Concerto unplugged nel cortile assediato dal degrado

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Dall’ultima volta che siamo stati a Piazza Sempione, lo scorso giugno in occasione del concerto omaggio a Rino Gaetano, è stato eletto il nuovo presidente del III municipio. Giovanni Caudo, a capo di una coalizione di centrosinistra, architetto e docente di progettazione urbanistica nonché ex assessore nella giunta Marino. La nostra simpatia e fiducia nei suoi confronti è indubbia. Abbiamo sostenuto convintamente Giovanni Caudo prima delle elezioni, durante le primarie, e lo sosteniamo nel suo tentativo di riportare al centro il territorio e i suoi abitanti, ponendo attenzione al concetto di normalità, la gestione dell’ordinario, con uno stile inedito nel panorama politico locale. Una strategia comunicativa che tiene insieme dimensione ordinaria (buona amministrazione, ora alla prova dei fatti) ed extra-ordinaria, la visione prospettica, la capacità di investire nella cultura (si spera scevra da ogni faziosità ideologica). Ed è qui che giungiamo. Alla prima grande iniziativa culturale organizzata dal municipio III, “Grande come una città”, una serie di lezioni-incontri di cultura civica (la cosa ci interessa!) negli spazi pubblici, ideata e promossa dall’assessore alla cultura Christian Raimo.

“Giardini, parchi, cortili delle case popolari, piazze, terrazze del municipio messe a disposizione della cittadinanza per ascoltare, apprendere e discutere.” (cit. Fanpage) Un progetto che valorizza le grandi potenzialità di questo bellissimo territorio, fatto di case basse e cortili di grande pregio architettonico.

Da uno di questi terrazzi, quello del municipio, si terrà il secondo appuntamento della rassegna, stasera alle 20.30: il concerto unplugged di Filippo Gatti, nome storico della scena alternativa romana, cantautore e leader degli Electrojoyce, band di culto degli anni ’90.

 

La terrazza la potete vedere nella foto qui sotto.

 

Per quanto riguarda gli spazi esterni, la situazione la conoscete tutti, denunciata a più riprese da Diarioromano. Case popolari e scuole imbrattate con scritte violente, slogan anarchici e graffiti a perdita d’occhio. Un’offesa all’architettura – il quartiere è un mirabile esempio di barocchetto romano – e un ancor più grave forma di intimidazione ai danni dei cittadini.

 

Il porticato di Innocenzo Sabbatini orrendamente sfregiato all’interno e all’esterno da stupidi graffiti.

 

La porta d’ingresso della sala consiliare. Scritte e vandalismi sulle colonne bugnate.

 

 

Minisindaco, assessori e consiglieri vengono accolti con epiteti ingiuriosi: sarebbe bello aprire la consiliatura con il “beau geste” di far rimuovere quelle scritte insensate, scrivemmo a giugno. Niente da fare, come era prevedibile.

La chiesa dei Santi Angeli Custodi, vista da Via Monte Subasio. Ed anche qui le solite, insopportabili scritte.

 

 

“Al mondo ci sono solo due razze: chi sfrutta e chi è sfruttato”: l’urgente banalità del male (che rovina la bellezza del luogo)

 

 

 

Stesso degrado e incuria sul lato di Piazza Menenio Agrippa (non dovevano sistemarla?)

 

 

 

 

I ragazzi del Bencivenga Occupato (solo uno dei tanti centri sociali di zona) hanno pubblicizzato un evento scrivendolo addirittura sui muri dei palazzi (già debitamente sfregiati dai writers), il tutto a due passi dal municipio dove siedono Giovanni Caudo e Christian Raimo.

E proprio al loquace assessore, scrittore ed intellettuale, ci rivolgiamo. Nelle sue ponderose dissertazioni – alcune condivisibili e altre meno – scrive: “A settembre daremo il via a una Chiamata alle Arti. Ci riuniremo con tutte le persone che pensano di poter essere attive nel municipio, in un’operazione di pedagogia pubblica che coinvolga più persone possibili.”

E quale miglior modo per iniziare l’operazione se non aprire una riflessione sull’importanza della CULTURA DEL RISPETTO, degli altri e dell’ambiente urbano?

Raimo definisce la rassegna “Grande come una città” come “Una specie di scuola di politica permanente in senso ampio su temi chiave: dalla cittadinanza alla legalità” 

Per far ciò crediamo che sia necessario iniziare un discorso serio sul vandalismo nei suoi vari aspetti. La deturpazione degli spazi pubblici è sintomo di mancata identificazione col territorio, di disprezzo per gli altri e rifiuto delle regole condivise. In pratica, il vandalismo grafico è la negazione dello spirito di comunità che si contrappone all’individualismo anarchico e all’egoismo sociale, che NON ci pare siano le parole d’ordine di questa giunta. A meno che qualcuno trovi accettabile la distruzione del patrimonio edilizio, l’imbrattamento sistematico dei muri, se ammantato di ideali sovversivi o genericamente alternativo all’ordine costituito, irrispettoso dell’armonia estetica vissuta come oppressione di cui liberarsi.

Naturalmente siamo certi, strasicuri, che non un singolo esponente di giunta e consiglio del 3° municipio sia lontanamente affascinato da teorie che giustifichino in qualche modo il vandalismo con motivazioni ideologiche. E siamo certissimi che nessuno confonderà le scritte vandaliche che ricoprono Montesacro, con l’arte urbana dei murales autorizzati, come quelli che decorano i giardini sul tetto della stazione Jonio.

 

 

Ribadiamo la necessità di avviare un percorso culturale mirato alla sensibilizzazione sui temi del decoro urbano. Non si può fare educazione alla cittadinanza e alla legalità, senza educare al rispetto dei luoghi. Frenando l’ondata nichilista prodotta dal degrado e dalla sciatteria culturale e politica. Senza caricare di eccessive aspettative l’azione di un municipio, e fatte le debite proporzioni, la giunta di Giovanni Caudo rappresenta il laboratorio del nuovo centrosinistra che si candida a governare Roma dopo il 5 stelle (il centrodestra? non pervenuto). Ebbene, qualunque progetto di rinascita di Roma non può prescindere dalla lotta al degrado urbano. E’ giunto il momento che lo comprendano anche gli artisti e gli intellettuali prestati alla politica.

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  1. Francesco Fedele

    Faccio notare che i graffiti autorizzati sono stati realizzati grazie alla passata giunta Capoccioni. L’attuale “assessore” Raimo, invece, predilige i c.d. centri sociali autori dei tag che avete fotografato e contribuisce, con la sua consueta intemperanza verbale, al degrado di cui sopra.

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