parte gli operatori tradizionali, i quali acquisiscono una concessione decennale per un piatto di lenticchie. Artefice del capolavoro è l’allora presidente della commissione commercio, Andrea Coia, poi divenuto assessore al commercio.
L’esito del bando risulta un disastro non solo per la città, premiando i soliti noti che dimostrano di non aver alcuna capacità né merito commerciale, ma anche per gli stessi operatori, che si ritrovano a sostenere elevatissimi costi per la sicurezza senza ricavi che riescano a coprirli.
Le edizioni che seguirono il bando furono un disastro sotto tutti i punti di vista, con allestimenti indegni di piazza Navona, scarsissimo pubblico e anche una gragnuola di sanzioni amministrative comminate dai vigili per difformità varie. Nel 2018 furono sanzionati 40 banchi su 60, mentre nel 2019 i controlli dei vigili portarono addirittura alla chiusura della manifestazione.

C’è stato poi il COVID a cancellare le ultime edizioni della festa e quest’anno si dovrebbe riprendere, da qui l’iniziativa dell’assessore Lucarelli per provare a rianimare un evento che dire deprimente è poco, nonostante lo scenario unico in cui si svolge.

Purtroppo il bando predisposto da Coia non ha praticamente spazi di manovra e si direbbe che l’unica sia turarsi il naso fino a quando esso non scada, ossia il 2026.

Nella memoria approvata l’altro giorno si prevede di rimettere a bando le 21 postazioni che nel frattempo sono state abbandonate dagli operatori, cercando addobbatori di presepe, costruttori di giocattoli e artigiani vari. Saranno inoltre previste rappresentazioni artistiche in varia forma, tra cui concerti gospel e spettacoli teatrali.

 

Oltre a squalificare un luogo prestigioso come piazza Navona, la modalità attuale della festa frutta al Comune poche migliaia di euro. Per dare un’idea delle potenzialità, a Milano una manifestazione simile, per quanto non possa esserci un luogo paragonabile a piazza Navona, fruttò nel 2017 al Comune circa 350mila euro!?!

Il problema è che il bando del 2017 fu fatto per una “fiera”, ossia una manifestazione riservata agli operatori ambulanti dove il criterio dell’anzianità è preponderante. Questo è il motivo per cui la gran parte delle postazioni finirono assegnate alla nota famiglia di ambulanti romani dei Tredicine.

A quanto ci risulta la tipologia dell’evento è stata nel frattempo cambiata in “festa”, manifestazione che diviene aperta a tutti gli operatori commerciali, non solo gli ambulanti. Questo vuol dire, ad esempio, che nella festa della Befana di piazza Navona potrebbero trovare posto le migliori eccellenze della gastronomia romana, tipo le produzioni da forno di Gabriele Bonci o il cioccolato di Gay Odin.

 

Noi temiamo che i tentativi dell’assessore Lucarelli di rianimare una festa ormai morta siano destinati a fallire o, al meglio, ad avere effetti poco significativi.

 

Ci sentiamo però di inviare una proposta da queste pagine alla famiglia Tredicine, coloro che hanno la quasi totalità delle postazioni della festa della Befana, oltre a decine (centinaia?) di altre licenze ambulanti sparse per il territorio romano.

Noi non abbiamo mai lesinato critiche al commercio ambulante romano, considerandolo una parte rilevante del degrado cittadino, e sappiamo che moltissimi romani sono sulle stesse posizioni. Essendo la famiglia di ambulanti più conosciuta a Roma, i Tredicine subiscono questo giudizio negativo, venendo visti come quelli che approfittano della città fregandosene di squalificarne alcuni dei luoghi più importanti (citiamo su tutte l’intoccabile postazione di vendita di caldarroste di piazza di Spagna).

 

Ebbene, considerato che anche per loro l’ultimo bando della festa della Befana si è rivelato una fregatura, con altissimi costi per la sicurezza e una manifestazione che non attira praticamente nessuno, perché non fare un “beau geste” e restituire le postazioni al Comune, dando così la possibilità di ripensare da zero la manifestazione e provare a farne un evento di successo con un formato tutto nuovo?

Detta in altri termini, invece che arroccarsi mantenendo il micragnoso formato attuale, fatto di alti costi e scarsi ricavi, perché non offrire la possibilità di rivederlo completamente, puntando a qualcosa di prestigioso da cui aspettarsi ricavi considerevoli? Ovviamente ci sarà da spartire la torta con altri operatori, ma una torta potenzialmente molto più grande con benefici per tutti, inclusa la città che così potrà rinverdire i fasti della tradizionale festa della Befana di piazza Navona.

 

Considerino i Tredicine che ritorno positivo in termini di immagine potrebbero avere da un gesto generoso nei confronti della città, per di più probabilmente senza perdere soldi ma anzi probabilmente guadagnandoci di più, grazie al probabile ben più cospicuo giro d’affari.

 

Purtroppo immaginiamo che questo genere di discorsi non tocchi il cuore di chi per decenni ha solo pensato a massimizzare il proprio profitto senza mai curarsi di cosa restituiva indietro alla città. Però crediamo il tentativo vada fatto, per mostrare agli imprenditori cittadini, in questo caso alla nota famiglia Tredicine, che va bene puntare al guadagno personale, ma senza curarsi delle condizioni in cui si opera si rischia di immiserire anche la propria di attività.

La festa della Befana così com’è organizzata ora non ha speranze neanche di riavvicinarsi ai fasti, e al giro d’affari, del passato, mentre avrebbe le potenzialità per competere con le migliori manifestazioni natalizie che si svolgono in giro per l’Europa, grazie ad uno scenario unico come piazza Navona.

Meditate Tredicine, meditate …

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