Centro storico svuotato. Qualche responsabilità

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Oggi mettiamo insieme due articoli pubblicati sui quotidiani romani nei giorni scorsi.

Il primo è da La Repubblica e riporta i risultati di uno studio svolto da Inside Airbnb, un progetto che mappa la presenza di Airbnb nelle principali città del mondo. In estrema sintesi, lo studio mostra come a Roma le offerte di alloggi Airbnb, sia interi appartamenti (punti rossi) che stanze singole (punti verdi), siano per la grandissima parte concentrate nel centro storico. Questa la mappa degli alloggi nel Municipio I:

 

CentroStorico

 

Per fare un confronto, ecco la mappa relativa al Municipio II, Parioli/Nomentano:

 

ParioliNomentano

 

Si dirà che una tale concentrazione di offerta d’alloggio temporaneo in centro storico è ben comprensibile, trattandosi Roma di una città prettamente turistica e volendo i turisti alloggiare quanto più possibile in centro storico. Ma non si può trascurare che tutte queste residenze offerte per affitti a breve vengono sottratte alla possibile residenzialità, col risultato di andare verso una completa desertificazione del centro storico, lasciato come una sorta di disneyland ad uso e consumo del turismo; di un turismo poi che necessariamente sarà mordi e fuggi, giacché turisti consapevoli ed amanti delle italiche bellezze ben sanno che il valore della cultura, del cibo e del vivere italiano non sono più rintracciabili nei luoghi dove si concentra il turismo di massa.

Un dato dello studio conferma il fatto che in centro storico i B&B, anziché rappresentare un possibile introito ulteriore per i residenti del centro, sono ormai un affare commerciale svolto da professionisti degli affitti multipli. Il dato infatti di un 71,3% di annunci multipli, ossia di persone che hanno più di un appartamento in offerta, dimostra proprio ciò, come spiegato dallo studio:

E’ probabile che gli hosts con annunci multipli siano gestiti come una vera e propria azienda e che gli hosts non vivano nella proprietà stessa, violando così i termini di norme su affitti a breve termine realizzati per proteggere l’accessibilità al mercato residenziale.

 

Siamo sicuri che i più troveranno bizzarro preoccuparsi dello svuotamento del centro storico dalla residenzialità, pensando che in fondo se si hanno proprietà di valore che si possono mettere a reddito con affitti a breve termine non ci sia nulla di male. Ed invece questo è un problema sotto diversi punti di vista. Anzitutto l’attrattività del centro storico per un certo turismo è data dal suo rappresentare un unicum nel mondo: un centro storico enorme ma ancora pulsante di abitanti, botteghe artigiane, commercio, il tutto in stretta commistione con un patrimonio artistico ineguagliabile. Svuotare il centro storico degli abitanti vuol dire semplicemente ucciderlo in maniera probabilmente irreparabile, rendendolo una specie di moderna Pompei dove frotte di turisti si aggirano ignari, interessati solo all’ennesimo selfie, a farsi avvelenare dal ristoratore di turno senza scrupoli o ad acquistare qualche orrido souvenir made in China. Per una descrizione più dettagliata dei problemi derivanti dallo svuotamento dei centri storici rimandiamo al pezzo che pubblicammo alla fine dello scorso anno.

Tornando all’articolo di Repubblica, viene sentito anche Carlo Cellamare, docente di urbanistica de La Sapienza, che afferma:

Oggi Roma è la sua periferia. Un quarto della popolazione, il 26,7%, vive fuori dal Gra. L’aumento dei valori immobiliari è tra i principali responsabili dell’esodo dal centro e gli affitti brevi per turisti, più remunerativi di quelli residenziali, falsano il mercato immobiliare“.

Ed è proprio un mercato immobiliare falsato quello del centro storico, mentre se si cercassero di far rispettare le regole, ad esempio verificando sempre che chi offre un B&B risieda effettivamente nell’appartamento, l’offerta sarebbe ben diversa e si aprirebbero molte più possibilità anche per chi non è proprio facoltoso di tornare a vivere in centro storico.

 

Ma se, come dice giustamente il Prof. Cellamare, l’aumento dei valori immobiliari non è l’unico motivo di spopolamento del centro storico, quali potranno essere gli altri?

E qui veniamo al secondo articolo che vogliamo segnalare. Questa volta lo prendiamo da Il Corriere della Sera e riguarda l’ennesimo esposto in Procura presentato dai residenti di Trastevere che non ce la fanno proprio più a vivere nel bel mezzo della peggiore movida cittadina. Dal pezzo del Corriere:

Una curva da stadio. Appollaiata sui gradini della fontana dell’Acqua Paola, la tribù di piazza Trilussa ondeggia nel trance etilico ritmato dai cori urlati a squarciagola: «Ooooo» e «chi non salta…». Nel filmato allegato all’esposto del comitato «Vivere Trastevere» si vede un giovane animatore che, mulinando le braccia, incita la folla a darci dentro neanche fosse la claque di un programma-spazzatura o di un villaggio turistico. Nel frattempo, un gruppo di stranieri scandisce in spagnolo il ritornello di una canzone, accompagnato alla chitarra dallo strimpellatore di turno. E a Ponte Sisto, pochi metri più in là, un ensemble di percussionisti tamburella sui bonghi all’unisono con la carovana dei tiratardi.

 

trastevere

 

È pensabile poter condurre una vita minimamente normale in un luogo che ogni fine settimana e l’estate praticamente tutti i giorni la sera si trasforma in un enorme happening dove ogni regola viene annullata? Chiaramente no e ad aggravare la cosa vi è il fatto che questo genere di problemi non sono solo tipici di Trastevere, ma rintracciabili anche in molti altri luoghi del centro storico come Campo de’ Fiori o piazza Madonna dei Monti.

La responsabilità di essere arrivati ad ammucchiare locali su locali di somministrazione negli stessi luoghi è senz’altro di tutte le amministrazioni comunali che si sono succedute negli ultimi decenni, nessuna delle quali si è resa conto, o non ha voluto rendersi conto, che senza un governo del commercio in centro storico l’avrebbero fatta da padrone le tipologie di locale più redditizie ma anche le più problematiche. Una somministrazione di alcool liberalizzata com’è quella rintracciabile nel centro storico di Roma, per di più totalmente incontrollata tant’è che a nessun minore viene mai negato, comporta infatti problemi di ordine ed igiene pubblica di cui mai nessuno si è fatto carico. È ormai la norma quindi vedere gente che urina per strada, che assume comportamenti  violenti perché ubricaca, che urla o fa schiamazzi a qualsiasi ora della notte, senza che mai vi sia una qualche forza dell’ordine a mettere un freno.

In passato si è sentito qualche volta di progetti per dedicare aree diverse al divertimento notturno delle persone, luoghi come gli ex-mercati generali o l’ex-mattatoio a Testaccio, dove poter affollare numerosi locali con la possibilità di limitare i fastidi, anche grazie ad una certa lontananza da dove vivono le persone. Ma mai nessuno che sia riuscito a concretizzare tali progetti.

 

Detto quindi delle gravi responsabilità dei precedenti governi cittadini, vediamo se e cosa ha fatto l’istituzione di prossimità dei cittadini del centro storico per cercare di tutelarne i diritti e le esigenze. Parliamo quindi nel governo del Municipio I che dal giugno del 2013 è saldamente nelle mani di una maggioranza PD guidata dalla Presidente Sabrina Alfonsi, prima potendo contare sul governo cittadino amico del Sindaco Marino ed ora dovendo convivere con la maggioranza M5S in Comune.

Ebbene facciamo presto dovendo prendere atto che sul rappresentare le esigenze dei residenti del centro storico la Presidente Alfonsi e la sua maggioranza si sono espressi in un nulla più totale. A parte infatti qualche iniziativa spot di controllo notturno di alcuni locali o di rimozioni di arredi abusivi, nella sostanza le richieste degli abitanti, peraltro suoi elettori, non hanno mai scaldato il cuore della Presidente Alfonsi, molto più interessata, al contrario, alle esigenze del commercio. Non è un caso infatti se recentemente la Alfonsi ha inaugurato una consulta per il commercio in centro storico, mentre di garantire una effettiva partecipazione dei cittadini alle scelte del Municipio, magari riapprovando la scaduta delibera sulla partecipazione o mettendo a disposizione delle associazioni un locale dove riunirsi, non se ne parla nemmeno.

Di esempi di un quasi fastidio per le richieste degli abitanti da parte della Presidente Alfonsi ve ne sono numerosi, da quelli più in là nel tempo, quando non proferì parola a difesa dei suoi rappresentati allorché vennero salassati dal Sindaco Marino con aumenti monstre dei permessi ZTL, a quelli più recenti, laddove continua a rifiutarsi di inibire all’arte di strada alcuni luoghi del centro storico dove tale pratica rappresenta ormai un vero e proprio attentato alla salute pubblica dei cittadini.

Su quest’ultimo punto la Presidente è tanto risoluta da continuare ad ignorare perfino una mozione del Consiglio Municipale che la impegna ad inibire una serie di luoghi all’arte di strada. Per contestualizzare ulteriormente la cosa, la Presidente Alfonsi potrebbe vietare che si possa suonare in piazza Trilussa e ciò sembrerebbe una misura di puro buon senso, considerato l’affollamento solito di quella piazza, ma nonostante quella piazza rientri nella mozione del Consiglio la Presidente continua a rifiutarsi. Ed i residenti si vedono costretti a ricorrere in Procura.

In un mondo normale, dove i rappresentanti del Municipio facessero gli interessi degli elettori, sarebbero loro a fare di tutto perché i diritti di questi ultimi venissero tutelati, ricorrendo anche agli esposti in Procura se necessario. Invece nel Municipio I, a parte la solita consigliera Nathalie Naim, dalla Presidente agli assessori fino ai consiglieri municipali è tutto un tutelare il commercio, il non voler rompere le uova nel paniere di chi ogni giorno arriva a stuprare la città pur di fare soldi facili. Non è un caso infatti se da quando la Presidente Alfonsi è in carica non è stato approvato nessun nuovo Piano di Massima Occupabilità che avrebbe potuto regolare e limitare le occupazioni di suolo pubblico in centro storico.

Non dimentichiamo poi le fantastiche giravolte per restituire la Festa della Befana di piazza Navona ad un certo commercio, oppure il recento intervento complessivo in via della Frezza autorizzato al commercio della strada senza neanche avvertirne gli abitanti.

Insomma, ad avviso di chi scrive un atteggiamento del Municipio tanto distratto, ad essere buoni, nei confronti di diritti ed esigenze primarie degli abitanti del centro storico non può che costituire uno stimolo formidabile ad abbandonare dei luoghi dove ormai vige la legge della giungla. Non che il resto della città sia un’oasi paradisiaca, ma il dover convivere quotidianamente con fenomeni come la movida o la presenza sempre maggiore di organizzazioni malavitose che lucrano sulle attività commerciali è qualcosa che nessuna persona normale può alla lunga tollerare.

 

Chiudiamo dicendo che se l’amministrazione del Municipio I è quello che il PD può offrire per una città agonizzante come Roma, allora stiamo tutti freschi.

Chissà se al PD se ne rendono conto o meno.

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