“Avanti, c’è posto…”, il grande film con Aldo Fabrizi torna attuale. Sarà la frase da ripetere nella Fase 2

Altro capolavoro da riscoprire in quarantena. Una pellicola firmata da Mario Bonnard, Cesare Zavattini e un giovane Federico (che non volle firmarsi Fellini per modestia)

“Avanti, c’è posto…” è un film del 1942, diretto da Mario Bonnard. È il primo film che vede la comparsa di Aldo Fabrizi come attore di cinema e non più come attore di teatro da avanspettacolo.

Agli inizi degli anni Quaranta, nonostante ancora non si fosse affermato il cinema neorealista, Mario Bonnard sperimentò una sorta di “cinema popolare”, incentrando la sua attenzione sui mestieri della città. Con “Avanti, c’è posto…” inaugurò una trilogia di film: il primo dei quali incentrato sulla figura di un tranviere, il secondo (L’ultima carrozzella) sul vetturino e il terzo (Campo de’ Fiori) sul pescivendolo.

Le ambientazioni dovevano essere reali, così parte dei film vennero girati negli studi di Cinecittà, mentre le scene all’aperto furono ambientate interamente nei quartieri di Roma, negli appartamenti sia borghesi sia popolari.

Nel voler rimarcare la prospettiva verso il neorealismo non vennero scelti attori di cinema professionisti, ma tutti provenienti dal teatro.

Bonnard percepì la portata rivoluzionaria delle sue scelte e per questo motivo scelse di affidarsi per le sceneggiature a Cesare Zavattini, mostrando una grande lungimiranza, puntando sull’uomo che diventerà la figura centrale, nonché teorico, del Neorealismo.

Zavattini capì prima di tutti che il cinema doveva essere parlato, con questo intendeva che gli attori dovessero rispecchiare la loro “regionalità linguistica”, favorendo così l’uso dialettale delle battute nonché la ricostruzione delle ambientazioni, la piazza del mercato immersa nel suo caos, i pescivendoli che gridano la propria merce, il tranviere che discute animatamente con i passeggeri.

Per questo motivo Zavattini coinvolse lo stesso Aldo Fabrizi nell’elaborazione della sceneggiatura di “Avanti, c’è posto…”, e quest’ultimo, a sua volta, convinse Zavattini a coinvolgere anche Federico Fellini, suo grande amico nonché curatore dei dialoghi che Fabrizi portava in scena nei suoi spettacoli. All’epoca Fellini aveva solo 22 anni, proveniva da piccole esperienze teatrali, dove aveva curato per lo più battute e gag, e per questo motivo non se la sentì di comparire nei titoli di testa del film di Bonnard. Così, quando la pellicola fu montata e furono inseriti i nomi degli sceneggiatori, accanto a Fabrizi, Zavattini e Tellini, comparve un anonimo “Federico”, senza nessuna menzione del cognome.

Il risultato fu comunque eccellente, se da una parte i dialoghi e le inquadrature risentivano di quella teatralità di cui abbiamo detto, le espressioni dei personaggi sono più che mai reali. Lo scopo era quello di garantire un cinema che permettesse alla gente di evadere dalla quotidianità, deturpata dalle angosce della guerra. Un’evasione che tuttavia non puntava al cinema onirico, degli anni ‘20 e ’30, ma al quotidiano perduto, una sorta di cartolina che rimembrava nelle persone la bellezza della spensieratezza di tutti i giorni. “Avanti c’è posto…” fu infatti uno degli ultimi film girati a Roma prima dell’occupazione nazista del 1943, quando gli studi di Cinecittà furono trasformati in ricoveri per gli sfollati.

Come evadere dalla realtà attraverso la realtà? È questa la domanda che accompagnò sempre gli sceneggiatori e i registi neorealisti. Lo scoppio della guerra ovviamente facilitò la risposta, riportando sullo schermo scene di vita perduta. Nel caso di “Avanti c’è posto…” il tram di Roma doveva ricordare la città con i suoi pregi e difetti. Le scene degli autobus, stracolmi di persone (e pensare che già negli anni ’40 Roma soffriva degli stessi disagi di oggi!), dovevano far sorridere perché tutti si sarebbero rispecchiati nelle difficoltà del pendolare, del conducente o del fattorino che doveva vidimare i biglietti, trovando spazio tra spintoni e rabbia crescente.

È esemplificativa la frase del capo del personale dell’allora servizio di trasporti, che di fronte a un Aldo Fabrizi in ritardo e svogliato ribatte: «La vettura tranviaria non è soltanto una macchina, ma la compagna della nostra vita». Sullo sfondo di questa vita si consuma la storia di un’amicizia, messa in difficoltà dalla comparsa di una donna. Il fattorino (Aldo Fabrizi), allora sinonimo di controllore, darà comunque prova di un grande spirito di fratellanza e anche se in tutto il film non si farà mai accenno alla guerra, sul finale, sarà proprio questa a portargli via tutto.

Anche oggi viviamo una fame di realismo, la pandemia del Coronavirus, al pari di un’occupazione o delle ristrettezze di un conflitto, ci ha tolto gli spazi che contraddistinguevano la nostra quotidianità. Ma a differenza degli anni ‘40, quando usciremo nuovamente di casa, non troveremo gli autobus pieni, li troveremo vuoti, le corse saranno dimezzate, e come nel film di Bonnard ritroveremo sui mezzi il controllore che ci dirà “avanti c’è posto…”, ma non nello spirito di Aldo Fabrizi, che spingeva dentro la gente per far partire il filobus, ma nel rimarcare il vuoto lasciato da altre persone costrette a rimanere a casa, oppure costrette ad aspettare la prossima corsa per rispettare i posti contingentati. Sarà una frase che indicherà le nostre paure: quella del contagio e quella del contatto con l’altro. Non ci resta allora che continuare a evadere, continuare a resistere senza dimenticarci di tutelare e rafforzare i rapporti interpersonali, perché come diceva Cesare Zavattini “un conto è demitizzare e un conto è demolire”.

Nota: nelle ultime scene del film fa sorridere vedere il capolinea del filobus arrivare fino a piazza San Pietro a ridosso del colonnato.

 

Trama:

Durante un tragitto in filobus, una giovane cameriera di nome Rosella viene derubata dei soldi della pigione di casa dei signori dove presta servizio. La ragazza presa dallo sconforto verrà aiutata dal fattorino Cesare (Aldo Fabrizi). Rosella a causa del furto perderà il lavoro di cameriera finendo in mezzo alla strada.

Cesare le resterà accanto cercando di trovarle un nuovo lavoro e una nuova abitazione. Ben presto se ne innamorerà scoprendo amaramente di vivere un amore non ricambiato…

Il film è disponibile gratuitamente sulla piattaforma online di YouTube.

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