Comando Vigili Urbani ancora in proroga?

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Come ben si sa a Roma il problema dei problemi è l’irrefrenabile istinto di buona parte della popolazione a violare le norme vigenti. Che si tratti del codice della strada, delle normative sul commercio o sull’edilizia, di quelle sul decoro, delle modalità di conferimento dei rifiuti o della necessità di pagare i mezzi pubblici, una larghissima parte della cittadinanza sembra proprio non farcela a seguire semplicemente quanto le leggi prescrivono.
Il livello di illegalità è arrivato a tal punto che spesso anche chi vorrebbe rispettare le norme è costretto a violarle; si pensi ad esempio ad un disabile che trovi il posto auto riservato occupato da qualcun altro, cosa comunissima a Roma, e che potrà essere costretto a mettere l’auto in sosta vietata per tornare a casa; oppure si consideri il caso dell’esercente che veda tutti i suoi concorrenti sulla strada mettere tavolini abusivi all’esterno, essendo quindi costretto ad imitarli a meno di non voler chiudere bottega. È chiaro che violare le norme è sempre una scelta e responsabilità personale, ma a Roma la cosa ha raggiunto livelli tali da comprendere, seppur non giustificare, certi comportamenti devianti.
Grande responsabilità di questo stato di cose non possono non averla le forze dell’ordine che normalmente appaiono più assecondare un apparente quieto vivere, chiudendo sistematicamente entrambi gli occhi, che perseguire le infrazioni che frequentemente gli si paventano davanti. In ciò i vigili urbani sono dei veri maestri, avendo negli anni perfezionato uno stile che li rende perfettamente impermeabili a qualsiasi violazione, foss’anche la più clamorosa ed evidente, salvo elevare le sanzioni che evidentemente gli vengono esplicitamente comandate. Non si spiega altrimenti il fatto, ad esempio, che delle migliaia (decine di migliaia?) di veicoli in sosta vietati rintracciabili in tutta la città, i vigili si limitino a sanzionarne una parte infinitesimale. E quando qualcuno si azzarda a richiamare l’attenzione di un agente su un’infrazione non rilevata, scatta in quest’ultimo la ben nota reazione di lesa maestà, che lui, l’agente, sa perfettamente quello che deve fare e non ha alcun bisogno di suggerimenti, che anzi lo infastidiscono enormemente, ed il poveretto che si è azzardato a segnalare diviene immediatamente il bersaglio principale dell’agente. In tal senso è rimasto negli annali il caso della consigliera Naim che per aver avuto l’ardire di segnalare ad un agente gli autobus in perenne sosta vietata sotto il Palatino si è vista appioppare una multa per essere andata contromano qualche metro con la sua bicicletta!?!

Questo tipo di atteggiamenti, unito alla sostanziale inconsistenza dell’intero corpo di Polizia Locale, ha reso i vigili, che costoro se ne rendano conto o meno, invisi alla stragrande maggioranza della popolazione, e questo nonostante anche l’amministrazione abbia la sua buona parte di responsabilità.
Peraltro l’avere un corpo di Polizia Locale sostanzialmente inesistente vuol dire che qualsiasi provvedimento l’amministrazione volesse emanare, per quanto perfetto esso possa teoricamente essere, non vedrà mai un’effettiva attuazione in mancanza di agenti in grado di fare controlli efficaci.
Il primo passo per cercare di raddrizzare una città allo sbando da decenni sarebbe quindi dovuto essere il rilancio del corpo di Polizia Locale, partendo con l’assegnargli un Comandante Generale autorevole e chiaramente sostenuto da tutta l’amministrazione.
Una delle prime mosse del Sindaco Raggi è stata invece l’accettare le dimissioni del Comandante Clemente e nominare temporaneamente in sua vece il Comandante Porta. Tale nomina doveva durare fino al 31 agosto ma poi è stata prorogata fino al 31 ottobre ed ora, scaduto anche questo termine non si capisce se c’è stata una nuova proroga, molto probabile, o se addirittura il corpo non ha un Comandante in capo.
Quel che è certo è che così facendo si finiscono per affossare i vigili ancor di più di quanto già non siano, incentivando nelle loro fila comportamenti menefreghisti ed assolutori, che giustamente se il governo cittadino è il primo a disinteressarsi del corpo, perché il singolo agente dovrebbe sbattersi più di tanto.
Per quanto questo regime di vacatio debba prolungarsi non è dato prevederlo. Secondo un articolo de Il Tempo di qualche giorno fa, ci sarebbe stata una presunta selezione interna al corpo di PLRC per individuare il prossimo Comandante Generale. La cosa non fa ben sperare, perché il tornare a scegliere il capo all’interno del corpo difficilmente potrà portare al drastico rinnovamento che invece è necessario per rilanciare l’azione di ogni singolo agente. L’esperienza Clemente ha infatti dimostrato che pescando all’esterno del corpo si può pensare di introdurre iniziative e modalità operative nuove ed efficaci, mentre un interno difficilmente avrà la capacità di cambiare il modo di pensare ed agire che gli hanno garantito una carriera nel corpo di PLRC.

Il FattoQuotidiano, invece, parla quasi certamente della conferma per i prossimi 3 anni del Comandante Diego Porta, una figura definita “meno divisiva e gradita al Corpo”.

Ma davvero ai vigili romani occorre una figura gradita agli agenti oppure sarebbe meglio un uomo nuovo, capace di portare una ventata di rinnovamento?
A noi Clemente è piaciuto non poco, benché probabilmente ha mancato un po’ in diplomazia per cercare di portare una parte rilevante del corpo dei vigili dalla sua parte. Tra i candidati interni di cui si parla c’è anche il Comandante Di Maggio, una nostra vecchia conoscenza quando lottavamo quotidianamente contro i cartelloni abusivi. Al tempo Di Maggio dimostrò fermezza, efficacia ed affidabilità; anch’egli probabilmente manca dal lato diplomatico, ma a noi non dispiacerebbe che gli si desse la possibilità di riformare dall’interno il corpo dei vigili e non è detto che la sua determinazione e passione, unite ad un’irrefrenabile schiettezza, non riescano a smuovere l’animo di molti agenti, risvegliandogli l’orgoglio di appartenere ad un corpo di polizia fondamentale per assicurare una civile convivenza nella città di Roma.
Che si vada con Di Maggio allora, o con chiunque altro, ma che lo si faccia in fretta e con convinzione.

 

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2 risposte

  1. Ci vorrebbe tanto a dedicare 2 pattuglie alla sosta selvaggia in centro che spessissimo impedisce ai pedoni di camminare in sicurezza (non parliamo dei disabili)? Sai quanti soldi farebbe il Comune? La verità è che non lo vogliono fare, i motivi ognuno se li può immaginare, ma nessuno di essi è edificante. Cosa si può fare da inermi cittadini? Rassegnarsi solamente, questa è la mia conclusione dopo anni di battaglie contro i mulini a vento…che è poi quello cui loro mirano, frustrando sistematicamente ogni richiesta di intervento che non abbia il morto a terra. Tanto loro sono intoccabili….amen.

  2. Parole sante. Aggiungo che soprattutto la sera e la notte in centro la sosta selvaggia crea centinaia di situazioni in cui eventuali mezzi di soccorso (autopompe dei pompieri ma anche ambulanze) non potrebbero operare.
    Il tutto per non disturbare il commercio in centro storico, che sennò I clienti non vengono più.

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