Bancarelle: il problema vero sono i regolari, ma anche gli abusivi…………..

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Chi ci segue sa bene che, da oltre 10 anni, ripetiamo che il problema del commercio ambulante a Roma sono le bancarelle regolari, quelle autorizzate dal Comune e che operano con una licenza. Sono loro il cancro di questa città, occupando tutti i marciapiedi delle strade commerciali, coprendo le vetrine dei negozi, invadendo lo spazio riservato ai pedoni. Si tratta di 12 mila licenze di ambulanti che operano in una presunta legalità, ma rappresentano una malattia che va curata con un medicinale molto forte.

Oggi però vogliamo parlarvi di un caso specifico di commercio ambulante abusivo. L’occasione ce la offre il lettore Federico S. che ci invia le foto di un venditore di abiti in zona Eur che opera indisturbato da anni senza alcuna autorizzazione. Ogni giorno arriva con la sua auto, scarica gli stand, li posiziona sul marciapiede di viale Europa o viale Beethoven  e si impossessa dello spazio pubblico come se fosse di sua proprietà. Abbiamo detto e ripetiamo che il vero problema è l’ipertrofia del commercio regolare. Ma anche quello abusivo fa la sua parte nel degrado romano e dunque non va dimenticato.

 

Da queste immagini si nota come il marciapiede diventi improvvisamente lo show-room di questo abusivo, con gli abiti appesi ad uno stand, le ruote della macchina sul ciglio, la sosta in divieto. Ovviamente di tasse o scontrini neanche a parlarne e la filiera di questi vestiti sarà tutt’altro che trasparente. Magari prodotti in paesi in via di sviluppo, cuciti da bambini sottopagati e con scarse garanzie per la colorazione dei tessuti.

Secondo Upvad e Coride (due associazioni di ambulanti regolari), l’abusivismo a Roma coinvolge circa 15 mila operatori e causa una perdita secca di molti milioni di euro alle casse pubbliche. In dettaglio:

da 220 a 400 milioni di imposta sul reddito
da 120 a 180 di Iva non versata
da 130 a 190 milioni di contribuzioni previdenziali non pagate
da 40 a 70 milioni di mancata tassa di suolo pubblico e smaltimento rifiuti.

Ammettiamo che queste stime siano eccessive perché la fonte dello studio è poco obiettiva e prendiamo la cifra bassa della forchetta. La somma è di ben 510 milioni l’anno. Ammettiamo che anche questa sia sovrastimata e dividiamola per due: sono comunque 255 milioni di euro l’anno persi. Denari che potrebbero essere utilmente investiti per trasporti, infrastrutture, manuntenzione del verde o delle scuole. Insomma si tratta di una vera truffa ai danni dello Stato che questo dovrebbe combattere con rigore.

E invece, il Comune di Roma sembra infischiarsene. Ogni tanto sui giornali si legge un trafiletto con la notizia di qualche sequestro di merce ad un venditore abusivo, ma sono più operazioni spot che reale volontà di riportare la legalità nel settore.

La conferma viene dalle altre foto che lo stesso lettore ci manda relativamente ad un’area limitrofa a viale Beethoven e viale Europa dove un altro banchetto agisce indisturbato ogni giorno.

 

Si fa chiamare “Stra diva” e si piazza nel mezzo di un parcheggio vendendo monili e bigiotteria senza mai rilasciare uno scontrino (d’altronde non potrebbe farlo non avendo alcuna licenza ad operare).

Non è un fenomeno nuovo in zona: basta googlare “commercio abusivo in viale Europa Roma” per leggere una sfilza di annunci e ultimatum da parte di politici e Sindaci che si sono succeduti: “Il commercio abusivo è un’ingiustizia e la Polizia di Stato presidierà con attenzione Viale Europa”, tuonava Veltroni nel 2004. Le ordinanze di Alemanno rinnovate nel 2013 promettevano fine al fenomeno dell’abusivismo e della prostituzione su viale Europa. E poi i presidenti di Municipio che si sono succeduti, i consiglieri comunali e così via.

E invece, oggi, estate 2019, chiunque è libero di andare in zona, scaricare la propria merce in strada e occuparla come se fosse il proprio negozio. D’altronde se in 13 anni la vendita abusiva di prodotti di pelletteria (borse e cinture contraffatte) è cresciuta del 41% (dati Fiva Confcommercio), vuol dire che questa lotta senza quartiere non ha funzionato.

L’ultima battaglia in ordine di tempo contro l’abusivismo commerciale, l’avrebbe scatenata Andrea Coia, ineffabile presidente della commissione Attività Produttive, esponete del M5S. A marzo del 2019, tramite i suoi profili Social, annunciava una task force composta da istruttori, funzionari amministrativi e agenti della Polizia Locale, che avrebbe circolato nelle strade a maggior concentrazione di bancarelle per vigilare sugli abusivi e sulle cassette di frutta che invadono i marciapiedi. Di questa squadra di ispettori nulla si è più saputo e temiamo che nulla si saprà nei prossimi anni. Con la triste certezza di doverci ritrovare a scrivere un articolo come questo a fine mandato della giunta Raggi e dare conto delle promesse del nuovo Sindaco che verrà sull’eliminazione – questa volta sicura potrete giurarci – dell’abusivismo commerciale.

 

 

 

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  1. Paolo

    Che effetti avrebbe l’applicazione della Direttiva Bolkenstein su queste attività? Ma, soprattutto, eviterebbe il proliferare dell’abusivismo nel settore?

    • enrico

      Dell’abusivismo no perché essendo appunto “abusivo” sfugge ad ogni regola vigente.

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