Cala un mesto sipario sull’Assemblea Capitolina, ma per il vicesindaco è sempre colpa di altri

L'ultima seduta dell'aula si è subito conclusa con la bocciatura dell'ordine dei lavori, precludendo il tentativo in estremis del M5S di mettere una pezza sul disastro di alcune partecipate

Difficilmente sarebbe potuta andar peggio l’ultima seduta dell’attuale consiliatura capitolina: quella che un tempo era la maggioranza monocolore M5S è stata battuta alla prima votazione sull’ordine dei lavori, comportando così l’immediata chiusura della seduta.

 

La pietra dello scandalo che ha portato le opposizioni, ormai maggioranza in aula, a bocciare l’ordine dei lavori proposto dal M5S è stata una delibera sulle aziende partecipate dal Comune che prevedeva due fusioni, una tra Roma Metropolitane e Roma Servizi per la Mobilità e l’altra tra Farmacap e Zetèma.

 

A detta di praticamente tutte le opposizioni una tale delibera era assolutamente prematura, non essendo mai stata discussa in aula, e vertente su questioni molto complesse.

 

Così ha motivato la sua opposizione il consigliere Stefano Fassina:

… dopo 5 anni di inerzia e di comportamenti finalizzati a portare alcune società sull’orlo del fallimento, invocare ora in piena campagna elettorale piani strategici da realizzare con urgenza. Tanto più che le decisioni di razionalizzazione, ossia di liquidazione, alienazione o fusione sono complesse e impegnano il futuro: richiedono approfondimenti e audizioni impossibili da fare in poche ore a Ferragosto e esigono una piena legittimazione democratica, mentre la consigliatura è scaduta e la Giunta Raggi non ha più la maggioranza in aula Giulio Cesare.

 

Così invece i quattro consiglieri de “Il Piano di Roma” (Iorio, Terranova, Stefàno, Sturni) ex-M5S:

La maggioranza dell’aula ha detto no all’ennesimo ordine dei lavori presentato di fretta, con provvedimenti di dubbia consistenza e probabilmente inefficaci rispetto agli indirizzi prefissati dall’Aula.

Con 26 voti contrari l’Aula Giulio Cesare ha bocciato l’ordine dei lavori ponendo di fatto fine alla propria attività, salvo urgenze, di questa consiliatura. La decisione ha preso origine dal fatto che nell’ordine dei lavori erano previste delibere inserite in fretta e senza adeguata discussione su moltissime questioni aperte da tempo e mai risolte. Su tutte un aggiornamento del piano sulla razionalizzazione delle partecipate non richiesto e non dovuto visto che la scadenza indicata dalla Corte dei Conti per porre in essere le soluzioni richieste su una vasta serie di problemi è per il 3 dicembre 2021. Fusioni improvvisate di aziende in crisi senza piani chiari di risanamento, intollerabile inerzia e cambio di decisioni su questioni come Farmacap e Roma Metropolitane. Non dimenticando che fra le altre delibere era inserita una proposta transattiva sui mutui contratti per i Punti Verde Qualità sulla quale l’Organismo di Revisione Economico Finanziaria ha chiesto chiarimenti. Un grosso calderone disordinato di provvedimenti senza garanzie sulle conseguenze, sempre sulle spalle di lavoratori e cittadini.

Toni simili anche per l’altra consigliera ex-M5S Gemma Guerrini:

Mentre c’è chi sfarfalleggia da un post all’altro, su temi scelti in in ordine sparso ma sempre in ottemperanza al più rigoroso populismo mainstream, la lunga agonìa dell’Aula Giulio Cesare oggi è stata interrotta dai 26 voti contrarî all’approvazione dell’ordine dei lavori, e si è chiusa così una seduta che non si sarebbe neanche dovuta aprire.

Questioni di estrema importanza, che avrebbero richiesto adeguato approfondimento, studio, analisi e condivisione, sono state recuperate così, all’ultimo momento, puntando sul fatto che l’Aula si sarebbe piegata a prendere una decisione pur che fosse.
Si voleva imporre all’Aula un ordine dei lavori stracolmo di atti importanti e complessi, per rimediare all’ultimo momento a ritardi, inefficienze e incapacità, ma anche con la speranza di incamerare l’approvazione di qualche delibera, un bottino dell’ultima ora da sventolare come successo personale in campagna elettorale.
Farsi beffe dei cittadini andrà di moda?
Insomma, giudizi concordi un po’ di tutti che l’iniziativa del M5S era in sostanza un colpo di mano avventato, fatto probabilmente a puro scopo elettorale.

Ecco invece come ha dsescritto la cosa il vicesindaco nonché assessore alla mobilità (!?!) Pietro Calabrese:

Oggi in Assemblea capitolina abbiamo assistito a un teatrino imbarazzante delle opposizioni: dal Pd a FdI hanno votato unite per bocciare l’approvazione dei lavori d’Aula in cui era in discussione la delibera per la razionalizzazione delle partecipate. Un atto che avrebbe permesso la continuità delle attività in capo a Roma Metropolitane nel pieno rispetto della delibera della Corte dei Conti di giugno scorso. Lo hanno fatto con estrema superficialità, senza pensare al bene della città, ma solo alle urne. Uno schiaffo in faccia ai lavoratori di queste aziende e ai romani, con le solite conseguenze disastrose che hanno sempre dimostrato di perseguire per la Capitale.

Ci vuole coraggio per non condividere un provvedimento che avrebbe permesso ai contribuenti di risparmiare denaro, risanare le società e non produrre più debiti. Soprattutto se si pensa che sono gli stessi che hanno portato queste società al fallimento. Gli stessi partiti politici che oggi se ne sono lavati le mani. Del resto come accaduto in passato non hanno avuto remore nello spolpare queste aziende, producendo “buffi” e bilanci in rosso. Oltre 1,3 miliardi di debiti in Atac, un buco di oltre di 250 milioni di euro in Ama, prodotto in decenni di cattive gestioni.
La faccia tosta del Calabrese è indubbiamente da record: non solo se la prende con le opposizioni ree di non aver appoggiato un tentativo maldestro di rimediare ad anni di disastri dell’attuale governo cittadino, ma addirittura accusa gli altri di aver portato le società al fallimento!?!
Da cinque anni Roma Metropolitane e Farmacap sono nelle mani della giunta di Virginia Raggi, ma per il suo vicesindaco è colpa di quelli di prima se ora stanno fallendo.
C’è in particolare la storia di Farmacap che mostra come si può trasformare una società pubblica appena risanata in un carrozzone fallimentare.
Per valutare ulteriormente gli argomenti addotti dal vicesindaco, il consigliere Enrico Stefàno ha voluto aggiungere alcune osservazioni:

Alcune banali osservazioni alle quali sono certo il vice Sindaco della Capitale d’Italia saprà darmi risposta.

Nel metodo
a) se il Piano di Razionalizzazione delle partecipate è così importante, perché è arrivato a 24 ore dalla fine della consiliatura? Non poteva essere proposto prima dando a tutti i consiglieri (che non fanno i passa carte) il tempo di fare le opportune valutazioni ed osservazioni, attraverso un sano dibattito in Aula?
b) se il Piano di Razionalizzazione delle partecipate è così importante (leggasi “improrogabile e urgente”) potrà essere riproposto ed eventualmente discusso anche nei 45 giorni antecedenti le elezioni giusto?
Nel merito
Fondere dall’oggi al domani un’azienda in crisi (Roma Metropolitane) non ancora risanata, in forte squilibrio finanziario, senza ancora un piano di risanamento approvato e un contratto di servizio, in un’altra (Roma Servizi per La Mobilità) tra l’altro con contratti collettivi diversi, non sarebbe l’ennesimo “salto nel buio”, per mettere una toppa, scaricando tra l’altro al solito sull’Aula (ultimo anello della catena) le responsabilità?
Pietro, attendo con ansia risposte.
Grazie mille.
Ps: aggiungo, perché riporti cose non vere? Ad esempio , sul tema ho dovuto convocare io una commissione urgente altrimenti neanche se ne sarebbe parlato. Altro che coinvolgimento opposizioni.
Temiamo per il consigliere Stefàno che il vicesindaco non risponderà alle sue domande, ma riteniamo che i vari punti di vista riportati consentano di farsi un’idea sul fallito tentativo in estremis dell’amministrazione Raggi riguardo il disastro delle partecipate.

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