Artisti di strada: una storia infinita

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La scorsa settimana ci trovavamo a Piazza di Spagna e mentre ammiravamo il sempre splendido scenario non abbiamo potuto non notare, tanto era il rumore prodotto, il menestrello che vi si esibiva attorniato da un conspicuo pubblico.

 

artistaSpagna

 

Il tipo suonava il violino su una base musicale riprodotta da un potente amplificatore ed il pubblico apprezzava visibilmente, applaudendo di quando in quando (ovviamente questo non può essere un segnale della qualità dell’esibizione, avendo un pubblico di turisti una capacità critica piuttosto bassa).

Essendo una bella giornata ed avendo un po’ di tempo da perdere decidiamo di esercitarci in un’attività civica. Avendo accumulato infatti una certa competenza in tema di arte di strada, sappiamo che piazza di Spagna è uno dei luoghi tutelati dal vigente regolamento ed in tali luoghi è vietato l’utilizzo di impianti di amplificazione. Ci appropinquiamo allora verso i vigili sempre presenti sulla piazza (ben due pattuglie quel giorno) per segnalare la cosa.

Incontriamo una delle pattuglie e gli spieghiamo la questione. Gli agenti si dimostrano ben disposti ad accogliere la nostra segnalazione ma appaiono perplessi sul merito e ribattono che c’è stata una sentenza del TAR che ha abrogato il divieto di utilizzo degli amplicatori; al che gli spieghiamo che quella sentenza ha sì abrogato il generico divieto per gli amplificatori che era presente nel regolamento, ma nella parte dedicata ai luoghi tutelati, tra cui rientra piazza di Spagna, il divieto è rimasto. Uno degli agenti dice anche di avere una vasta esperienza sul tema accumulata in piazza della Rotonda, al Pantheon, al che dobbiamo fargli notare che, incredibilmente, quella piazza non rientra tra quelle tutelate.

Interessati dalle nostre spiegazioni, gli agenti provano a cercare una conferma nei colleghi presenti sulla piazza, i quali però, con atteggiamento molto meno costruttivo, si limitano a dire che a loro non risulta alcun divieto di utilizzo degli amplificatori (!?!). Non convinti da una risposta tanto grezza e non circostanziata dei loro colleghi (a volte si vedono differenze abissali tra un vigile e l’altro) gli agenti si recano nella loro autovettura per prendere la copia del regolamento sull’arte di strada (in certi luoghi è una delle normative più utilizzate). La rivediamo insieme e gli facciamo notare il punto in cui è stabilito il divieto di utilizzo degli amplificatori nei luoghi tutelati del centro storico. Gli agenti leggono e rileggono la disposizione, comprensibilmente desiderosi di fugare ogni dubbio prima di fare un intervento che già sapevano scomodo, ed infine, convinti della cosa, si dirigono verso il menestrello e lo convincono a cessare l’esibizione. Ovviamente l’intervento dei vigili non viene preso bene dagli astanti, che si esibiscono in diversi “buuu” e qualche “vergogna”, ma la cosa finisce velocemente; a rigore diremmo che l’artista avrebbe dovuto essere multarlo, ma nel far west romano questa appare una misura esagerata anche a dei pignoli come noi.

 

Tutto bene si direbbe: per una volta la segnalazione di un cittadino è stata considerata, pur con qualche spiegazione aggiuntiva, e si è provveduto ad applicare la norme seduta stante.

E invece non va proprio bene per niente. Anzitutto in assenza del nostro intervento una norma a tutela di un luogo e di tutti coloro che ne fruiscono sarebbe rimasta inapplicata, e questo anche in presenza sul posto di ben due pattuglie dei vigili. Inoltre ancora una volta gli agenti si sono dimostrati impreparati su una materia che da anni è dibattuta e che in certi luoghi è particolarmente importante.

Nota di merito agli agenti che si sono dimostrati disponibili alle spiegazioni di un cittadino (pur non essendo pensabile che siano i cittadini a spiegare le norme ai vigili) e nota di grave demerito agli altri agenti che ci hanno sbolognato tronfi della loro ignoranza.

Insomma l’ennesima rappresentazione di un corpo che al meglio si mostra disorganizzato e che nei casi peggiori, purtroppo ancora la maggioranza, risponde con sfrontatezza ed ignoranza alle segnalazioni dei cittadini.

 

A parziale giustificazione degli agenti, almeno di quelli con atteggiamento costruttivo, vi è il fatto che l’attuale normativa sull’arte di strada è un pateracchio scritto male, di impossibile attuazione e per di più rimaneggiato in più punti da una sentenza del TAR. Noi di questo problema, che non sarà il più urgente della città ma che comporta gravi danni per molti cittadini ed il degrado in molti luoghi del centro storico, parliamo dagli inizi delle nostre pubblicazioni, ma né l’allora amministrazione Marino, né il commissario Tronca, né l’attuale maggioranza sono riusciti a cambiare una virgola di quell’indegno testo.

A dire il vero l’attuale amministrazione un’iniziativa l’avrebbe presa, con la commissione cultura dell’Assemblea Capitolina che dalla fine dello scorso anno starebbe lavorando ad un nuovo regolamento sull’arte di strada. Peccato che l’ultima riunione della commissione sul tema sia avvenuta a marzo di quest’anno e da allora non è accaduto più nulla. Quella riunione in verità fu molto concitata, con accesi scontri verbali tra sedicenti artisti, consiglieri municipali, e rappresentanti di associazioni di residenti. Non vorremmo che viste le implicazioni “politiche” e la certezza di scontentare qualcuna delle parti interessate, la commissione abbia pensato di lasciar cadere la cosa. Ad una nostra richiesta di aggiornamenti a giugno la segreteria della Commissione rispose che gli uffici tecnici stavano lavorando ad un possibile testo. Considerando che c’è stata l’estate di mezzo qualche flebile speranza c’è ancora, ma molto flebile.

 

Ma se per un nuovo regolamento sull’arte di strada è comprensibile che ci voglia un po’ di tempo, per risolvere alcuni gravi problemi che l’attuale normativa ha evidenziato ormai da anni non ci vorrebbe poi molto, a patto di avere la volontà di farlo.

 

Uno su tutti l’assurdità di aver “dimenticato” di includere piazza della Rotonda tra i luoghi tutelati del centro storico, col risultato che davanti al Pantheon si svolgono quotidianamente concerti rock a volumi stratosferici per la gioia dei pochi abitanti (fortunati quanto si vuole ma che per gran parte del giorno non riescono a stare in casa propria), degli ospiti degli alberghi vicini e dei religiosi al Pantheon che sono costretti a celebrare le funzioni con sottofondo rock.

Abbiamo parlato a più riprese di questo scandalo, qui e qui ad esempio, provando anche a coinvolgere il ministro Franceschini. Con 7,4 milioni di ingressi il Pantheon è stato infatti nel 2016 il monumento più visitato in Italia e ci si chiede come sia possibile che tale gioiello debba essere squalificato tutti i giorni, tutto il giorno, da esibizioni musicali che nessuno ha vagliato ed eseguite al volume che si desidera (ossia quello massimo così da raggiungere più persone possibile). A noi questo appare come un intollerabile e stratosferico livello di far west, pur nella generalizzata illegalità del centro storico di Roma. Peraltro l’ufficio del ministro è a pochi passi dal Pantheon, per cui il suo totale disinteresse per un tale pur circoscritto scandalo appare davvero imperdonabile.

 

E dire che risolvere il problema del Pantheon sarebbe tutto sommato molto semplice. Basterebbe ad esempio che qualcuno in Assemblea Capitolina si facesse promotore di una modifica del regolamento sull’arte di strada inserendo piazza della Rotonda nell’elenco dei luoghi tutelati. Un intervento puntuale a cui non si vede chi potrebbe opporsi, salvo dimostrare che piazza della Rotonda non sia un luogo degno di tutela.

 

Altro modo altrettanto semplice, anzi ancora più semplice, di risolvere il problema è che la presidente del Municipio I, Sabrina Alfonsi, inserisse piazza della Rotonda nell’elenco dei luoghi in cui è preclusa l’arte di strada, una prerogativa che il vigente regolamento mette a disposizione dei Municipi. Certo, per fare ciò ci vorrebbe una presidente del Municipio che avesse a cuore le esigenze dei propri elettori e purtroppo non pare essere questo il caso.

 

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