Ci vuole una guerra diplomatica?

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A fine maggio ci occupammo dell’invadente pubblicità che ricopre ormai da circa un anno la facciata della chiesa di Trinità dei Monti, spiegando che era la terza volta in 15 anni che vi si interveniva, cosa che faceva pensare più ad un modo di fare soldi con la pubblicità (circa 100.000 euro al mese, ha calcolato qualcuno) che a lavori veramente necessari.

I ponteggi sono ancora lì, con la pubblicità che cambia di quando in quando e senza mai che si veda qualcuno lavorare al cantiere.

Trinita

Nel post riportato ci eravamo anche chiesti il possibile ruolo della Francia in questa vicenda, visto che, a quanto ci risulta, la proprietà della chiesa dovrebbe far capo in qualche modo al governo francese. Se così fosse, non sarebbe il caso che qualcuna delle istituzioni italiane, Comune, Ministro degli esteri o Governo stesso, facessero un passo per segnalare oltralpe che non è corretto lucrare soldi facili deturpando uno dei luoghi più caratteristici della città di Roma, nonché capitale d’Italia?

Allargando comunque lo sguardo all’intera piazza di Spagna ci accorgiamo di una novità di questi ultimi giorni, ossia la materializzazione dal lato di piazza Mignanelli di un nuovo ponteggio con annessa pubblicità monstre. Si tratta del palazzo di Propaganda Fide, che improvvisamente è stato incartato con una pubblicità della Nutella.

Propaganda

Sinceramente non ricordiamo che il palazzo necessitasse di interventi di manutenzione, anche se potremmo sbagliare, ma non può non venire il dubbio che anche in questo caso potrebbe trattarsi di un modo per lucrare sulla posizione assolutamente particolare dello stabile.

Peraltro anche in questo caso si tratta di immobile extraterritoriale, essendo la sede dell’ex-Sant’Uffizio di proprietà vaticana.

Vedremo se si tratterà di installazione temporanea o se la città dovrà subire una nuova perenne ferita nel suo pieno centro storico. Agli inizi di dicembre inizierà il Giubileo e sarebbe un gesto apprezzabile se l’istituzione che lo ha proclamato procedesse a restituire alla corretta fruizione gli stabili di cui è responsabile, qualsiasi ne sia la proprietà.

In caso contrario non vedremmo male una decisa offensiva diplomatica che smascheri le proprietà estere che fanno soldi a scapito del decoro di Roma.

 

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