Dagli Europei di calcio al Giubileo: 4 anni di eventi per cambiare il volto della città

Sei appuntamenti per rilanciare e rigenerare Roma, un'occasione più unica che rara!

Nell’immediato futuro della capitale vi sarà un susseguirsi di eventi che, se affrontati con la giusta preparazione e una sana progettazione, cambieranno per molti anni a venire il volto della città.

Tutto si verificherà in soli 4 anni, in cui eventi sportivi e religiosi porteranno a Roma milioni di persone, con ricadute economiche enormi.

La capitale sarà chiamata a modernizzarsi, a stravolgere le proprie infrastrutture, a pianificare una corretta manutenzione ordinaria e straordinaria, a organizzare una nuova viabilità, ecosostenibile e smart.

Tutto inizierà con gli Europei di calcio, rinviati causa Covid al 2021. Il 12 giugno si giocherà all’Olimpico la partita Italia-Turchia, sarà un vero e proprio calcio di inizio che farà diventare Roma, per tre anni consecutivi, il centro del mondo sportivo. Gli Europei saranno itineranti, giocati in 12 città differenti, per celebrare il 60°  compleanno della Uefa, e sempre all’Olimpico la Nazionale incontrerà le squadre di Svizzera e Galles.

Esattamente un anno dopo, nell’estate del 2022, si terranno gli Europei di nuoto e i mondiali di Beach Volley. Nel voler sottolineare la portata degli Europei di Nuoto, basti pensare che quelli disputati a Glasgow nel 2018 hanno fatto registrare qualcosa come 1.500 atleti, 52 nazioni partecipanti, 74 finali disputate, per un audience web/tv di circa 200 milioni di spettatori.

 

Per rimarcare l’attenzione verso questo evento il governo ha previsto, nella legge di bilancio, di stanziare 325 milioni di euro per il completamento della Vela di Calatrava. Di questo fondo, 25 milioni saranno utilizzati per mettere fine al contenzioso tra l’università di Tor Vergata e la società Vianini, proprietaria dei terreni dove sorge la struttura incompiuta. I restanti 300 milioni saranno destinati alla manutenzione e al suo completamento. Se la legge di bilancio sarà approvata entro il 31 dicembre, le norme partiranno già dal mese di gennaio e il fondo per la Vela dovrà essere assegnato entro marzo 2021 alla società che si occuperà del suo ripristino.

L’opera si sarebbe dovuta completare nel 2008, per i mondiali di nuoto del 2009, con un costo iniziale di 60 milioni di euro. Tra ritardi, mala amministrazione, burocrazia e corruzione, il cantiere non vide mai la fine e a mondiali conclusi l’importo per ultimare i lavori lievitò vertiginosamente, fino alla cifra monstre di 607 milioni di euro (il cantiere venne riaperto nel 2011, quando si paventò l’ipotesi delle Olimpiadi del 2020, ma il conto da saldare toccò i 660 milioni).

Dunque, questa sarà l’occasione giusta per riscattarsi, forse, dopo tanti anni di imbarazzo, di immobilismo e clientelismo. Dimostrare che le cose si possono fare per davvero. La vela di Calatrava è ormai il simbolo del malaffare romano, una ferita aperta che brucia ogni qual volta la si guardi. Non a caso nella serie tv “Suburra” gli sceneggiatori hanno scelto l’interno della vela per ambientare gli incontri dei malavitosi, come se fosse un salotto della criminalità, un luogo pubblico diventato privato, dove si ha la libertà di corrompere chiunque.

 

Interno della Vela di Calatrava, nella serie tv “Suburra”

 

Nel 2023 toccherà al Ryder Cup, una prestigiosa kermesse di golf, ospitata per la prima volta in Italia, per la quale lo Stato ha già stanziato 27 milioni di euro per riqualificare tutto il quadrante est che dovrà accogliere 50 mila presenze giornaliere. Il torneo si svolgerà al “Marco Simone Golf and Country Club”, situato tra Casal Monastero e Guidonia, vincitore della selezione nel 2015.

Foto da pgatour.com

 

Nel 2024 si terrà, poi, l’importantissima rassegna degli Europei di Atletica leggera, 50 anni dopo quelli del ‘74 targati dalle storiche medaglie di Pietro Mennea. Le riqualificazioni saranno importanti, dall’Olimpico (con tutti i nuovi progetti relativi al quartiere Flaminio) al Circo Massimo, molti i quartieri coinvolti, protagonisti di un evento che iniziò la sua storia proprio in Italia con la prima manifestazione svoltasi a Torino nel 1934.

Stadio Olimpico, cerimonia di apertura delle Olimpiadi del 1960

 

Terminato questo tour de force sportivo, i romani non avranno tempo per riposarsi, si arriverà all’evento degli eventi: il Giubileo del 2025. Da tutte le parti del mondo, milioni di pellegrini si riverseranno tra le strade e i vicoli dell’Urbe, gli alberghi saranno presi d’assalto, con notevoli ricadute sul PIL, sia a livello regionale sia a livello nazionale. Sarebbe il caso di dire “una vera mano santa” visto il calo del 90% del turismo e una crisi economica che sta divorando le attività commerciali.

Anche l’indotto lavorativo sarà interessato da un’importante crescita, dagli sponsor che sbarcheranno in città, ai servizi di assistenza ai turisti, agli appassionati di sport, alla sorveglianza, all’apertura dei cantieri, al potenziamento della ristorazione e molto altro.

Difatti, il governo ha aperto un tavolo istituzionale per stabilire un piano di interventi e di opere necessarie ad affrontare questo delicato appuntamento. Il piano per il Giubileo dovrà avere una cabina di regia attenta ad ogni passaggio, in quanto dovrà essere aggiornato ogni sei mesi per coordinare e monitorare con impegno tutte le iniziative e la realizzazione degli eventi. Per far questo tutte le forze politiche, maggioranza e opposizione, dovranno collaborare in sinergia, senza scontri di partito o di ideologia.

 

 

Perché, come si è visto, già dalla scadenza di marzo 2021, non c’è tempo da perdere, la città non può polarizzarsi a lungo su una campagna elettorale incentrata solo sullo sminuire l’operato del singolo candidato. Servirà subito una progettazione che, da una parte, garantisca al governo una solida collaborazione per portare a termine tutti gli appuntamenti in agenda, dall’altra, che rassicuri gli investitori e tranquillizzi i romani sul fatto che non sarà sprecata un’occasione così ghiotta di rilancio e non saranno abbandonati di fronte uno tsunami alle porte su cui gli allarmi sono già scattati.

Qualcuno, com’è giusto che sia, sarà contrario, punterà il dito su questioni più stringenti, rimarcando l’accento su alcuni problemi endemici delle amministrazioni romane, sulla loro incapacità di proteggersi da infiltrazioni esterne e di garantire la naturale conclusione degli impegni presi; altri saranno favorevoli, immaginando finalmente una capitale europea degna di poter competere con chiunque; altri ancora diranno “c’è il Covid, non ha senso programmare il futuro”.

Certo, osservazione legittima quest’ultima, ma sarà proprio questa la sfida più grande: progettare una città guardando oltre la pandemia, oltre l’emergenza, oltre la paura. Perché solo così, quando il Covid sarà un brutto ricordo, Roma sarà pronta ad una nuova fase economica e sociale, e se il virus non dovesse essere sconfitto, vorrà dire allora che, tra tre o quattro anni, ci ritroveremo a parlare di un’altra città, di un altro mondo.

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