Cartelloni: la riforma per ora non riparte ma almeno se ne parla

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Sala convegno

 

Il convegno sui cartelloni ha raggiunto due obiettivi: alzare il velo su una riforma dimenticata e costringere la maggioranza 5stelle a venire allo scoperto. Due risultati non da poco.

Non significa affatto che la questione si sbloccherà in poche settimane, ma almeno si torna a parlare a tutti i livelli di far entrare in vigore al 100% il Prip, il Piano Regolatore della Pubblicità, approvato nel luglio del 2014. Scriviamo “a tutti i livelli”, perchè lunedì, in sala della Protomoteca in Campidoglio, erano presenti tutte le istituzioni. Dagli enti Parco (Veio, Roma Natura e Appia Antica hanno dato il loro patrocinio), ai rappresentanti della Polizia Locale, a Aequa Roma (che ha materialmente scritto parte della riforma), alle imprese pubblicitarie (erano presenti tutte le principali associazioni di categoria: Aipe, Irpa, Spar e Aapi). Ma c’era anche la politica: l’assessore Meloni non ha partecipato in prima persona ma ha inviato il suo staff. L’ex responsabile delle attività produttive Marta Leonori ha ascoltato con attenzione, così come il sempreverde Athos De Luca.

Athos De Luca

Athos De Luca durante il suo intervento

 

Marta Leonori

Marta Leonori

 

 

A rappresentare il Movimento 5Stelle, il presidente della Commissione Commercio Andrea Coia che in un intervento ha precisato che lo stop all’iter della riforma è stato provocato da uno studio presentato da un’associazione di imprese pubblicitarie. L’Aipe, infatti, ha commissionato ad un professore universitario una ricerca sul Prip e sui Piani di Localizzazione. Questo lavoro è stato presentato in un convegno lo scorso 21 febbraio e mette in risalto alcune presunte “incoerenze” (così sono state chiamate) della riforma. Secondo Coia (che potete sentire anche in una intervista che ha rilasciato a margine del convegno), è meglio fermarsi e approfondire questo studio piuttosto che andare avanti rischiando di sbagliare.

Andrea Coia

Andrea Coia, pres. Comm. Commercio

 

 

Prima dell’inizio dei lavori, uno dei legali dell’Aipe ha simpaticamente polemizzato con chi scrive a proposito di un mio articolo di alcuni giorni fa nel quale accusavo le imprese di voler rallentare o bloccare l’entrata in vigore della riforma. Premesso che mi fa piacere confrontarmi sempre in modo schietto con le imprese contro le quali le nostre associazioni non hanno alcun pregiudizio, colgo questa occasione per chiarire meglio la mia opinione. Lo studio del professore universitario è stato presentato troppo tardi, fuori tempo massimo rispetto al procedimento di partecipazione previsto dalle normative. Nel momento in cui sia l’assessore Meloni, sia il presidente Coia affermano che la riforma è in attesa di chiarire le critiche sollevate da questo studio, la mossa può apparire dilatoria. Senza polemica, si tratta solo di una constatazione. Queste pagine sono aperte al contributo delle ditte e qualora l’avvocato volesse precisare la propria posizione, saremo lieti di ospitarla (anche perché è persona cortese con la quale si parla in maniera corretta e onesta).

Qual’è allora la soluzione? Come uscire da questa impasse in termini concreti? E’ stato l’oggetto dell’intervento al convegno dell’architetto Bosi. Poiché gli uffici devono ancora operare le controdeduzioni alle osservazioni recepite da cittadini e imprese, sarà quella la sede per fare eventuali correzioni. Proviamo a spiegarci meglio, dato che la materia è piuttosto complessa: i piani di localizzazione hanno fatto il giro di tutti i Municipi e in ciascuno di questi incontri i cittadini e le imprese potevano presentare le proprie osservazioni. Il cammino si è fermato a quel punto. Da allora non sono stati fatti passi avanti. Gli uffici, quindi, devono adesso decidere cosa accettare e cosa rifiutare delle critiche giunte durante quel percorso. Ed è proprio a questo che fa riferimento l’architetto Bosi: eventuali incongruenze vanno corrette in questa sede, in tempi certi. Senza rinviare tutto alle calende greche.

Rodolfo Bosi

Rodolfo Bosi (Vas)

 

 

Non è chiaro, invece, quale sia la soluzione proposta dalle ditte: rifare tutto da capo? A questo diciamo no, anche perché durante il convegno abbiamo mostrato la mole di lavoro svolto in questi ultimi 7 anni dalle associazioni. E buttare tutto a mare è quanto di peggio si possa fare, per la città e per la politica.

Dalla riforma, una volta entrata in vigore, Roma otterrà maggiori incassi, decoro e servizi importanti, quali bike sharing, toilette pubbliche, manutenzione del verde.

Rinunciare a tutto questo è suicida per la maggioranza pentastellata. Crediamo e speriamo di averlo spiegato bene, lunedì in Protomoteca.

 

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Un ringraziamento all’avvocato Massimo Baroni che ha svolto un intervento molto interessante sul ruolo dell’avvocatura comunale rispetto al processo di riforma e ai ricorsi presentati.

Massimo Baroni

Massimo Baroni

 

 

Qui il servizio realizzato dall’agenzia TA News (per un errore del giornalista, la qualifica del sottoscritto è sbagliata)

 

Qui quello realizzato da ViaVai

 

 

Infine un ringraziamento ad tutti coloro che hanno collaborato al successo dell’iniziativa: Anna Maria Bianchi di Carteinregola che ha moderato il dibattito, Stefano Miceli di RomaPulita! e a tutte le associazioni e i comitati che hanno aderito. Cartellopoli e Romafaschifo (che hanno contribuito alla divulgazione dell’evento); Italia Nostra Roma, Salviamo Il Paesaggio, Comitato Mura Latine, Cittadinanzattiva Lazio, IICA, Cild,

 

Fotografie: Corrado Giglio per Diarioromano 

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3 Commenti

  1. Lob

    Continua a sorprendere che “uno studio delle ditte del settore” presentato al difuori dei tempi previsti dalla normativa (come riportato nel pezzo) possa in qualunque modo modificare l’azione amministrativa. Non solo invece la modifica, ma la blocca proprio. E dunque le ditte hanno trovato di certo un orecchio molto particolare ad ascoltarle anche quando non hanno diritto di parola.

  2. Lob

    Continua a sorprendere che uno studio dell’AIPE presentato al difuori dei tempi previsti dalla normativa (come riportato nel pezzo) possa in qualunque modo modificare l’azione amministrativa. E invece la modifica profondamente. Dunque le ditte hanno trovato di certo un orecchio molto particolare ad ascoltarle anche quando non hanno diritto di parola.

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