Anche al Tar i camion bar in centro non piacciono

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La colonna traiana prima

 

traiana

La colonna traiana oggi

 

 

Una decisione, quella del Tar del Lazio, che in molti si aspettavano ma che comunque non era scontata. Secondo i giudici amministrativi non ci sono motivi per sospendere il provvedimento del comune che ha spostato i camion bar in aree lontane dai monumenti e dalle bellezze artistiche.

Gli operatori avevano presentato un ricorso chiedendo quanto meno di sospendere la decisione del Campidoglio in attesa del giudizio di merito del Tar (l’udienza è fissata per il 22 ottobre). Ma i magistrati non hanno ritenuto validi i motivi e quindi i camion bar non torneranno ad impallare la vista del Colosseo. Per ora proseguono nella protesta che hanno inscenato sotto gli uffici dell’assessorato al commercio, in piazza Bocca delle Verità. Con gli sportelli chiusi senza vendere la loro merce (ma sembra che nessuno senta la mancanza di tost preconfezionati e bottiglie di acqua salatissime), gli operatori parlano di “epurazione totale delle bancarelle dal centro storico”.

Alfiero Tredicine, presidente di Apre Confcommercio, lo dice allarmato come se fosse una violenza che si sta perpetrando alla città. In realtà le cose non stanno così (purtroppo) e molte bancarelle resteranno ma sicuramente l’amministrazione comunale sta invertendo la tendenza di lasciare campo libero a chi ha il quasi monopolio del settore e da 30 anni ha costituito un cartello di prezzi e merci. L’intervista che Tredicine ha rilasciato al Corriere. it è davvero surreale. Parla di cacciata delle bancarelle, di Obama che compra i wurstel sui carrettini e di regalo alle multinazionali che domineranno il settore. Come se la sua famiglia fino adesso non avesse dominato il settore. Come se detenere la gestione da soli della ristorazione su strada fosse la cosa più normale del mondo da perpetrare in eterno.

Perché a Roma, nella concezione di Alfiero Tredicine e di molti altri oligopolisti, una concessione è per sempre. Mi hai dato l’autorizzazione a piantare un cartellone pubblicitario? Io la devo tramandare ai miei figli e nipoti! Vendo caldarroste sulla piazza romana più celebre al mondo? Non mi devo muovere mai più!

Nel mondo normale, quello di Obama citato da Tredicine ma perfino quello di qualche democrazia asiatica o africana, non succede così. Tutto ciò che è su territorio pubblico viene prima o poi riassegnato ad altri attraverso una gara di appalto. Per stimolare il prodotto a migliorarsi e per dare a tutti la possibilità di operare. Il timore dei gestori dei camion bar che in futuro possano essere delle multinazionali ad aggiudicarsi la ristorazione su strada è per noi una speranza. Speranza di avere prodotti e cibo di qualità, che sappiano valorizzare il territorio e la tradizione laziale. Che siano un valore aggiunto per turisti e romani e non la solita occasione di spennare il povero giapponese di turno!

 

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2 Commenti

  1. Mr Fixit

    magari va bene, ma almeno dicano la verità ! utilazzare la storia del decoro e poi pensare solo al denaro ridicolizza anche le battaglie civiche. Non credete ?

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