Dopo le bancarelle, il M5S rimette in gioco anche i camion bar

camion bar

 

Sembra proprio che il concetto di “sviluppo economico” per i 5 Stelle sia rappresentato – nella Capitale d’Italia! – dalle bancarelle. Non abbiamo ancora finito di riprenderci dalla pessima delibera consiliare “salva Tredicine” che anche il Dipartimento dell’evanescente assessore Meloni ci mette del suo.

Nel recente incontro di lunedì 12 giugno il Presidente della Commissione commercio Andrea Coia ha voluto ampiamente rassicurare le associazioni di categoria del commercio su aree pubbliche che non c’è nulla contro di loro (e ce ne eravamo accorti leggendo il testo…), fino a spingersi a garantire la piena disponibilità del Dipartimento capitolino in tutto ciò che fosse necessario.

Nel frattempo, per la precisione l’8 giugno con protocollo n. QHCB 34257, dagli uffici di Via dei Cerchi parte una missiva proprio con destinatari i sindacati degli ambulanti ad oggetto: “Ricollocazione delle attività di commercio su area pubblica rotazioni di cui alle Deliberazioni nn. 3184/88 e 4828/89 punto 1”, cioè dei camion bar.

lettera camion bar2

 

A una prima lettura sembra quasi una marcia indietro, un rimettere in discussione tutto il lavoro fatto per riportare queste attività a un decoro per molti sconosciuto e affrancare il patrimonio storico e monumentale della Capitale da un commercio a volte indecoroso.

Nella lettera si invitano le organizzazioni “a presentare entro 15 gg dalla presente anche eventuali proprie proposte” al fine, si legge più sopra, delle “definitive ricollocazioni delle postazioni temporaneamente spostate”.

Quindi si aprirebbe una sorta di trattativa su dove posizionare gli ambulanti trasferiti due anni fa. E chissà che non riescano ad accaparrarsi qualche nuovo spazio pregiato per la vendita di bibite, gelati e panini per la gran parte di scarsa qualità.

camion bar
Un camion bar prima del trasferimento

 

Per maggior chiarezza facciamo un passo indietro e torniamo a due anni fa. Il 10 luglio – dopo mesi di accordi tra Roma Capitale e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo (poi integrati anche dalla Regione Lazio), delibere capitoline, istruttorie degli uffici nel Tavolo del decoro e decisioni dei giudici amministrativi – in una calda giornata estiva inizia la delocalizzazione di una serie di attività su area pubblica dopo anni nei quali erano sembrate inamovibili a dispetto delle esigenze di tutela e salvaguardia dei monumenti romani e del decoro cittadino.

Il “miracolo” si materializza in tre determinazioni dirigenziali: in una vengono indicate le nuove postazioni di alcuni camion bar fuori dall’area del Colosseo e Piazza Venezia; in un’altra la maggior parte degli urtisti sono allineati dal Colosseo a Via di S. Gregorio; nell’ultima, infine, altri posteggi del 1° Municipio sono spostati dal Tridente a Via Carlo Felice. Nonostante le proteste e i ricorsi, la manovra riesce e, finalmente, alcune aree pregiate vengono restituite a una piena e libera fruizione di cittadini e turisti e, ancora oggi, tale situazione resiste.

Gli spostamenti sono dichiarati temporanei in attesa di un piano di risistemazione complessiva di tutta la città, all’interno del quale la temporaneità sarebbe diventata definitiva.

Tornando a oggi, sebbene tra le righe della lettera si legga: “l’apposito Tavolo Tecnico per il Decoro sta procedendo nel lavoro di individuazione delle aree nelle quali è possibile assentire le attività commerciali di cui trattasi”, è utile rammentare che il citato Tavolo in questi due anni, prima sotto il commissariamento Tronca e poi con la Giunta Raggi, non è stato capace di produrre nulla di concreto e, al massimo, ha prorogato quei provvedimenti che in nove mesi di caparbia determinazione, tra il 2014 e il 2015, videro la luce.

Una comunicazione come quella prodotta dal Dipartimento fa scattare, a questo punto, un preoccupato allarme per più di una ragione.

Da un lato un’apertura così congegnata potrebbe rimettere in gioco luoghi lasciati liberi e che tali dovrebbero rimanere. L’affermazione “Si precisa che possono essere prese in considerazione solo aree dove non sono stati già adottati provvedimenti di delocalizzazione” non dice nulla, soltanto che non possono reinstallarsi dove erano prima ma non vieta che si possa discutere di spazi a pochi metri dai precedenti. Oltretutto una discussione simile potrebbe impantanarsi per molto tempo, ritardando ancora (!) l’adozione del piano di riordino generale del comparto, con un nuovo strascico di istanze, ricorsi e appelli. E con grande soddisfazione delle famiglie detentrici di molte licenze che continuerebbero a rimanere nei posteggi ancora da trasferire.

Inoltre, la trasformazione (o l’avvio del procedimento per la trasformazione) delle ricollocazioni temporanee in definitive quando il piano generale ancora non è stato approvato (ma esisterà mai?) indebolisce questi provvedimenti con la concreta possibilità di una vittoriosa impugnazione presso il TAR e la caducazione dell’intera operazione di “liberazione” delle aree pregiate.

Infine, l’ennesima stranezza risiede nella richiesta rivolta soltanto alle rotazioni dei camion bar e non per le altre tipologie (in particolare per gli urtisti, forse gli unici per i quali sarebbe necessaria una ridefinizione delle attuali temporanee postazioni). Che si voglia dare qualche vantaggio alle note famiglie…?

Dopo la delibera Coia, un altro controverso atto di questa amministrazione tra le più opache che la storia della città ricordi. Non possiamo fare a meno di domandarci se l’assessore Meloni faccia solo finta di essere in disaccordo con il Presidente della Commissione ma in realtà gli faccia sponda come nel gioco del poliziotto buono e di quello cattivo o davvero conti così poco da non controllare neppure i propri uffici.

Ci auguriamo di trovare al più presto qualche risposta e, soprattutto, tangibilmente rassicurante.

Tant’è! Ma noi non demorderemo, modesti cronisti, magari, ma testardi e appassionati di Roma.

 

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