Bancarelle e Bolkestein: una proposta equilibrata

Da Carteinregola un documento per preparare bandi che non siano punitivi nei confronti di chi rispetta le leggi. I 5Stelle spaccati sugli ambulanti

 

 

 

Dopo cinque anni di nulla sul tema ambulantato, la maggioranza a 5Stelle cambia registro e decide che le licenze delle 12 mila bancarelle romane vadano messe a gara. La notizia è di per sé buona e segue un principio giuridico voluto a livello europeo con la cosiddetta direttiva Bolkestein.

Parte dal presupposto che il suolo pubblico non è illimitato, che gli spazi debbano essere fruibili a tutti e non solo a qualcuno. Pertanto tutte quelle attività che si svolgono su suolo pubblico (stabilimenti balneari, commercio ambulante, servizi) debbano essere messe periodicamente a gara in modo che chiunque voglia fare impresa sia libero di inserirsi nel mercato, anche se proviene da uno dei 25 Paesi dell’Unione.

Gli ambulanti da sempre chiedono di essere esclusi da questo principio in quanto si tratta di piccole attività familiari che potrebbero essere scalzate dalla concorrenza di presunte multinazionali. I governi, in questi ultimi anni, hanno preso tempo rinviando di volta in volta l’applicazione della Bolkestein finché il primo governo Conte, in un blitz notturno, inserì una sorta di sospensione perenne. Quella notte, i leader dei bancarellari romani, accorsero sotto Palazzo Chigi per festeggiare l’ex premier e ringraziarlo.

Il Movimento 5Stelle era stato i principali promotori di questa sospensione e infatti a Roma l’amministrazione Raggi si è ben guardata dal mettere mano al settore. La riforma Coia del 2017 di fatto congelò la situazione, lasciando che intere strade e quartieri fossero devastati dalle bancarelle, posizionate sui marciapiedi o davanti ai monumenti.

Il malumore della cittadinanza si è fatto sentire in più occasioni al punto che la Sindaca, avvicinandosi la scadenza del suo mandato, ha pensato di cambiare totalmente opinione. Questa “conversione” si scontra con una serie di provvedimenti che la giunta ha preso in questi anni, tutti a favore del rinvio dell’applicazione della Bolkestein. Li abbiamo raccolti in questo articolo del febbraio scorso.

Con il pretesto di un parere dell’Autorità per la Concorrenza e il Mercato, la Raggi ha deciso che tutte le 12 mila licenze vadano messe a gara senza ulteriori indugi. Agli ambulanti è caduto il mondo addosso. Convinti di essere protetti da un’amministrazione amica si sono sentiti pugnalati alle spalle e hanno deciso di scendere in piazza. Lunedì hanno bloccato il centro di Roma e altre manifestazioni sono previste per le prossime settimane.

Foto RomaToday

 

Sebbene chiunque abbia a cuore il futuro della città non può che essere favorevole ai bandi pubblici, perché unico sistema per assegnare in modo regolare un diritto, non si può non notare che le bancarelle romane non sono tutte uguali. Accanto a poche famiglie oligopoliste che invadono e stuprano le vie commerciali, ci sono piccoli operatori onesti che hanno da sempre lavorato nei mercati, hanno conquistato con fatica un mestiere e non vogliono essere accomunati a coloro che sono sotto inchiesta per reati molto gravi.

L’assegnazione dei posti dove piazzare i banchi è stata oggetto di corruzione di funzionari pubblici, di malaffare e di sfruttamento dei dipendenti, pagati pochi euro e in nero. Nel contempo il piccolo banco della frutta o dei formaggi che opera in un mercato rionale non deve pagare il prezzo delle malefatte di costoro. Ecco perché l’associazione Carteinregola è intervenuta nel dibattito presentando un documento che sembra molto equilibrato.

E’ stato pubblicato nella sua interezza sul sito internet dell’associazione. Qui di seguito riassumiamo alcuni punti principali della proposta:

La direttiva Bolkestein va applicata – concorda il documento – ma prima di farlo, in un tempo ragionevolmente breve, vanno emanati nuovi criteri per le concessioni su suolo pubblico. In particolare:

a) tutte le procedure vanno affidate ad un unico soggetto, ad oggi i Municipi;
b) i Municipi dovranno adottare un piano per individuare le aree idonee al posizionamento dei banchi;
c) nell’ambito dei bandi di gara, stabilire dei parametri per i mercati rionali, dove gli operatori hanno investito denaro, contribuiscono a preservare il valore sociale dei quartieri e rappresentano attività virtuose. Pertanto chi ha portato migliorie, vende prodotti di qualità, possiede un banco da più tempo, avrà un vantaggio in termini di punteggio;
d) evitare che le concessioni (che devono avere un tetto per ciascun settore merceologico) vengano affittate o cedute;
e) per le postazioni, garantire il decoro, la sicurezza e la vivibilità degli spazi pubblici.

 

Insomma una riforma complessiva del settore che porti ovviamente ai bandi ma che non getti nello stesso calderone chiunque. Perché una cosa è il banco che ha da sempre operato nel rispetto delle regole all’interno dei mercati, altra cosa è chi occupa le strade con prodotti dalla dubbia provenienza, esercitando di fatto un monopolio.

C’è da augurarsi che l’assessore Coia e la Sindaca sappiano fare i giusti distinguo senza abdicare al dovere di indire bandi pubblici.

All’interno del Movimento 5stelle sono nate profonde divisioni sul tema. Il presidente dell’Assemblea Capitolina, De Vito, ha criticato la scelta dei bandi prendendo ad esempio quanto fatto a Torino dalla Sindaca Appendino che ha sfruttato la sospensione del governo Conte. Durante il dibattito in aula Giulio Cesare, lo scorso primo marzo, è mancato il numero legale per l’assenza di ben 16 consiglieri pentastellati.

Anche il Pd si schiera con gli ambulanti, col capogruppo Pelonzi che invita la Raggi a rispettare la legge nazionale che ha sospeso la Bolkestein. Sulla stessa linea il centro-destra.

Insomma la politica finge di non vedere le differenze e si butta dalla parte della piazza senza un distinguo e senza una reale volontà di rimettere ordine nel settore.

Una volta tanto Raggi ha detto una cosa giusta: “Basta ipocrisie. Da anni ci si lamenta tutti ma poi non si ha il coraggio di prendere posizione. Ora dobbiamo cambiare questo sistema”.

E bisogna farlo bene e in fretta, aggiungiamo noi.

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