Dopo Barcellona le città montano barriere anticamion. Il caso Nizza

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L’incubo attentati si sposta in Italia. Le dichiarazioni di alcuni sedicenti gruppi vicini all’Isis fanno temere per il nostro paese e in particolare per le grandi città. Milano ha già provveduto a montare barriere anti-camion al Duomo e in Galleria. Ma lo stesso assessore, Pierfrancesco Maran, che ha spinto per la messa in sicurezza si domanda se la scelta dei New Jersey, barriere di cemento molto pesanti, sia la migliore dal punto di vista estetico.

new jersey milano

 

Come si può vedere dalla foto qui sopra, si tratta di oggetti davvero brutti che – sebbene siano efficienti dal punto di vista della sicurezza – rovinano l’immagine della Galleria meneghina. Il Comune di Milano ha sollecitato architetti e ingegneri a ideare qualcosa di gradevole dal punto di vista dell’immagine ma che garantisca la difesa dei pedoni.

Nizza – la città che dopo Parigi ha pagato il prezzo più alto in termini di vittime per l’attentato del luglio 2016 – ha speso 30 milioni di euro per realizzare barriere nei luoghi più affollati, a partire dalla Promenade des Anglais dove un tir uccise quasi 90 persone.

I piloncini che vi mostriamo nelle foto seguenti sono di acciaio e contengono al loro interno un’anima di ferro. Tra un pilone e l’altro è stata stesa una corda in acciaio intrecciato che ha una certa elasticità in modo da non spezzarsi in seguito all’urto di un veicolo assassino. Tutto è stato verniciato di bianco, con una speciale vernice antiruggine e anticorrosione (siamo a pochi metri dal mare).

Barriere anti terrorismo Nizza

Barriere anti terrorismo Nizza2

Barriere anti terrorismo Nizza4

 

I passaggi pedonali invece sono stati protetti con piloni più alti ma ovviamente senza corda di collegamento. Lo spazio tra l’uno e l’altro è quello necessario al passaggio di un disabile in carrozzina.

Barriere anti terrorismo Nizza3

 

In una città che fa dell’apertura e dello spazio la propria caratteristica, queste barriere sono una violenza, ma la ferita inferta dagli attentatori è stata così tremenda che il compromesso è indispensabile.

La soluzione adottata a Nizza ci sembra molto più gradevole dei New Jersey milanesi e poiché anche Roma si sta interrogando come difendere le proprie strade e le proprie piazze, proviamo a suggerire alla neo assessora ai Lavori Pubblici, Margherita Gatta, di prenderla in considerazione.

Roma è obiettivo sensibile sia per il suo ruolo di capitale, sia per la presenza del Vaticano. Proteggere tutti i punti nevralgici del turismo e della movida è impossibile, sono troppi. Ma in Campidoglio stanno già stilando una lista di quelli più a rischio e sui quali intervenire: Colosseo, Piazza Trilussa, Santa Maria in Trastevere, via della Conciliazione, piazza Risorgimento, via del Corso e piazza di Spagna, piazza del Popolo, Ponte Milvio, piazza Euclide. Per alcuni è più facile, essendo già “isole pedonali”. Usiamo le virgolette perché a Roma le isole pedonali sono invase dalle auto, ma ad esempio Santa Maria in Trastevere potrebbe essere difficilmente raggiungibile da un furgone (per non parlare di un tir).

Altro elemento indispensabile è addestrare i Vigili Urbani alla gestione e alla prevenzione di questo tipo di emergenze. Secondo Stefano Giannini, rappresentante di uno dei maggiori sindacati di polizia urbana, si rischia di voler fermare i terroristi con le multe e quindi di farli ridere. Al corpo andrebbe consentito di accedere ai data base internazionali per verificare se una persona è ricercata o meno e di poter usare le armi. Serve dunque una riforma di base dei corpi di Polizia locale.

Intanto, dato che si comincerà dalle barriere fisiche, speriamo che Roma non adotti la soluzione sciatta dei New Jersey poggiati qua e là che nel tempo non diventino parte del paesaggio urbano. L’esempio di Nizza e di barriere esteticamente valide può essere seguito anche nella nostra città.

 

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Finalmente si riesce a fotografare il Pantheon senza intrusi, che siano bancarelle o auto della @PLRomaCapitale. Ben lieti di riconoscere il ben fatto, per una volta, a @virginiaraggi. Persi oltre 3 anni ma finalmente è fatta (e che duri!)

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