Città in rovina – L’ex scuola di viale Castrense

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Edificio occupato viale Castrense 3

 

Edificio occupato viale Castrense 2

 

 

Tre guardie giurate sono gli unici abitanti di questo grande edificio d’angolo tra viale Castrense e via Caltagirone. Le guardie servono a prevenire nuove possibili occupazioni dato che lo stabile, dal 2003 al dicembre 2015 è stato sempre in mano ai Movimenti per la casa e in particolare al gruppo Action.

Il tema delle occupazioni a Roma è molto serio e riguarda centinaia di stabili in quasi tutte le zone, da Tor Sapienza a San Giovanni, da Ponte di Nona al centro storico. Una questione che sebbene non si possa liquidare in poche righe, ci vede del tutto contrari perché priva la città di spazi che potrebbero essere di tutti e ha come protagonisti gruppi organizzati che, continuamente, cercano nuovi edifici da occupare. Nonostante tra di loro ci siano molte persone bisognose di un tetto, l’occupazione non può mai essere giustificata perché è sempre frutto di un atto di violenza e di forza. Perché gli occupanti ritengono di non dover pagare elettricità, gas, tasse e quant’altro viene versato con fatica dal 99.9% degli abitanti di Roma. Perché questo crea una disparità e ingiustizia molto più grandi di quella che si vorrebbe sanare con la scusa della necessità e del diritto alla casa.

Edificio occupato viale Castrense

 

 

L’esempio che vi portiamo oggi è emblematico e potrebbe essere replicato in tanti altri edifici. In viale Castrense, angolo via Caltagirone, c’era una scuola media. Il Comune pagava un affitto alla proprietà, gli eredi del principe Vaselli, fino a che la scuola venne chiusa per lavori di ristrutturazione. La proverbiale lentezza del Campidoglio e dell’ex Provincia (all’epoca responsabile della manutenzione scolastica) fu la causa della lunga chiusura dell’istituto. Il movimento Action, che in seguito porterà in consiglio comunale un suo esponente, Andrea Alzetta detto Tarzan, decise di occupare lo stabile nel 2003. Gli studenti non torneranno più nella loro scuola e le aule saranno trasformate in appartamentini di fortuna.

Dopo una serie di sgomberi, il Campidoglio decise di convertire il palazzo in residence per l’assistenza alloggiativa. Ma neanche questa destinazione (che certamente non aveva nulla di “speculativo” e anzi aiutava chi era in difficoltà) ebbe fortuna. Dopo alcuni mesi arrivarono di nuovo gli occupanti e ci sono rimasti fino all’estate 2015. Il 31 luglio scorso, infatti, dopo 12 anni di occupazioni, il Comune ha di nuovo sgomberato lo stabile.

Il quotidiano il Tempo ha spiegato il sistema alla base di queste occupazioni. Una tessera di iscrizione di 15 euro, un contributo fisso di 10 euro al mese e disponibilità ad essere presenti a comizi di politici (di sinistra) e ovviamente anche a dare loro il voto. In cambio una casa (illegalmente occupata) sempre garantita.

Un meccanismo che negli ultimi anni ha portato ad occupare un immenso patrimonio di caserme, scuole, ospedali e edifici privati. Uno scippo da parte di poveri ad altri poveri. Le leggenda che così questi edifici trovano una funzione sociale non sta in piedi. Perché uno stato di diritto è tale se riesce a tutelare tutti senza aver paura dei prepotenti. E un palazzo in mano a qualcuno che ha sfondato la porta e ci si è piazzato con la violenza non ha nulla a che fare con la povertà e il bisogno.

 


 

 

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