Coronavirus: la prudenza è giusta, la stupidità no!

Trovarsi catapultati nell’isteria di massa è quanto di peggio possa accadere a chi prova a usare il proprio cervello. D’altronde il fenomeno è antico quanto il mondo. Ripeteva Jean Cocteau: “Se deve scegliere chi crocifiggere, la folla salverà sempre i Barabba”.

Le istituzioni democratiche dovrebbero tutelare il singolo dalla folla inetta, dovrebbero evitare che si trovi il facile responsabile e lo si trasformi in capro espiatorio. E invece per un virus, la cui pericolosità è ancora tutta da dimostrare, si è già alla caccia, anzi alla cacciata. I giornali che parlano di “assalto” alle farmacie, gli alberghi che cancellano le prenotazioni, i negozi che chiudono le porte agli orientali. Una roba così si è vista nel Medioevo e mai più. Ma la psicosi collettiva riesce a ottundere le menti, soprattutto se alimentata da media alla continua ricerca della notizia che non c’è.

L’episodio più grave è forse quello di Fontana di Trevi dove un cartello in inglese e cinese allontana chiunque provenga dalla Cina. Si tratta di un bar gestito da persone troppo influenzabili che la Sindaca Raggi commenta così:

 

Ingiustificato“. E’ questo l’unico aggettivo che lo staff della prima cittadina riesce a scrivere di fronte uno degli episodi più orrendi dall’epoca delle leggi razziali. “Inaccettabile, inammissibile, indegno”, sarebbe stato il minimo commento della prima cittadina. Ma non dobbiamo stupirci se a dare l’annuncio “urbi et orbi” di due ricoveri allo Spallanzani è addirittura il Presidente del Consiglio.  Se il capo del governo interviene per una notizia che dovrebbe essere comunicata da un funzionario sanitario, è chiaro che la gente si spaventa e pensa che sia in arrivo chissà quale epidemia.

In fondo per quello strano personaggio di Diego Fusaro il virus non è intelligente, ma se lo fosse stato lui lo avrebbe definito “filoaltantista”, indicando una retroscena politico perfino nel microrganismo arrivato dall’est.

E come ad ogni pioggia spuntano i venditori di ombrelli in ogni angolo della città, ecco comparire i venditori di mascherine ad un euro l’una, davanti la Stazione Termini. “Perché non ci dicono tutta la verità”, spiega alla tv del Corriere della Sera, l’improvvisato scienziato napoletano che senza coronavirus farebbe il pr nelle discoteche.

D’altronde l’Hotel Relais di Fontana di Trevi ha restituito i soldi a tutti coloro che avevano prenotato e che hanno fatto tappa in Cina. “Ci siamo sentiti in dovere di farlo”, ha spiegato una dipendente dell’albergo che crede così di tutelare se stessa e gli altri da un pericolo imminente. Quale sia il pericolo non lo sa dire neanche il direttore del Conservatorio di Santa Cecilia, un’istituzione di prestigio della capitale, che ha sospeso le lezioni per tutti gli studenti orientali. “L’assenza sarà considerata per malattia”, ha scritto il prof. Giuliani invitando tutti gli allievi giapponesi, cinesi, coreani a sottoporsi ad una visita medica mercoledì 5 febbraio (!).

E non che il resto d’Italia sia messo meglio dato che a Castelguglielmo, in provincia di Rovigo, hanno messo in quarantena un’intera classe di bambini sol perché alcuni di loro avevano fatto un viaggio in Cina.

Le paure sono irrazionali, si sa, per cui i dati – quelli veri, quelli seri – che provengono dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, dalle Nazioni Unite e dal CDC, il centro americano per il controllo delle malattie, non fanno breccia nei cervelli spaventati. Ma noi li mostriamo lo stesso, nella speranza di far rinsavire anche uno solo dei nostri lettori chiusi in casa, con la bocca coperta da una sciarpa, quella sì piena di microbi.

 

Eh già, il tasso di mortalità del Wuhan è il più basso di sempre tra tutti i virus comparsi dal 1967 ad oggi: il 2% che potrebbe diminuire drasticamente nelle prossime settimane quando il microrganismo incontrerà sistemi immunitari più forti. Ma di questo parleremo tra poco. Prima guardiamo assieme i freddi numeri, quelli che spengono l’ansia, o almeno dovrebbero farlo.
L’H1N1, l’unica vera epidemia, ha ucciso 284 mila persone, per lo più in Oriente, con un tasso di mortalità superiore al 17%. Nel 2009, quando fece la sua comparsa, la conoscemmo come influenza suina (perché originante dai maiali) ma al di là delle giuste precauzioni prese dalle autorità, all’epoca non si registrarono episodi di isteria e razzismo come sta accadendo oggi. Eppure – a guardare le statistiche – lì c’era da preoccuparsi.

Anche la famigerata Sars, comparsa 18 anni fa e sparita dopo 12 mesi, ha mietuto meno di 800 vittime, mentre tutti gli altri virus si sono fermati a numeri bassissimi.

Un dato deve far riflettere chi caccia i cinesi dai negozi e dalla scuole: in Europa ogni anno l’influenza stagionale colpisce oltre 40 milioni di persone e ne uccide 40 mila. Eppure a nessuno verrebbe in mente di mettere in quarantena un bambino con mal di gola e febbre sol perché dal punto di vista statistico il rischio di essere contagiati è esponenzialmente più alto del Wuhan.

Ma vi siete domandati come mai oggi non ci sia più traccia di Sars, di influenza suina, aviaria e così via? Che fine hanno fatto quei virus? Il meccanismo segue lo stesso percorso per ogni virus di origine animale. La prima fase è definita “spillover”, che consiste nel passaggio del virus dall’animale all’uomo. In questo stadio, il virus ha maggiore forza perché i sistemi immunitari umani vengono colti alla sprovvista e soprattutto vengono infettate persone con difese immunitarie meno efficienti. Se nel giro di alcuni mesi il virus riesce a sopravvivere alla “guerra” messa in piedi dai sistemi difensivi umani, allora può diventare una vera e propria malattia. Ma se – come accade quasi sempre – incontra sistemi immunitari forti e in grado di sopprimerlo, la sua speranza di vita cala sempre di più fino a scomparire. Di fatto passa da un organismo all’altro cercando di replicarsi, ma non ci riesce.

Se avverrà così anche per il coronavirus cinese è troppo presto per dirlo, ma tutto fa pensare che sia quella la direzione. Ecco perché tra poche settimane non sentirete più parlare di questa presunta epidemia, nessuno ricorderà più le mascherine, i cartelli davanti ai negozi, i ristoranti cinesi vuoti. Tutto svanirà come una bolla di sapone.

Ma qualcuno conserverà nella sua memoria di essere stato cacciato da un albergo o da un bar solo perché la sua etnia era differente. E quella sì è una ferita che non guarirà mai.

 

 

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3 risposte

  1. La gente non si fida e crede a tutto ciò che sente: ho sentito una persona dire che I Simpson (sì, i cartoni) avevano previsto tutto…

  2. Il dato sull’influenza suina del 2009 (H1N1)mi convince poco, ma in generale il contentuo dl post di Filippo è perfettamente condivisibile. Aggiungo che a fronte dei 40 mila morti ogni anno per la comune influenza stagionale nessun particolare sforzo sembra essere fatto per convincere a vaccinarsi la metà delle categorie a rischio (anziani, malati, etc…) che al momento ancora non lo fa. Eppure sarebbe più semplice che tagliare i ponti con la Cina e trattare come untori tutti i cinesi che vivono in Italia.

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