Ancora cronache da Cartellopoli

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Che siamo di nuovo in piena Cartellopoli pensiamo di averlo già abbondantemente spiegato e documentato.

 

Una delle differenze con i tempi di Bordoni ed Alemanno è che laddove costoro ogni tanto davano a vedere qualcosa, magari facendo qui e lì qualche rimozione dimostrativa di impianti abusivi, l’amministrazione attuale appare aver adottato integralmente la politica dello struzzo: testa nella sabbia così non vede e non sente niente.

 

Purtroppo di una tale irresponsabile condotta non possono che approfittarne le ditte più spregiudicate, tipo quelle che si sono rese responsabili di alcune delle ultime installazioni di impianti nel rione Esquilino, che ci risulta siano stati tutti sanzionati dalla Polizia Locale.

Noi di questi impianti ne abbiamo seguito uno in particolare, quello installato all’angolo tra via Conte Verde e via Nino Bixio, che spiccava per invadenza ma soprattutto per pericolosità, ostruendo la visibilità per i veicoli.

 

 

 

La schifezza di un tale impianto doveva aver risvegliato anche qualche animo un po’ più battagliero, che aveva proceduto ad addobbarlo.

 

 

 

Una protervia del genere avrebbe meritato un qualche intervento simbolico da parte dell’amministrazione, per dare il segnale che il suolo pubblico è, appunto, pubblico e che nessuno può arrogarsi il diritto di sforacchiare i marciapiedi a piacimento per installarvi strutture abusive e pericolose. E invece nulla, neanche un flebile commento tramite comunicato stampa o pagina facebook, né da parte dell’evanescente assessore Cafarotti (che quanto ad inutilità sta eguagliando il non invidiabile record della Meleo) né da parte della Sindaca, ormai pienamente titolare della nuova Cartellopoli.

 

Riparliamo di questo impianto perché c’è una novità: è sparito!

 

 

 

Chiaramente potrebbe essere stato rimosso dall’amministrazione ma noi tenderemmo ad escluderlo, sia perché non ci risulta vi siano fondi a disposizione per le rimozioni degli impianti abusivi, sia perché sullo stesso marciapiede c’è stata una ulteriore movimentazione di impianti. A pochi metri dall’incrocio dov’era l’impianto monstre infatti è rispuntato un impianto che era stato rimosso; è quello a destra nella foto che segue:

 

 

 

Diciamo che è rispuntato, benché non ne abbiamo la certezza assoluta, sia perché un impianto in quella posizione, ma più piccolo, compare sullo streetview del giugno scorso …

 

 

… sia perché il marciapiede appare sforacchiato di recente:

 

 

 

Che questo sia l’impianto rimosso dall’incrocio è dimostrato anche dalla targhetta identificativa, identica al precedente, che però lo vorrebbe a via Conte Verde 66, mentre qui si è dal lato dei civici dispari e all’altezza del 51.

 

 

 

Confessiamo di aver perso il conto degli spostamenti degli impianti ed immaginiamo che l’amministrazione sia messa ancora peggio, non avendo minimamente il polso della situazione sul campo. Quello che è certo è che a Roma vi sono (pseudo)ditte pubblicitarie che continuano a fare il proprio comodo installando e spostando gli impianti dove più gli fa comodo, con l’amministrazione che subisce inerme come mai si era visto fare.

 

Cosa diavolo aspetta l’assessore Cafarotti ma a questo punto la stessa Sindaca Raggi a bandire le gare per l’assegnazione dei circuiti pubblicitari previsti dalla riforma che da quasi 3 anni giace inattuata è cosa che sfugge alla comprensione.

È tutto pronto, attuabile immediatamente e se solo si procedesse ci sarebbe un improvviso ripristino del decoro in una miriade di luoghi della città, accompagnato da un consistente aumento degli introiti per le casse comunale (milioni di euro facili e sacrosanti!) e, udite udite, un sistema di bike sharing tradizionale a disposizione di tutti i cittadini!

Una situazione di win-win-win, come le chiamano gli anglosassoni, in cui tutti ci guadagnano e nessuno ci perde.

Ah no … da un procedere simile ci andrebbero a perdere quelle poche dittucole di pubblicità che campano sul degrado e sui mezzucci per accaparrarsi qualche spazio di infimo livello. Ma possibile che una “amministrazione del cambiamento” come quella attuale voglia continuare a tutelare una tale ridottissima minoranza di soggetti a scapito della città tutta?

Incredibile a dirsi, ma pare proprio così!

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