Cure mancate e abbandono scolastico: le vittime dimenticate del Covid

I 40mila morti Non Covid di cui nessuno parla. Mammografie giù del 32% e 100mila interventi rinviati. Intanto 1 minore su 3 potrebbe non tornare a scuola

 

C’è una battuta che circola tra gli studenti di medicina: questo è il momento migliore per iscriversi alla facoltà, tanto ora è rimasta una sola malattia!!!!

Purtroppo la realtà è molto diversa da quanto si legge sui giornali perché tumori e problemi cardiovascolari restano le maggiori cause di morte in questo Paese che ha deciso di chiudere i propri ospedali per oltre un anno. Un’anomalia tutta italiana dato che in Europa e negli Stati Uniti le attività ordinarie sono proseguite pure durante la pandemia, anche se con maggiori accortezze.

Il più longevo medical drama della tv, Grey’s Anatomy, ha voluto mostrare nell’ultima stagione che la vita negli ospedali americani è andata avanti per tutte le patologie, proseguendo negli interventi e nella prevenzione secondaria. E’ un film direte voi. Ma i dati del CDC americano e dei principali sistemi sanitari europei confermano che non si tratta di fiction televisiva ma di realtà.

Diverso è il caso italiano e su queste pagine abbiamo più volte insistito perché i grandi ospedali romani riprendessero la loro funzione, cosa che è avvenuta solo nelle ultime settimane e sempre parzialmente. Una bella inchiesta di Federico Fubini e Simona Ravizza, pubblicata martedì sul Corriere della Sera, ha mostrato dati tremendi sull’altra epidemia, quella delle cure mancate. L’articolo racconta il caso emblematico della signora Tiziana De Meis, insegnante romana di 56 anni, che si era sottoposta a mammografia di controllo un anno prima dell’arrivo del virus. Il medico le suggerì un nuovo esame dopo 12 mesi, ma la signora non riuscì a farlo dato che nel 2020 in nessun ospedale erano disponibili a riceverla. Purtroppo, un mese fa, la signora è stata sottoposta a mastectomia a causa del ritardo dei controlli.

Nel corso del 2020 le mammografie sono diminuite mediamente del 32%, dati simili per lo screening del colon retto mentre secondo l’Università Liuc gli italiani hanno ricevuto 73 milioni di prestazioni specialistiche in meno. Con questi dati c’è da aspettarsi un numero di morti elevatissimo nel corso dei prossimi cinque anni per cure mancate. I morti in eccesso Non Covid rispetto alla media degli anni precedenti sono ben 40.000. L’Italia – si legge nell’articolo di Fubini e Ravizza – è il paese, dopo la Spagna, che ha registrato il maggior numero di vittime in eccesso che non hanno mai contratto il virus. Si stima che i decessi per problemi cardiaci fuori dagli ospedali siano cresciuti del 30% nel solo 2020.

Secondo il prof. Francesco Cognetti – presidente della Confederazione oncologi, cardiologi ed ematologi – negli ultimi 15 mesi sono stati cancellati 100.000 interventi chirurgici per tumore. Questo significa che siamo solo all’inizio di tante morti non Covid da mala organizzazione, che proseguiranno nel tempo e di cui nessuno parlerà. Il ministro della Sanità, il Cts e le virostar televisive – tutti ossessionati solo dal coronavirus – avrebbero dovuto pensare anche ad organizzare gli ospedali in modo tale che potessero proseguire nell’attività come fatto nel resto del mondo.

Solo per fare un esempio, a Roma abbiamo assistito ad un ospedale di frontiera come il Sandro Pertini che ha chiuso completamente i reparti di chirurgia per mesi senza alcun motivo. I chirurghi sono rimasti a casa e i letti erano vuoti. Perfino quando il reparto Covid non aveva più malati ricoverati, gli altri settori dell’ospedale non hanno riaperto subito ma hanno atteso settimane preziose per la vita di tutti gli altri pazienti.

E questa estate le cose non vanno meglio: a maggio le visite cardiologiche sono state la metà rispetto al periodo ante-Covid. Nelle malattie del sangue e nei tumori si conta un accumulo di trentamila diagnosi mancate e 18 mila trattamenti non avviati, rispetto alle medie precedenti.

Il silenzio della tv e della grande stampa (con la lodevole eccezione del Corriere) su queste migliaia di vittime che si potevano evitare è imperdonabile. Se Lilli Gruber, Formigli, Vespa e tanti altri ricordassero cosa significa davvero fare il giornalista, eviterebbero di suonare la grancassa per conto dei virologi e tornerebbero a fare inchieste sul campo, a scoperchiare argomenti di cui nessuno si occupa. Così come l’abbandono scolastico.

 

Il Daily Mail, che evidentemente ancora fa informazione, ha scovato un rapporto del Centro di Giustizia Sociale britannico (CSJ) secondo cui, dopo i lockdown, ben 100.000 studenti non sono mai più tornati a scuola. Dice il direttore del CSJ: “When a child disappears from our school system, their future often disappears with them”, quando i ragazzi spariscono dal sistema scolastico,  sparisce anche il loro futuro.

Anche in questo caso, Roma non fa eccezione. La didattica a distanza ha fatto aumentare il tasso di dispersione scolastica dal 13% a oltre il 25%. Rocco Pinneri, direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale, spiega che sono soprattutto i giovani delle secondarie a non tornare più a scuola ma il fenomeno è presente anche alle medie. Molti di loro sceglieranno la strada della malavita.

Addirittura, secondo un rapporto della Comunità di Sant’Egidio, nella Capitale un minore su tre rischia di lasciare per sempre la scuola.

E’ incredibile come questo fenomeno di “infodemia” che ha investito l’Italia dove si parla solo di Covid, non comprenda tutti i danni collaterali che la cattiva gestione di questo virus sta facendo. Spetta all’informazione indipendente come la nostra tenere alta l’attenzione, perché se si dà retta al mainstream, risolto il virus il mondo tornerà quello di prima. Ma purtroppo è una falsa illusione.

 


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