Dalle europee l’ultimo avviso alla Raggi. A Roma, il M5S perde 2 voti su 3

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E’ la conferma che stare dalla parte delle piccole lobbies non premia in termini elettorali. La lezione ricevuta da Gianni Alemanno non è bastata ai grillini che hanno proseguito nella stessa direzione del Sindaco di centro-destra. Alemanno aveva pensato che lisciando il pelo ai tassisti, ai bancarellari, ai cartellonari e a qualche palazzinaro sarebbe rimasto saldo alla guida del Campidoglio e invece il suo mandato finì con uno dei peggiori risultati mai ottenuti da un Sindaco uscente.

La Raggi potrebbe battere quel record negativo e sempre per gli stessi errori. La prima giunta monocolore del dopoguerra si è distinta solo per la sua benevolenza nei confronti degli stessi bancarellari, tassisti e cartellonari, dimenticando i cittadini che avevano chiesto legalità e decoro. E proprio come hanno punito Alemanno, adesso stanno punendo la Raggi.

I risultati delle elezioni di domenica parlano chiaro e numeri così netti non hanno bisogno di grandi interpretazioni. Grazie alla grafica pubblicata sul Messaggero in edicola oggi, possiamo vedere che a Roma in un solo anno i pentastellati hanno perso 15 punti percentuali, passando dal 32,5% al 17,5. Nel frattempo la Lega è passata dall’11,6 del 2018 al 25,7%, drenando consensi a Forza Italia e soprattutto al M5S. Il boom leghista viene soprattutto da qui, dato che il Pd ha ottenuto un 30,6% di tutto rispetto, guadagnando 10 punti rispetto alle politiche.

 

Il segnale è chiaro: i cittadini si sono sentiti abbandonati. Allo spettacolo indecoroso del cambio continuo di assessori, delle nomine di incapaci come Margherita Gatta ai Lavori Pubblici o di personaggi poco trasparenti come Lanzalone alla guida dell’Acea; lo scandalo De Vito; la cacciata dei vertici Atac e Ama nominati dalla stessa Raggi e soprattutto la mancata risoluzione di tutti i problemi storici della capitale non potevano portare ad un risultato diverso. Non solo la città è peggiorata su tutti i fronti (decoro, sosta selvaggia, rifiuti, buche, trasporti, manutenzione verde, legalità), ma la paura maggiore è quella del futuro fatto di nessuna idea, zero sviluppo economico, minima programmazione.

E’ come se i romani avessero compreso che non si può gridare al vento che cambia e poi mostrare solo cialtronaggine e improvvisazione. E non solo i romani. Basta guardare al risultato ottenuto dai 5Stelle nel voto amministrativo in tutta Italia. Torino ha punito la Appendino; a Livorno non arrivano neanche al ballottaggio. E perdono Avellino, Nettuno, Civitavecchia. In nessun capoluogo di provincia sono arrivati secondi, lasciando che a battersi siano i tradizionali centro-destra e centro-sinistra.

Il mix micidiale della politica nazionale e delle scarse performance locali hanno dato un colpo ai 5stelle che difficilmente dimenticheranno. E Roma, in questo panorama, è il test più importante. D’altronde sono proprio le periferie ad aver voltato le spalle alla Raggi. Guardiamo nella tabella che segue il voltafaccia di Tor Bella Monaca, Giustiniana, Portuense nei confronti della giunta.

Al Tuscolano, alle comunali del 2016, i pentastellati avevano raggiunto il 37% e ora si fermano al 18. Perfino la roccaforte di Ostia quasi dimezza i consensi.

 

(Elaborazione Centimetri per il Messaggero)

Tutto a favore della Lega che considerava Roma la madre delle città ladrone, che poche settimane fa ha bloccato il decreto per salvare la capitale dal suo debito, che ritiene i romani fannulloni e disonesti. Evidentemente gli elettori hanno la memoria corta tanto è vero che hanno premiato anche il Pd con un clamoroso 30,6%, dimentichi della cacciata di Marino dal notaio.

Se quello di domenica fosse stato un voto per il Campidoglio si sarebbero aperti scenari complessi, fatti di un centro sinistra intorno al 34/35% (se si considera anche il partito della Bonino) e un centro destra che lo supera di poco. Un eventuale ballottaggio avrebbe portato quasi certamente ad un Sindaco di centro-destra, dato che i voti 5stelle vanno più facilmente in quella direzione.

Ed è quello che probabilmente accadrà tra poco più di un anno, quando la Raggi arriverà al capolinea (difficilmente toccherà il traguardo del 2021) e sulla poltrona di Sindaco siederà un leghista. Uno scenario inquietante, fatto di probabili marce indietro sulle poche cose buone decise in questi anni come le piste ciclabili e le corsie preferenziali. Insomma cadremmo dalla padella nella brace, tutto per colpa di una amministrazione pentastellata che si è dimostrata imbelle e inetta. Roma ne uscirebbe stremata, dopo 4 anni di Raggi e 5 anni di Lega, arrivando al 2025 a pezzi, con una totale impossibilità a rialzarsi.

Non è fantapolitica, è purtroppo l’amara realtà di una capitale che sembra condannata a non avere un governo capace e moderno come quello di Milano. E se tutto questo dovesse avvenire la colpa sarebbe del Pd che cacciò Marino, ma soprattutto della Raggi e dei suoi collaboratori che hanno preferito accudire le lobbies d’accatto piuttosto che pianificare un futuro sano per tutti i cittadini.

 

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4 Commenti

  1. Maria

    Sogno un Commissario con poteri straordinari, che non abbia necessità di consenso, che abbia mani libere per fare ciò che serve a Roma, senza guardare a bancarellari e lobbies varie.

  2. mario

    il 30% al PD rimane un mistero…….convinciamoci che questo voto in chiave europea non rispecchi quello che ci sarebbe in caso di rinnovo del sindaco……

  3. Anonimo

    Roma si sarebbe ‘accontentata’ di avere un servizio di trasporto pubblico, di raccolta rifiuti e di manutenzione del verde urbano decente… sconfiggere definitivamente le lobbies di turisti, bancarellari e tassisti sarebbe stato un plus… la Raggi ahimè ha fallito su tutti questi fronti.

  4. Anonimo

    Roma si sarebbe ‘accontentata’ di avere un servizio di trasporto pubblico, di raccolta rifiuti e di manutenzione del verde urbano decente… sconfiggere definitivamente le lobbies di urtisti, bancarellari e tassisti sarebbe stato un plus… la Raggi ahimè ha fallito su tutti questi fronti.

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