Buche: ecco perché il problema non si risolve mai

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Mentre tutti parlano della voragine che si è aperta ieri a Circonvallazione Appia, torniamo sulle buche e prendiamo come esempio dell’emergenza via Foligno, segnalataci dal lettore Domenico Balzano. Partiamo da qui per fare un discorso di carattere più generale e per spiegare le cause di questo dissesto. La voragine di ieri, infatti, è provocata da cause ben diverse e cioè la mancata manutenzione del sistema fognante.

La strada che collega via La Spezia con via Taranto è in cattive condizioni da tempo. Ma mai aveva raggiunto un livello di disfacimento totale. Una buca ogni 10/20 metri rende impossibile il transito. Sarebbe necessario chiuderla al traffico come si è fatto con via Chiana, viale della Moschea e molte altre strade. Prima la neve, poi la pioggia hanno provocato l’apertura delle crepe e la loro trasformazione in buche.

 

Un rattoppo recente che si sta riaprendo

 

La pericolosità di un manto stradale ridotto in queste condizioni è così evidente che non serve aggiungere altro. Se i dati sulla mortalità stradale e sul numero degli incidenti sono in costante aumento, la causa è anche questa.

Non ci occupiamo quasi mai delle buche per scelta editoriale. Durante la campagna elettorale ogni forza politica, ogni giornalista, ogni commentatore che descriveva i problemi di Roma si limitava a buche e rifiuti. Come se, risolti questi due, gli altri aspetti del decoro fossero meno degni di nota. In realtà il degrado di Roma è dato da un insieme di fattori che vanno dai graffiti, alla sosta selvaggia, dai cartelloni piantati ovunque ai manifesti incollati senza regole, dal verde senza manutenzione alle bancarelle che invadono ogni marciapiede. Le buche, però, sono l’unica forma di degrado che impatta direttamente sul privato e cioè sulla macchina o sullo scooter. Hanno una conseguenza diretta sul singolo in quanto danneggiano l’automobile, spaccano i copertoni, mettono a dura prova le sospensioni. Ecco perché nell’elenco di ciò che non va, il romano le mette sempre al primo posto. La dimensione collettiva del degrado provocato dalle altre voci che abbiamo elencato non ha lo stesso peso sul cittadino medio che anzi certi problemi neanche li nota.

Ecco allora che i blog antidegrado hanno scelto di dedicare alle buche uno spazio minore. Ma l’emergenza di questi giorni è talmente seria che nessuno può ignorarla, neanche noi..

I militanti e i politici 5stelle vi hanno fatto credere che le buche siano state provocate solo dalla corruzione e a riprova riportano la ricostruzione dell’house organ del Movimento, il Fatto Quotidiano, che riassume il marcio degli appalti di questi ultimi 10 anni. Ma le cose si possono leggere da un’angolazione opposta. La corruzione non è la causa delle buche, è la conseguenza del sistema sbagliato che è stato utilizzato dalla giunta Alemanno in poi (mai si finirà di pagare gli errori di quegli anni).

E la cosa più grave è che l’amministrazione Raggi sta procedendo nello stesso solco, quello fatto di microappalti a decine di ditte che è impossibile controllare e dove la corruzione prospera. Per evitare questo sistema inefficiente e tangentaro, all’epoca di Veltroni si decise di affidare la manutenzione delle strade ad una sola grande impresa, la Romeo. Un mega appalto da 580 milioni per 9 anni. La Romeo Gestioni  era l’unica responsabile della qualità dei lavori; a questa si sarebbe potuto revocare l’appalto se non avesse mantenuto gli standard richiesti e questa sarebbe stata a sua volta appaltante di altre imprese che non avrebbero avuto contatti con i funzionari comunali e che dunque non avrebbero potuto chiedere più tangenti.

Inoltre una ditta che sa di avere la responsabilità di tutto l’appalto, userà materiali di qualità per non doverci tornare una seconda volta a proprie spese. Il sistema è stato adottato in moltissime città italiane ed europee e ha dato ottima prova. Alemanno, poco dopo il suo insediamento, revocò il contratto con la Romeo e tornò ad affidarsi alle decine di microimprese che pur di lavorare erano sempre pronte a versare la bustarella di turno. L’unica novità introdotta dal sindaco di centro destra fu la divisione della città in “grande viabilità” (circa 800 km di strade principali) e “viabilità municipale” affidata direttamente ai Municipi. La grande viabilità fu divisa in 10 lotti, ma questi lotti vennero comunque suddivisi tra tante ditte, un numero indefinito.

E la Raggi che tanto parla di pulizia e di onestà? Sta facendo esattamente la stessa cosa. Guardate gli annunci pubblicati in queste ore su alcuni quotidiani ripresi da Romafaschifo

Due milioni ad una ditta, un milione ad un altra e così via. Gare che sono facilmente inquinabili proprio per la loro entità ridotta. Il circolo vizioso è innescato: una bustarella per ottenere l’appalto, un lavoro con asfalto scadente per ottenere un nuovo appalto l’anno seguente, versando una nuova bustarella. Tre centimetri di spessore di bitume costano 25 euro al metro quadro. Alcune ditte, per risparmiare ne stendono uno spessore di 1 o 2 cm, tanto sanno che difficilmente verranno controllate. Anzi a volte la bustarella finisce proprio a chi sarebbe preposto al controllo.

Spezzare questo circolo sarebbe indispensabile e la Raggi potrebbe farlo. Invece con l’operazione #stradenuove ha investito 90 milioni per 88 strade. Finora solo 40 sono state riasfaltate ma solo in parte. La verifica della qualità del lavoro e della regolarità della gara restano procedure opache.

Ci vorrebbe visione, volontà politica e un assessore ai lavori pubblici competente. Anzi ci vorrebbe un assessore ai lavori pubblici. Su quello attuale preferiamo stendere un velo.

 

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