Atac agli autisti: “Difendete i mezzi dalle tags. Perdiamo pubblicità”

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Che il vandalismo da tags sia una delle piaghe più gravi di Roma non è certo una novità. I nostri lettori ben conoscono la battaglia (purtroppo solitaria) che pochissimi blog anti degrado conducono da anni contro scritte e graffiti. La gran parte degli abitanti (e dei politici) della nostra città lo ritengono un problema minore, un “danno collaterale” inevitabile. Inutile ripetere che tutte le capitali e le grandi città d’occidente hanno risolto in tutto o in parte il problema perché causa di degrado molto più seria. Come è inutile ripetere che il danno non è solo estetico ma soprattutto economico dato che le tags mettono sul lastrico i proprietari dei furgoni danneggiati, costano alla collettività milioni di euro per la loro cancellazione, allontanano turisti e indotto.

Questa volta, però, ad accorgersi che una “innocente” firma può mettere in crisi un’intera azienda è Atac. Con una circolare rivolta agli autisti, i dirigenti di via Prenestina hanno messo nero su bianco che i danneggiamenti alle pellicole pubblicitarie sui mezzi pubblici potranno essere addebitati agli autisti stessi, i quali hanno il compito di vigilare e difendere i mezzi. Atac, in crisi profonda e sull’orlo del fallimento, si è accorta che il ricavo da pubblicità è crollato del 50% in 5 anni e la causa risiede soprattutto nelle tags e negli sfregi su autobus e tram. Gli sponsor e il concessionario non hanno più voglia di pagare migliaia di euro per una réclame che poche ore dopo la sua affissione viene vandalizzata.

 

E così, se Atac fino al 2010 incassava 16 milioni di euro l’anno per le pubblicità dinamiche, oggi si ferma a 8. Il calo è stato graduale ma il fondo si è toccato nel 2012 alla fine della sindacatura Alemanno. L’azienda, riempita di parenti e svuotata delle competenze tecniche, aveva imboccato la via del precipizio su tutti i fronti, anche su quello della raccolta pubblicitaria. La deregulation nel settore della cartellonistica, che portò al fenomeno dei cartelloni selvaggi, aveva distrutto ogni forma convenzionale di pubblicità esterna e su carta stampata. Gli sponsor principali decisero di fuggire da un mercato completamente fuori controllo, fatto di migliaia di impianti abusivi. Che interesse avrebbe avuto un grande marchio internazionale a stare accanto alla pizzeria al taglio o l’officina di quartiere! I veicoli Atac, considerati appetibili, venivano sistematicamente vandalizzati dalle scritte e così i grandi sponsor scapparono e molti di loro non sono più tornati.

L’azienda oggi cerca di correre ai ripari affidando agli autisti delle responsabilità che non hanno. Tutti e ripetiamo tutti i treni della metropolitana A e B vengono coperti di scritte durante la notte mentre sostano dei depositi.

Un vagone della metro B restaurato e vandalizzato dai “writers”

 

Tutti gli autobus e i tram sono sfregiati con l’acido sui vetri e con le bombolette spray su carrozzeria e plastiche. Ma ci vedete voi l’Audi o la Sony accostare il proprio marchio prestigioso a una situazione di questo tipo? Ecco che l’azienda ha perso un altro importante ricavo economico. Il Messaggero che ha dato la notizia, ricorda che nel 2016 (anno dell’ultimo bilancio validato di Atac), le perdite sono state di 212,7 milioni di euro. Di questi,  8 derivano dai mancati introiti pubblicitari e forse altrettanti sono stati destinati a bonificare i mezzi dalle scritte. Insomma circa l’8% del debito annuo di Atac (16 milioni) è causato direttamente o indirettamente dai graffiti. E’ davvero un problema secondario?

 

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