Che accade al CSOA Sans Papier?

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CSOA sta per Centro Sociale Occupato e Autogestito e quello chiamato Sans Papier è sito in viale Carlo Felice, proprio di fronte la basilica di S. Giovanni.

Si tratta di un prestigioso stabile di proprietà della Banca d’Italia che nel 2005 venne occupato da sedicenti movimenti per il diritto alla casa (qualsiasi cosa ciò voglia significare). Nella nostra rubrica “Città in rovina” ce ne occupammo a settembre dello scorso anno.

A maggio di quest’anno parlammo poi della delibera n.50, adottata dal Commissario Tronca con l’intento di dare seguito al “Piano di attuazione del programma regionale per l’emergenza abitativa”.  Tale piano prevede l’assegnazione di tutta una serie di alloggi pubblici ma anche lo sgombero di tutte le occupazioni illegali di immobili di proprietà demaniale. La delibera riporta un elenco di ben 74 (SETTANTAQUATTRO!?!) immobili occupati illecitamente nel territorio di Roma (sarebbe davvero interessante sapere se esite un’altra capitale europea che possa vantare un numero di occupazioni illegali anche solo paragonabile a questo) e nel prevedere la possibilità degli sgomberi, detta le priorità nell’effettuazione degli stessi, sulla base dei seguenti criteri:

a) immobili pericolanti con rischio per l’incolumità degli occupanti;
b) immobili gravati da provvedimento di sequestro preventivo;
c) immobili la cui occupazione comporta danni erariali.

 

Ed applicando i suddetti criteri, la delibera individua un elenco di sgomberi prioritari che si apre proprio con lo stabile di viale Carlo Felice, 69.

 

Poi accade che il mandato di Tronca decade, in virtù dell’elezione del Sindaco Raggi, e degli stabili occupati non si parla più. Da notare che il M5S non risulta aver mai affrontato il tema in campagna elettorale, mentre nelle linee programmatiche approvate di recente sull’argomento si legge solo la seguente frase:

“Per aumentare la disponibilità di alloggi popolari verranno, inoltre, avviati progetti di auto-recupero di immobili pubblici abbandonati da ristrutturare e adeguare al fine di destinarli ad uso abitativo.”

 

Vi è il termine “auto-recupero” nella frase che suona ambiguo e preoccupante, giacché se può essere concepibile lasciare ai singoli la possibilità di fare interventi di ripristino su immobili pubblici, è necessario che sia l’amministrazione pubblica a selezionare chi ha diritto ad utilizzare tali immobili, essendo invece inaccettabile che tale diritto derivi da atti di prepotenza come le occupazioni illegali.

 

In ogni caso, oltre quella frase inserita nelle linee programmatiche, null’altro si è udito dalla nuova maggioranza sul tema delle occupazioni illegali. Va detto che stando alla frequenza con cui il termine “legalità” viene richiamato dagli esponenti del M5S, ci sarebbe da aspettarsi un’iniziativa decisa e a brevissimo per porre fine man mano a tutte le occupazioni illegali di stabili a Roma. Vi sono però diversi segnali che fanno propendere per tutt’altre ipotesi.

 

Segnale n.1 – I movimenti che organizzano e gestiscono le occupazioni intrapresero iniziative di protesta quando la delibera n.50 fu adottata dal Commissario Tronca: si andò dai violenti scontri tenutisi nei pressi del Campidoglio ad iniziative di digiuno di protesta ad oltranza. Ebbene da quando si è insediata la nuova maggioranza tutte le iniziative sono state ritirate, e molti degli stabili occupati sono tornati ad un’estrema e rilassata calma, come se non ci fosse più nulla da temere.

 

Segnale n.2 – Gli amici di RomaFaSchifo hanno trattato più volte della vicinanza di molti esponenti di spicco del M5S, tra cui lo stesso Sindaco Raggi, agli ambienti che da anni occupano illegalmente parti dell’ex-ospedale psichiatrico del Santa Maria della Pietà. Nell’ultimo post sull’argomento si parla di un consigliere comunale, nonché presidente di commissione consiliare, che riferendosi proprio a quell’occupazione arriva a scrivere:

“Il rispetto delle regole è un tema che mi sta molto a cuore e ogni tanto sento il bisogno di ribadire la necessità di andare #oltre il concetto di legalità intesa come rispetto acritico delle leggi.”

Senza provare a confutare nel merito un pensiero tanto bislacco, ci diciamo solo molto preoccupati del fatto che il suo autore occupi posizioni di responsabilità in Assemblea Capitolina.

 

Segnale n.3 – Nei giorni scorsi l’Assemblea Capitolina ha approvato una mozione presentata da consiglieri del M5S con cui si vuole superare la delibera n.140, approvata dalla giunta Marino, che mirava a riordinare il patrimonio indisponibile del Comune di Roma. È un chiaro segnale che si vogliono fermare gli sfratti in corso per disegnare una nuova disciplina per il rilascio delle concessioni sui beni del patrimonio indisponibile. Apparentemente l’intenzione è di salvare solo le realtà che occupano non a scopo di lucro e con valenza culturale o sociale, ma il segnale va chiaramente nella direzione di una ulteriore sospensione della legalità salvo verifiche caso per caso.

 

Segnale n.4 – In questo caso si tratta di qualcosa avvenuto in questi giorni proprio presso lo stabile occupato di viale Carlo Felice. Da molto tempo tale stabile cade letteralmente a pezzi, tant’è che anni fa furono installati dei ponteggi a protezione dei passanti (sì, avete letto bene: anziché provvedere in qualche modo a risistemare lo stabile per metterlo in sicurezza, ci si è limitati a mettere delle protezioni che accolgano i pezzi in caduta; e questo accade tutt’oggi nella Roma del 2016!?!). Qualche giorno fa però si sono visti operai al lavoro intorno a tali ponteggi e da una situazione come la seguente …

 

ImpalcPrima

Prima

 

… si è passati a questo:

 

ImpalcDopo

Dopo

 

Un bel miglioramento, non c’è che dire, con il marciapiede finalmente libero dai ponteggi che lo rendevano difficilmente utilizzabile. Ma come non interpretare un tale cambiamento come il segnale che questa occupazione andrà avanti chissà per quanto altro tempo ancora? Come non indignarsi per uno stabile tanto prestigioso lasciato andare in macerie e per di più mutilato da una protesi pensata per accogliere i pezzi che perde?

Inoltre lo stabile non sta perdendo pezzi solo all’esterno, ma lo stesso avviene anche nei cortili interni, dove non di rado si vedono giocare anche dei bambini. Con quale coraggio si lasciano perpetuare all’infinito situazioni di pericolo che da un momento all’altro possono portare a qualche tragedia? È possibile che qualcuno si stia prendendo una tale gravissima responsabilità o si fa affidamento sul fatto che alla fine funzionerebbe il più classico degli scaricabarile, con i vigili del fuoco che dicono che loro avevano segnalato i pericoli, la Polizia Roma Capitale che dirà di aver seguito tutte le procedure previste e così dicasi di Questura, Carabinieri, Prefetto e chi più ne ha più ne metta?

Da ultimo, risulta che le bollette agli occupanti vengono pagate dall’amministrazione comunale, ossia dai contribuenti onesti inclusi quelli che per pagarle le tasse fanno i salti mortali ogni giorno. A occhio e croce la sostituzione dei ponteggi sarà venuta qualche migliaio di euro; chi li avrà pagati anche questi di soldi? Ci verrebbe da chiederne conto all’attuale amministrazione ma qualcosa ci fa pensare che qualsiasi domanda sul tema resterebbe senza risposta.

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Sui tavolini @M5SRoma e @PDPrimoRoma fanno melina allo stesso modo. Lo conferma la cronaca di questa commissione commercio alla quale diarioromano ha assistito. Tranne @nathalie_naim, tutti concordi nel rimandare i PMO. @Sabrinalfonsi @AndreaCoiaM5S diarioromano.it/?p=35705

Ma guarda tu il caso: un albero che non riesce a crescere proprio davanti ad un cartellone, che immaginiamo sia stato installato dopo. twitter.com/klobeli/status…

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