Attenzione ai microincendi che possono causare tragedie

Nessuna qualità divinatoria né capacità di prevedere il futuro. Ma solo buon senso quello del nostro lettore che si fa chiamare Batman e che segue con attenzione le vicende del Secondo Municipio. Lo scorso 13 luglio ci aveva mandato questa foto che si riferiva al taglio di un pino e all’abbandono dei rami secchi e dei tronchi da molti mesi. Un’aiuola di viale Etiopia invasa dai resti delle potature che – diventate secche per l’arsura estiva – potevano provocare un incendio.

potature viale etiopia

 

Ed ecco cosa è successo quindici giorni dopo. L’area è andata completamente bruciata e solo grazie al rapido intervento dei Vigili del Fuoco, le fiamme non hanno attaccato il resto della macchia. Altri grossi pini sono stati sfiorati dall’incendio e sono rimasti bruciacchiati ma non hanno preso fuoco altrimenti i palazzi adiacenti sarebbero stati sgomberati con drammatiche conseguenze.

Incendio alberi viale Etiopia3

Incendio alberi viale Etiopia

Incendio alberi viale Etiopia2
I pini lambiti dalle fiamme in parte bruciati

 

Incendio alberi viale Etiopia cartellone
Il cartellone pubblicitario parzialmente distrutto

 

 

In questi giorni la pineta di Castel Fusano ha subìto un’altra serie di incendi che ne hanno divorato ettari di macchia. Fumo nero e roghi in tanti quartieri di Roma e dell’immediata periferia, dall’Eur a Centocelle, dalla Magliana a Settebagni. In alcuni casi i piromani hanno appiccato nello stesso momento due diversi incendi in due zone distanti tra loro in modo da mettere in difficoltà i Vigili del Fuoco. Segno evidente di una strategia criminale che ha visto tra l’altro appiccare le fiamme a diversi sfasci di automobili. A tutto si aggiunge la classica sequenza di roghi tossici nei campi rom e nelle aree abbandonate per il recupero e lo smaltimento illegale dei materiali.

Un quadro drammatico che ha costretto la Sindaca a chiedere l’aiuto del governo mentre i militari dovranno presidiare Castel Fusano. Ma proprio perché siamo in un contesto così grave, la prevenzione diventa indispensabile. Lasciare le potature in terra per quasi un anno costituisce uno stimolo per i delinquenti ad appiccare il fuoco, è come servirglielo su un piatto d’argento. La mancata cura degli alberi e la mancata raccolta delle potature è già stata in passato causa di roghi come accadde sia l’estate scorsa che due anni fa al quartiere Serpentara. E’ evidente dunque che la macchina del Servizio Giardini è del tutto inadeguata a far fronte alla situazione: se questo pino fu potato nell’autunno 2016, perché i suoi resti erano ancora lì a richiamare l’attenzione dei piromani?

Non basta annunciare una goccia nel mare: l’assunzione di 30 nuovi giardinieri (che tra l’altro saranno operativi in autunno). Occorre mettere mano seriamente alla gestione del verde pubblico in questa città sia per evitare la continua caduta di alberi e rami che mette a rischio la vita dei romani, sia per prevenire gli incendi. La gara bandita dall’amministrazione Raggi per le potature è ancora al palo, ferma per problemi burocratici, nonostante lo stanziamento di 3,5 milioni di euro per la cura di 82 mila piante. C’è dunque un tema di organizzazione della macchina capitolina e una evidente lentezza nella reazione da parte della politica. Se vogliamo evitare il ripetersi di episodi drammatici, occorre darsi una mossa.

 

 

 

 

 

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