Chiede a due writers di non imbrattare. Pestato e rapinato

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E’ una storia che ci colpisce quella raccontata ieri da Repubblica. Qualcuno la etichetterà come questione minore e invece è un episodio di gravità assoluta. Un giovane che passeggia nella zona di Trastevere nota due writers che stanno sporcando un muro con le solite firme. Gli chiede di smettere e viene picchiato a sangue.

Non si tratta di bullismo, di violenza ordinaria o di una rissa tra ragazzi. Tutt’altro! E’ il fondo del vivere civile, la cancellazione delle regole di convivenza di una città normale. Ma Roma, appunto, non è più una città normale.

Ripercorriamo brevemente l’accaduto: vicino piazza San Cosimato un 26 enne sta chiacchierando con un amico, intorno all’1 di notte. Passano davanti a lui due ragazzi ai quali cade una bomboletta spray in terra. Il 26 enne capisce che quei due hanno cattive intenzioni e li segue da lontano. Quando uno dei due comincia a scrivere su un muro, si avvicina e gli chiede di smettere. A quel punto il complice del graffitaro – dopo aver ripetuto il solito invito a “farsi i ca… propri” – inizia a picchiarlo e lo getta in terra. La gamba della vittima si incastra tra un’auto e il marciapiede e, nonostante sia immobilizzata, il teppista continua a tirargli calci e pugni. Per fortuna arriva Valerio Feliziani, l’amico col quale il 26 enne stava chiacchierando, e mette in fuga l’aggressore che però si porta via due collanine d’oro strappate dal collo del giovane.

Il ragazzo è adesso ricoverato in ospedale con fratture multiple. Una storia agghiacciante soprattutto per chi – come i redattori di diarioromano – tantissime volte hanno tentato di sventare danni al patrimonio. Tanti anni fa, quando il degrado di Roma era ancora un tema per pochi blog e i grandi giornali non riuscivano a vedere, facevamo parte dei cosiddetti “cittadini stacchini”: la notte andavano in giro per Roma a staccare manifesti abusivi, adesivi, cartelli illegali. Non esistevano realtà come Retake e quasi sempre si veniva guardati come dei pazzi che non avevano altro da fare. Abbiamo già raccontato su questo sito (per cui chiediamo scusa se ci ripetiamo) che la polizia ci fermò più di una volta chiedendo i documenti e lasciandoci andare quasi per compassione. E in quei giri notturni capitò di imbatterci in taggaroli carichi di bombolette spray. Avremmo potuto essere noi al posto del 26 enne picchiato a San Cosimato e forse è per questo che non sottovalutiamo la gravità di quanto accaduto.

E’ un momento particolare per l’Italia con milioni di persone che si sentono defraudate di un governo; che accusano in maniera scomposta il Capo dello Stato; con leader politici che parlano di democrazia scippata. E invece 60 milioni di persone possono convivere in un territorio relativamente piccolo solo se ci sono delle regole, a partire dalla Costituzione per finire all’ultimo dei regolamenti comunali. Se queste regole vengono ritenute non necessarie o semplicemente superabili perché legittimati dalla “volontà popolare”, si precipita nell’abisso. Il grande pensatore Anatole France diceva: “Se 50 milioni di persone dicono una cosa sciocca, quella resta una cosa sciocca”. Se la politica trova una  giustificazione ad ogni suo comportamento prepotente sol perché popolare, non dobbiamo sorprenderci per la prepotenza di un writer che picchia un suo coetaneo mentre gli ricorda che esistono delle regole.

Vivere in una grande città significa condividere lo stesso ambiente fisico, gli stessi spazi ma anche valori, appartenenza, leggi. Se permettiamo ad alcuni (una esigua minoranza) di scarabocchiare ogni muro di Roma, trasmettiamo a tutti il senso di impunità. E se chi si oppone a questa impunità viene picchiato nell’indifferenza, si è persa ogni possibilità di stare insieme.

Sarebbe utile che la Sindaca mandasse un attestato di stima al 26 enne pestato. Che lo andasse a trovare in ospedale. Che dimostrasse di aver compreso che un muro graffitato rappresenta la sconfitta sua e di tutti noi.

 

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2 Commenti

  1. fabrizio

    Probabilmente quei nobili artisti di fogna (oops di “strada”) sono taaanto arrabbiati e la loro indignazzzione li fa votare contro l'”establshment”

  2. Marco

    Carissimi, credevo non ci fosse speranza. Sono a Roma dalla toscana per motivi di lavoro e, se da una parte mi godo ogni centimetro di questa citta’ incredibilmente stupenda, dall’altra, ogni giorno, mi chiedo perche’.
    Perche’ ai romani non interessa Roma?
    Perche e’ questa l’unica domanda alla quale occorre trovare una risposta. Perche’ , diamine, i romani “odiano” Roma??????? Perche’ le strade fanno schifo? Perche’ tutti sporcano? Perche’ nessuno si preoccupa del degrado?
    Me lo spiegate per favore? Stento a comprendere perche’ l’area di porta maggiore sia una discarica. Stento a capire perche’ la Piramide sia un cestino di rifiuti. Stento a capire perche’ per la strada, qualsiasi, devo scansare rifiuti di ogni tipo.
    Perche’?! Ma questa citta’ e’ la vostra, perche’ non l’amate?

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