Cosa sarà del trasporto pubblico romano dopo il fallimento del Referendum?

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Cosa sarà del trasporto pubblico romano da qui al 2021, dopo il fallimento del referendum? Virginia Raggi e l’assessore Meleo se la sono cavata con una frasetta da scuole elementari: “Atac resta pubblica”. Ma cosa significa in termini pratici per i milioni di utenti che ogni giorno non possono usare i mezzi pubblici in quanto Atac non riesce a garantire più di 80 milioni di Km l’anno contro un contratto che ne prevede almeno 101? Mercurio Viaggiatore analizza la situazione del dopo-referendum e avanza una proposta interessante: appaltare i km mancanti ad uno o più operatori in via provvisoria

di Mercurio Viaggiatore (@mercuriopsi)

 

A Roma il tasso di motorizzazione è elevatissimo: il 65% usa auto o scooter per spostarsi, mentre solo il 35% ricorre al trasporto pubblico.
Già in partenza il quorum del 33% era quindi un obiettivo molto difficile da raggiungere, se poi consideriamo la scarsissima campagna informativa da parte del Comune, e la demotivazione dovuta all’impostazione politica e semplicistica su un tema tanto delicato, si capisce il risultato dell’affluenza ferma solo al 16%, con circa 387mila cittadini votanti (poco più di tutti gli abbonati annuali ATAC). Com’era prevedibile ha prevalso il Sì con il 75% dei voti.

 

 

Nessuno si illuda che il non-voto sia stata un’espressione convinta di preferenza per mantenere lo status quo, o per evitare l’inevitabile espansione dei privati nel panorama romano.
La produzione di superficie infatti sprofonda sempre più in basso, sia per ATAC che per il privato RomaTPL.

Per ATAC il numero dei bus circolanti è sempre meno, una gara per 320 bus è andata deserta, l’acquisto di ripiego di 227 bus tramite piattaforma Consip presenta forti incognite, perché la ditta fornitrice (Industria Italiana Autobus) è in forte crisi aziendale ed il suo futuro è incerto. Nella migliore delle ipotesi ATAC conta di stipulare il contratto di fornitura entro fine anno, per vedersi iniziare le consegne a partire da luglio 2019. Nel frattempo ATAC ha avviato una procedura esplorativa per prendere urgentemente a noleggio 100 autobus, con la consapevolezza che è un mercato sconosciuto e poco sviluppato.

Il piano investimenti per l’acquisto dei 600 famosi autobus da parte del Comune di Roma è così suddiviso: 38 Milioni€ nel 2018 (al momento: ZERO spesi), 30 Milioni€ nel 2019, e 99 Milioni€ nel 2020 (quindi già in partenza il grosso degli acquisti era rimandato al 2020, con consegne nel 2021).
La produzione di superficie è attualmente sotto l’80% ed in prevedibile calo, a fine anno si attesterà poco sopra gli 80 MilioniKm (sui 101 MlnKm previsti). L’obiettivo di produzione su gomma del concordato per il 2018 NON sarà sicuramente raggiunto. Così non può andare avanti, referendum o no.

Per RomaTPL la situazione è forse anche peggiore di ATAC, visto che il privato fa servizio, con meno bus e a volte in via quasi esclusiva, nelle estese periferie romane. La produzione attualmente risulta poco sopra l’80%, con un forte calo iniziato circa a maggio di quest’anno. Il contratto con il Comune è scaduto a maggio, poi prorogato di 6 mesi fino a fine novembre. La Giunta, già in ritardo di quasi 2 anni, NON ha tuttora pubblicato il bando per la nuova gara! Nel pre-avviso pubblicato a luglio 2017 il Comune stava già pensando di cedere ai privati anche la considerevole quota di mancata produzione di ATAC (30 MilioniKm ora a RomaTPL + 15 MilioniKm, per totali 45 MilioniKm).

Massima segretezza da parte del Comune anche su come coprirà i prossimi 2 anni di servizio, possiamo solo ipotizzare un affidamento diretto a RomaTPL, con un contratto fotocopia di quello attuale e clausole riviste probabilmente al rialzo. Il silenzio è stata forse una scelta strategica per non influenzare il referendum. Facendo le opportune considerazioni, il prossimo futuro bando permetterà l’ingresso di un nuovo gestore privato nel mercato romano.

CONCLUSIONI. La Legge Madia (DecretoLegge 50/2017) prevede penalizzazioni incrementali a partire già dal 2020 per chi non ricorre alle gare, e per Roma può significare fino a 90 Milioni€ in meno l’anno assegnati dal Fondo Nazionale Trasporti. La legge si può modificare, certo, ed esistono i Decreti Milleproroghe per rimandare le scadenze. Di fatto però la situazione attuale è insostenibile sotto tutti i punti di vista, quindi ATAC va realmente risanata al più presto per permetterle in futuro di partecipare ad una gara, mentre si deve guardare ad una progressiva apertura verso i privati per coprire le quote attualmente scoperte di servizio. Il Comune deve necessariamente investire maggiori risorse nel trasporto pubblico. Per la superficie una valida ipotesi potrebbe essere tenere ATAC pubblica con i suoi 80 MilioniKm, e mettere a gara altri 70 MilioniKm in almeno 3 lotti.

 

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